La guerra del tè tra Kathmandu e il West Bengal
Su pressione dei produttori del Darjeeling il ministero del Commercio di New Delhi sta bloccando le importazioni dal Nepal per "controlli di qualità" con un grave danno per l'economia del Paese himalayano. Ma l'India stessa in realtà ha bisogno di integrare la sua produzione per fare fronte ai volumi richiesti dal mercato globale e vende come proprio il tè nepalese.
Kathmandu (AsiaNews) – In Nepal rimane fonte di tensioni la "guerra del tè" con l'India che nell’ultimo periodo ha limitato fortemente uno dei settori fondamentali per l’export dell'economia locale. Dopo che nei giorni scorsi almeno mille tonnellate del prodotto pronte in Nepal per l'esportazione o già arrivate a destinazione erano rimaste bloccate nei magazzini, un alleggerimento delle condizioni segnalato dal ministero del Commercio di New Delhi ha reso passibili di controlli solo le qualità di tè che potrebbero essere ri-esportate dall’India, anche se non di produzione locale.
La crisi commerciale, nata da una modifica unilaterale da parte indiana dei regolamenti in vigore e la pretesa di test su ciascuna partita spedita, ha portato ai livelli massimi una querelle che dura da tempo. Almeno da quando, nel 2017, l’allora presidente indiano Pranab Mukherjee durante un incontro con la Darjeeling Tea Association che controlla la produzione di questa pregiata qualità dell’area pre-himalayana indiana, ha ricevuto la richiesta formale di fermare l’importazione dal Nepal. Una richiesta ribadita nel 2019 da un deputato dell’assemblea legislativa dello stato del West Bengal, citando una presunta “qualità inferiore” del prodotto importato rispetto a quella locale.
Ne sono seguiti altri tentativi di contrastare, senza successo, un import consistente e indispensabile per rifornire di tè il mercato indiano e calmierarne il prezzo. Dal 2024 è stato stabilito l’obbligo di testare tutte le partite di tè nepalese in arrivo alle Dogane indiane e a giugno dello scorso anno il governo locale di Kolkata ha messo in dubbio l’esenzione da dazi del prodotto in base al trattato commerciale bilaterale. A sollecitarlo sarebbero i presunti danni all’industria del tè dovuti all’arrivo di tè nepalese venduto in India e all’estero come produzione locale di Darjeeling.
Non si tratta di un fattore di poco conto, dato che la produzione di questo prodotto è stimata in sole 6mila tonnellate all’anno e da tempo la quantità proveniente dal Nepal è di supporto alla forte richiesta dall’estero a cui l’India non riuscirebbe a far fronte. Tuttavia, fa notare chi si oppone a questa importazione, il rischio è che partite di tè nepalese di qualità inferiori vengano mischiate a quello di produzione indiana. Preoccupazioni poco supportate da prove tecniche ma motivate - come per altri prodotti – da interessi politici e commerciali in un contesto in cui l’India riceve l’80 per cento dell’export di tè del vicino.
Nei fatti, la potenziale concorrenza del tè nepalese sui mercati globali viene ed essere limitata proprio dall’impegno all’esportazione verso l’India, stimata per lo scorso anno in quasi 16mila tonnellate per le diverse varietà sulle 27mila tonnellate prodotte da – si calcola – 60mila addetti. Quanto al Darjeeling, operatori commerciali segnalano che la pratica di brandizzare come tè Darjeeling un mix di produzione indiana e nepalese esiste da tempo, e questo anche per il calo della produzione indiana e la chiusura di diverse aziende produttrici nell’area di coltivazione originaria nel Nord-Est dell’India.
08/12/2020 10:28





