19/05/2022, 08.58
UCRAINA-RUSSIA
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La decolonizzazione dell’Ucraina

di Vladimir Rozanskij

Parlamento di Kiev discute legge sulla toponomastica per cancellare riferimenti alla Russia. Processo iniziato con la “de-comunistizzazione”. Per Putin la nazione ucraina e il suo popolo non sono mai esistiti. Rimane l’ambiguità di un’eredità ancora tutta da ridefinire.

Mosca (AsiaNews) – Dalla fine di aprile è in corso di valutazione al Parlamento ucraino un progetto di legge che propone il divieto di intitolare obiettivi geografici (comprese città, montagne e fiumi) con “denominazioni che esaltino, rendano permanenti, facciano propaganda o simbolizzino lo Stato-occupante o le sue caratteristiche notevoli, le memorie, i luoghi storici e culturali, le località, le città, le date e gli avvenimenti”. Gli autori hanno chiamato il progetto “legge sulla decolonizzazione della toponomastica”, e la discussione è ancora molto accesa.

Si tratta in realtà di un processo che in Ucraina va avanti da diversi anni, e fino al 2016, quando la città di Dnepropetrovsk venne rinominata semplicemente “Dnepr”, si trattava sostanzialmente di de-comunistizzazione: la città era infatti chiamata così in onore del politico sovietico Grigorij Petrovskij. Dopo l’inizio dell’invasione russa a febbraio, a Kharkiv è stata abbattuta la statua del maresciallo Žukov, a Kiev hanno smontato il monumento alla “Amicizia tra i Popoli” russo e ucraino, a Ternopol il monumento a Puškin, e così via, in quello che i russi chiamano “il tentativo di cancellazione della storia comune”.

La questione è stata ben descritta da un intervento all’Onu del rappresentante del Kenya Martin Kimani, mentre si discuteva del riconoscimento russo del Donbass: “Il nostro Paese, come quasi tutti quelli africani, è nato come frammento di uno degli imperi coloniali. I nostri confini non sono stati tracciati da noi, ma dai funzionari delle capitali di qualche metropoli lontana”. Egli ha sottolineato che “oggi dall’altra parte di queste frontiere, in ogni nostro Paese, vivono dei connazionali con cui abbiamo solidi legami storici, culturali e linguistici. Se avessimo rivendicato la questione quando abbiamo proclamato l’indipendenza, saremmo ancora immersi nel sangue di guerre interminabili”.

La decolonizzazione è un termine usato la prima volta nel 1836, ma è divenuto di uso comune negli anni ’50-’60 del secolo scorso, con la crescita dei nazionalismi in Asia e in Africa. La domanda riguarda il livello di maturazione della sovranità a cui ogni Paese giustamente pretende, e quanto è in grado di mantenere unito il territorio che rivendica: dopo la fine della dominazione britannica, dalla sua enorme colonia asiatica sono nati India, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka.

L’Ucraina cerca oggi di liberarsi da quella che ritiene essere stata una dominazione coloniale russa, terminata con il crollo dell’Urss nel 1991, in quella che diversi studiosi definiscono la “quarta ondata delle guerre coloniali”, dopo l’America del XVIII-XIX secolo, la Prima guerra mondiale in Europa orientale, l’Asia e l’Africa dopo la Seconda guerra mondiale. L’Unione Sovietica era l’erede dell’Impero russo, che secondo la definizione della Costituzione del 1977 riscritta da Brežnev esprimeva una realtà ormai definitiva: “Si è formata una nuova comunità storica di esseri umani, il popolo sovietico”.

In base a quella “teoria antropologica”, l’Urss rifiutava di essere considerata un impero, anzi si ergeva a campione dell’anti-imperialismo e dell’anti-colonialismo. Nell’articolo programmatico di luglio 2021, Putin dichiarava che “il popolo e la nazione ucraina non sono mai esistiti”, ragione che ha fornito la motivazione della “operazione militare speciale” contro Kiev. Dopo l’Euromaidan e l’annessione russa della Crimea nel 2014, in Ucraina era iniziata la rimozione di massa dei monumenti a Lenin che ancora troneggiavano nelle piazze di tutte le città, e oggi si è arrivati fino a Puškin.

Puškin è vissuto a lungo a Odessa e in Ucraina, come diversi altri grandi poeti e scrittori russi, di cui non si rifiuta la grandezza dell’opera, ma la nazionalità. Rimane l’ambiguità di un’eredità ancora tutta da ridefinire, al di là di qualche abbattimento simbolico: Gogol, ad esempio, è il primo grande scrittore ucraino, ma anche il più russo degli scrittori russi.

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