07/02/2026, 08.49
MONDO RUSSO
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La Russia indietro nel futuro

di Stefano Caprio

Secondo lo slogan degli ideologi di Putin soltanto fondandosi sui principi originari della civiltà e sui valori tradizionali oggi si può costruire con efficacia il futuro del Paese. Mentre il patriarca Kirill sostiene che sia necessario rafforzare "la sovranità non soltanto statale, ma anche spirituale". Per fare della Russia "un'arca universale della salvezza” per tutti.

Come ogni anno, nelle settimane successive alle feste di gennaio si sono tenute in Russia le XXXIV “Letture Natalizie”, Roždestvenskye Čtenija, una serie di incontri e conferenze in ambito ecclesiastico, sociale e politico per discutere delle prospettive della Chiesa e del Paese nel campo della cultura e dell’educazione. Negli anni Novanta questi incontri radunavano tutti coloro che vedevano nella rinascita religiosa della Russia un campo di grande dialogo tra il passato ateista e il futuro delle comunità non solo della Chiesa ortodossa, ma anche delle altre confessioni e religioni, e dei diversi approcci teologici e di spiritualità, mentre oggi si concentrano sulle grandi visioni del patriottismo ortodosso di Stato.

Una delle manifestazioni più partecipate è stato il convegno tenuto al Centro nazionale Rossija di Mosca sul tema “Indietro nel futuro”, organizzato dal movimento ultra-conservatore Sorok Sorokov, “Quaranta quarantine” (nome che ricorda le chiese di Mosca del passato) insieme al dipartimento sinodale del patriarcato di Mosca per i rapporti con la società e i mezzi di comunicazione. Ad esso hanno partecipato oltre 60 relatori e migliaia di ascoltatori, membri del clero e uomini politici, deputati e sportivi famosi, esperti negli ambiti della demografia, della cultura e dell’istruzione, per approfondire il tema proposto da uno degli ultimi decreti del presidente Vladimir Putin sugli “Obiettivi nazionali dello sviluppo della Federazione russa”, rivolgendosi all’esperienza millenaria del cammino spirituale della Russia.

“Indietro nel futuro” è la definizione dell’approccio fondamentalista che si vuole rafforzare nelle coscienze dei russi, per cui soltanto fondandosi sui principi originari della civiltà e sui valori tradizionali tramandati dagli avi si può costruire con efficacia il futuro del Paese, che corrisponda agli scopi nazionali contemporanei. Il moderatore Andrej Kormukhin, fondatore del movimento delle Quarantine, ha dichiarato che “la Russia è all’inizio di un grande e nuovo cammino per affermarsi come Paese civilizzatore, al centro dei poli del mondo multipolare, grande alla sua millenaria bogotsentričnost [la “centralità divina”]”. A suo parere solo nella rinascita di questa grande storia si potrà “correggere la situazione demografica, il clima etico-morale e la vita sociale ed economica, passando dalla società dei consumi che genera il vizio e la corruzione a una relazione sociale basata sulla giustizia e la solidarietà”.

Secondo la vice-presidente della Duma, Anna Kuznetsova, “siamo chiamati a realizzare l’obiettivo della custodia del popolo [altro neologismo della narodosbereženie] come scopo nazionale, che può essere raggiunto solo da uno Stato sovrano che ne rivendica il diritto” soprattutto per “garantire un futuro felice e stabile per i nostri figli”. Il governatore della regione di Vologda, il super-conservatore Georgij Filimonov, ha presentato il programma regionale sulla “Famiglia: pietra miliare della Russia settentrionale”, che ha raggiunto per la prima volta nello scorso anno l’obiettivo di aumentare le nascite dei “primi figli” grazie alla “profilattica contro l’aborto”, alla limitazione della vendita di alcolici e sigarette elettroniche e ai finanziamenti concessi alle ragazze anche minorenni disponibili per la gravidanza.

L’arcivescovo delle isole Sakhalin e Kurili nell’Estremo Oriente, Nikanor (Anfilatov), ha spiegato che il ruolo di Paese civilizzatore della Russia “si basa non soltanto sulle norme del diritto, ma soprattutto sulle fondamenta spirituali”, e le sfide del presente si possono affrontare “soltanto restaurando la legge morale nel cuore delle persone, per rafforzare l’accordo sociale”, e il vice-presidente del dipartimento sinodale Vakhtang Kipšidze aggiunge che “dobbiamo offrire una lettura cristiana delle urgenze attuali, come quella dell’intelligenza artificiale”. Egli offre il paragone con la Russia del XV secolo, il periodo della rinascita dopo il Giogo Tartaro, “quando non esisteva l’AI, ma si è visto come tutto può cambiare e dobbiamo prepararci a non soccombere alle nuove tecnologie”. Il presidente della commissione patriarcale per la famiglia, il padre Feodor Lukyanov, ha ricordato l’appello del patriarca Kirill a lottare contro i rituali di magia e occultismo, che “diffondono sentimenti radicali e ostili al ministero dei sacerdoti” provocando una degradazione spirituale della società “con la pubblicità ossessiva di queste pratiche”, da sempre molto diffuse in Russia fin dalla coesistenza del Battesimo cristiano e degli antichi riti pagani.

