18/03/2026, 08.13
BIELORUSSIA
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La vita in sospeso dei bielorussi liberati

di Vladimir Rozanskij

A buona parte dei prigionieri politici usciti dal carcere ed espulsi dal Paese alla fine del 2025 non ha ancora ricevuto indietro il passaporto dalle autorità di Minsk. E restano in un limbo giuridico rimanendo cittadini bielorussi ma impossibilitati a ottenere nuovi documenti. La loro denuncia: "Lukašenko ha fatto un gesto solo di facciata". 

Minsk (AsiaNews) - In seguito a diversi accordi con i rappresentanti delle autorità Usa, il presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko ha liberato alcuni gruppi di prigionieri politici, tra cui i leader delle proteste del 2020, Maria Kolesnikova e Viktor Babariko, che hanno cercato di convincere tutti a cercare un compromesso tra il potere e il dissenso. In tutta risposta i dissidenti liberati sono stati portati fuori dal Paese, senza restituire loro il passaporto, ma con semplici fogli di carta formato A4 per attestare la loro identità.

Con questa specie di attestato non è facile organizzarsi la vita in Paesi stranieri, non essendo stata ritirata la cittadinanza e rimanendo in sospeso, senza sapere dove andare e come agire. Per permettere il loro trasferimento, gli Stati Uniti hanno perfino sospeso le sanzioni contro le compagnie aeree Belavia e Bielaruskalia, compreso l’aereo usato normalmente dai parenti del presidente. Il gruppo più numeroso dei prigionieri liberati è stato quello dello scorso dicembre, che ha riguardato 123 persone, tra cui il Nobel per la pace Ales Beljatskij, l’avvocato Maksim Znak e il politologo Aleksandr Feduta.

Come hanno raccontato a Currentime alcuni degli ex-detenuti, il passaporto è stato restituito solo ad alcuni di loro, dopo essere stati deportati fuori dal Paese, ma oltre 30 di loro sono rimasti senza documenti, solo col foglietto stampato in lingua russa. Lo stesso Lukašenko, rispondendo alle domande dei delegati dell’assemblea nazionale dello scorso 18 dicembre, ha affermato che il passaporto non viene loro consegnato per privarli della possibilità di ritornare legalmente in Bielorussia: “Non verranno più qui a creare problemi, a me e a tutti voi, facciamo in modo che non si ripetano certe situazioni”.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che, a differenza della quasi totalità degli altri Paesi, i consolati bielorussi all’estero già da diversi anni non rilasciano passaporti ai connazionali che vivono all’estero, e possono perfino confiscare i documenti in loro possesso. Si crea così un vuoto giuridico, per cui non si può tornare in patria per fare il passaporto, che non si può ottenere fuori. Uno degli ex-detenuti, liberato l’11 settembre 2025 e portato fuori dalla Bielorussia, di nome fittizio Andrej (sperando in una soluzione) racconta di essere rimasto in sospeso insieme a personaggi importanti, come i sindacalisti Gennadij Fedynič e Aleksandr Jarošuk, l’anarchico Nikolaj Dedok, il blogger Igor Losik e molti altri.

Una buona parte degli espulsi “col foglietto” avevano documenti validi ancora per diversi anni, lo stesso Fedynič aveva ottenuto il nuovo passaporto mentre era in un lager nel 2022, e ora si trova in Lituania senza sapere come registrarsi. Andrej afferma che “all’inizio non ci preoccupavamo, l’importante era essere liberi… Per alcuni giorni ci hanno ospitati in albergo, ma quando ho cercato di affittare un appartamento, la padrona mi ha chiesto un documento”. Solo grazie ad amici influenti, tra cui un cittadino lituano, Andrej è riuscito a convincerla a concedergli l’affitto, finché dopo lunga attesa gli è stato consegnato un “visto di transito” valido per tre anni.

Secondo Dedok, “Lukašenko ha voluto fare una scelta simbolica, ben sapendo che non abbiamo intenzione di tornare in Bielorussia. In realtà è una dimostrazione di impotenza: ci cancellano dal popolo bielorusso, perché non sanno come rispondere alle nostre proteste”. La maggior parte degli ex-detenuti si trova nei Paesi confinanti della Lituania e della Polonia, con speranza di sostegno da parte delle autorità di Vilnius e Varsavia, che per ora rimangono in attesa, anche perché in questi Paesi tutti i cittadini bielorussi non possono ottenere permessi di soggiorno, come conseguenza del conflitto russo-ucraino.

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