La fede oltre la (paura della) guerra: i musulmani dell’Asia si preparano all’Hajj
Quest’anno il pellegrinaggio maggiore alla Mecca in programma dal 24 al 29 maggio. Il desiderio di partecipare supera la paura del conflitto, anche se restano i timori per l’aumento dei prezzi, cancellazioni all’ultimo e ritardi nei rientri. Riyadh ricorre all’intelligenza artificiale per gestire sicurezza e controllo dei fedeli. Prevista la partecipazione di due milioni di persone.
Riyadh (AsiaNews) - Nelle prossime settimane centinaia di migliaia di fedeli asiatici prenderanno un volo in direzione del Golfo, incuranti del conflitto che sta infiammando in queste settimane la regione per la guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con la speranza che possa reggere la fragile tregua. Tuttavia, che sia tempo di guerra o di pace ciò che conta è prendere parte all’Hajj, il pellegrinaggio annuale alla Mecca che rappresenta uno dei momenti più significativi per la vita di un seguace di Maometto. E mentre il mondo osserva con attenzione, e preoccupazione, ai colloqui per un cessate il fuoco in corso a Islamabad, i musulmani di Indonesia, Pakistan, India e Bangladesh - sede delle quattro più grandi comunità musulmane del mondo - sono determinati: più forte del timore di missili e droni e vi la determinazione di prendere parte al pellegrinaggio, ancora oggi considerato uno dei più grandi raduni di massa del mondo.
L’Hajj è uno dei cinque pilastri della fede, e ogni musulmano in buone condizioni di salute è obbligato a compierlo almeno una volta nella vita; quest’anno è in programma dalla sera di domenica 24 maggio a venerdì 29 maggio. In passato esso è stato utilizzato da Riyadh come arma politica, negando il visto di ingresso e la partecipazione a fedeli iraniani (sciiti) o siriani.
Il pellegrinaggio (assieme a quello minore, Umrah) è stato inoltre teatro di incidenti o attentati, con migliaia di morti: nel 2015 una fuga precipitosa fra la folla ha causato almeno 2.300 vittime; nel 2006 oltre 360 pellegrini sono morti durante il rituale di lapidazione, in cui si lanciano pietre e ciottoli contro tre lapidi simbolo del rifiuto di Satana; nel 1989 un doppio attacco all’esterno della grande moschea ha causato una vittima e 16 feriti, per l’attentato giustiziati 16 kuwaitiani.
In Asia, dove vivono circa 1,3 miliardi di musulmani, pari ai terzi della popolazione musulmana totale del mondo, molti dicono di aver aspettato anni per avere la possibilità di prendere parte al pellegrinaggio, coi visti assegnati in base a quote determinate dall’Arabia Saudita. Al momento non è chiaro quanti saranno a compiere l’Hajj, ma il numero complessivo - compresi quanti vivono già nel regno fra cittadini e migranti - dovrebbe toccare quota due milioni. Molti di quelli che hanno ricevuto i permessi, rilasciati a partire da febbraio, hanno già pagato il volo e l’alloggio, per un costo complessivo nell’ordine delle migliaia di dollari, in alcuni casi non rimborsabili in caso di annullamento all’ultimo.
L’Hajj, insieme all’Umrah che si svolge tutto l’anno, contribuisce con più di 12 miliardi di dollari annuali alle casse saudite, come afferma Saudi Market Research, parte del gigante del settore Eurogroup Consulting. Qualsiasi ritorno alle ostilità nel Golfo o un crescendo nel blocco dei voli nella regione potrebbe influenzare seriamente i pellegrini, costringendo soggiorni più lunghi in Arabia Saudita o percorsi più difficili per tornare a casa. Molti pellegrini sono ben consapevoli della situazione, ma sono ottimisti e fiduciosi sulla possibilità di compiere il loro dovere di musulmani e raggiungere i luoghi sacri alla Mecca.
Dall’Indonesia è prevista la partenza di 204.362 fedeli in base al numero di visti assegnati da Riyadh. In quanto nazione musulmana più popolosa al mondo, Jakarta dispone della quota più elevata di visti per i pellegrini, che partiranno distribuiti in 525 gruppi separati da 14 punti di imbarco in tutto l’arcipelago. Nonostante l’aumento dei costi del carburante per aerei innescato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi il 28 febbraio, l’Indonesia si è spesa perché i pellegrini non debbano affrontare costi aggiuntivi. Ad oggi, la partenza rimane confermata, nonostante l’aumento dei costi che il governo ha deciso di coprire.
Dopo Jakarta è il Pakistan a ricevere in genere la seconda quota Hajj più alta. Quest’anno dovrebbero essere circa 180mila i cittadini in partenza, per un costo a persona variabile fra i 4mila e i 5.500 dollari a persona. Il primo volo Hajj dal Pakistan è previsto per sabato da Lahore. I pellegrini dicono di essere felici che i piani siano, per ora, possano procedere secondo il programma. Navaid Hamid, ex presidente di All India Muslim Majlis-e-Mushawarat, un gruppo che raccoglie al suo interno diverse organizzazioni musulmane, ricorda come in passato i pellegrinaggi si siano svolti regolarmente anche in tempo di guerra. Un blocco si è registrato solo nel 2020 per la pandemia di Covid-19 e ha riguardato i pellegrini dall’estero, mentre i locali hanno potuto - sebbene in numero limitato - eseguire ugualmente il rito.
“Anche in passato, quando c’era la guerra Iran-Iraq e altri disordini [in Medio Oriente], l’Hajj era un evento molto pacifico. Anche se il [attuale] conflitto si intensifica nella regione, ci sono altre rotte - osserva il leader musulmano indiano - che possono essere adottate per trasportare i pellegrini dell’Hajj dall'India all'Arabia Saudita”. Infine il Bangladesh, dove vivono oltre 150 milioni di musulmani: per il 2026 è prevista la partecipazione di 78.500 cittadini che raggiungeranno la Mecca, di cui circa 4.500 viaggiando sotto la gestione del governo, mentre i restanti 74mila si sono rivolti in precedenza ad agenzie private.
Infine, l’Arabia Saudita sta inasprendo normative e regolamenti l’accesso solo ai titolari di permessi e imponendo pesanti multe, espulsione e divieti di ingresso ai trasgressori. Le misure mirano a migliorare il controllo della folla, la sicurezza e la supervisione prendendo di mira sia i pellegrini non autorizzati che le reti che li facilitano, facendo ricorso in misura sempre più crescente alla tecnologia e all’intelligenza artificiale. I sistemi elettronici vengono utilizzati per la prima volta per gestire gli spostamenti dei pellegrini, nell’ambito di un piano operativo che copre 60 lingue attraverso un sistema digitale avanzato tra Al-Masjid Al-Haram e Al-Masjid An-Nabawi.
Sheikh Abdulrahman Al Sudais, presidente degli Affari religiosi delle due moschee sacre, sottolinea come l’uso dell’AI sia un importante passo avanti, in linea con l’Anno dell'intelligenza artificiale indetto dall’Arabia Saudita. Il ministro saudita dell’Hajj e dell’Umrah Tawfiq Al-Rabiah conferma l’introduzione dei nuovi sistemi elettronici per tracciare gli spostamenti, unita al ricorso ad una migliore segnaletica che riporta anche gli orari di partenza e ritorno all’uscita dei campi che ospitano i pellegrini, insieme ad altre istruzioni più generali.
19/07/2017 07:23