Il lavoro del convegno si è suddiviso in vari settori tematici, il primo dei quali era “Famiglia: superamento della mentalità egocentrica e rigenerazione della mentalità sobornica [dal concetto di sobornost, “comunione universale”]”, con molti esperti di demografia e politiche della famiglia, sottolineando che “la crisi familiare è in gran parte una crisi di significati” e serve quindi “la restaurazione della gerarchia dei valori, mettendo la responsabilità comune e il sacrificio amorevole al posto del comfort personale”. Per questo i sussidi statali alla famiglia non devono essere soltanto degli aiuti materiali, ma “sostegni della carcassa spirituale”. Le altre sessioni hanno affrontato i temi della “Ortodossia e dello sport”, della “Famiglia, casa e bambini” nel campo dell’edilizia familiare cittadina e di campagna, del “Futuro della gioventù”, della “Rinascita della Santa Rus’ nel campo della cultura” e del “Ruolo degli imprenditori tradizionalisti nella riscoperta della Santa Russia”.

Il momento centrale di tutte le iniziative delle Letture Natalizie è stato l’intervento del patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) alla sessione plenaria della Duma e del Consiglio della Federazione, una variante “istituzionale” introdotta in questa manifestazione solo negli ultimi anni per sottolineare “lo sforzo comune della Chiesa e dei rappresentanti del potere legislativo, che condividono la responsabilità del destino del popolo”, come ha sottolineato il patriarca. È necessario che “si rafforzi la sovranità non soltanto statale, ma anche spirituale, che il popolo cresca moralmente nell’espressione del suo potenziale intellettuale, culturale e creativo”, proclama Kirill, per raggiungere una salvezza che non rimandi a un futuro Regno dei Cieli, perché “esso comincia qui, sulla terra”. E se invece l’uomo “ha l’inferno nell’anima e la sua coscienza vive nell’oscurità”, questo stato miserevole si prolungherà per l’eternità intera.

Il patriarca approfondisce il tema del ruolo della Chiesa nella collaborazione con lo Stato, “certo con quei rappresentanti del potere che concordano con la difesa dei valori tradizionali”, anche se la Chiesa non partecipa direttamente alla lotta politica, ma “non si sottrae alla lotta per affermare la verità divina, anche in aperta discussione con chi la contesta”. Nella “sinfonia” dei poteri quindi la Chiesa deve intervenire per spiegare e difendere la “sovranità spirituale” che conviene non soltanto alle istituzioni statali, ma “a tutta la società civile e a tutti i veri patrioti della Russia”. A questi si aggiungono anche i tanti cittadini di altri Stati che desiderano trasferirsi in Russia, perché a casa loro “per difendere i principi morali rischiano di perdere il lavoro, o addirittura finire in prigione”, e quindi la Russia deve assumersi la responsabilità di rappresentare “l’arca universale della salvezza” per tutti. Kirill assicura che “questo non è un mio pensiero, un’immagine che si è formata nella mia coscienza mentre scrivevo questo testo, ma sono cose che mi sono state riferite da persone che vivono in Paesi dell’Europa occidentale”. Il patriarca ringrazia Dio per la decisione del presidente Putin, ad agosto 2024, di firmare il decreto di accoglienza degli stranieri che condividono i valori della Russia e “non sono d’accordo con l’ideologia neoliberale che viene loro imposta”.

La collaborazione tra la Chiesa e lo Stato è quindi particolarmente necessaria nei tempi attuali dell’operazione militare speciale, assicura il patriarca, “quando i nostri soldati al fronte affrontano ogni giorno la morte, e devono rispondere alla domanda fondamentale per ogni essere umano sul senso della vita, difendendo eroicamente i valori fondamentali per il nostro popolo, quelli della verità, del bene e della giustizia”. Ricordando il loro sacrificio “noi non abbiamo il diritto di abbandonarci alla paura, alla pigrizia, come purtroppo succede a una parte consistente della nostra popolazione”, alludendo alla diffusa politica di indifferenza verso tutto ciò che accade, tipica dei cittadini di Mosca e San Pietroburgo e di tutte le grandi città della Russia, dove si vive la sensazione di essere già nel Regno dei Cieli. Il patriarca ha poi raccomandato ai politici di risolvere la questione dello status dei cappellani militari, “indispensabili per gli impegni dell’operazione militare speciale”, spesso emarginati dai “circoli militari che si occupano dell’addestramento e della formazione”, mentre “chi altri può trovare le giuste parole per confortare coloro che affrontano la morte?”.

Per giustificare questa insistenza sulla presenza della Chiesa anche nell’esercito, il patriarca Kirill ricorda “tutta la storia delle forze armate della Russia”, risalendo fino ai monaci guerrieri inviati da san Sergij di Radonež per accompagnare il principe Dmitrij Donskoj nella battaglia di Kulikovo del 1380, quando per la prima volta i russi sconfissero i tatari, evidenziando il ruolo salvifico della Santa Russia. L’ultimo argomento da lui affrontato è stato la necessità di escludere la volgarità dal linguaggio comune dei russi, che è sembrata una velata critica alle espressioni “di strada” tipiche del presidente Putin, e che in fondo sono anch’esse un’eredità della lingua russa del passato (quasi tutte le parolacce russe più frequenti si trovano nelle lettere cinquecentesche di Ivan il Terribile). La Chiesa e lo Stato in Russia cercano quindi insieme di andare indietro nel futuro, ma anche avanti nel passato.

 

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