30/04/2026, 11.58
AFGHANISTAN
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Le calciatrici afgane tornano in campo, gli uomini vengono rispediti ai talebani

La FIFA ha deciso di permettre alle giocatrici afgane di rappresentare il loro Paese nelle competizioni internazionali, nonostante il mancato riconoscimento dei talebani. Contemporaneamente, però, in Europa proseguono le espulsioni di cittadini afgani verso Kabul sulla base di accordi controversi. In Afghanistan è ancora in corso una grave crisi umanitaria e di recente al-Qaeda ha espresso sostegno ai talebani contro il governo pakistano.

Kabul (AsiaNews) - Le calciatrici afgane che si sono rifugiate all’estero dopo la riconquista talebana dell’Afghanistan nel 2021 potranno disputare partite internazionali in rappresentanza del loro Paese e tentare la qualificazione per le prossime Olimpiadi di Los Angeles (troppo tardi per la Coppa del Mondo del 2027 in Brasile) grazie a una modifica del regolamento della FIFA, la federazione internazionale di calcio.

La decisione è arrivata ieri grazie a un nuovo emendamento che conferisce al consiglio dell’ente sportivo la possibilità di registrare una squadra nazionale in circostanze eccezionali. Il regime talebano, che ha vietato alle donne di poter studiare, lavorare a contatto con il pubblico e viaggiare da sole, non ha mai riconosciuto la squadra femminile di calcio, che finora ha gareggiato come squadra di rifugiate con il nome di Afghan Women United. “Si tratta di un passo importante e senza precedenti nel mondo dello sport”, ha dichiarato in un comunicato il presidente della FIFA Gianni Infantino. “Consentendo alle donne afghane di rappresentare il proprio Paese nelle competizioni ufficiali, stiamo traducendo i principi in fatti concreti”.

Nel frattempo, però, i Paesi europei stanno continuando ad espellere i rifugiati afgani presenti sul loro territorio. Secondo la testata tedesca Der Spiegel, tra lunedì e martedì un volo charter della compagnia Freebird è decollato da Lipsia con a bordo 25 afgani, tutti condannati per reati (furto, traffico di droga, omicidio colposo, stupro). Dopo uno scalo nella città turca di Trabzon, l’aereo è atterrato a Kabul e gli uomini sono stati consegnati alle autorità talebane, mentre gli agenti di polizia federale sono poi tornati in Germania con lo stesso velivolo.

Già a febbraio il governo federale tedesco aveva espulso 20 uomini afgani con un volo charter sulla base di un accordo siglato con il governo di Kabul, che, secondo il ministro dell’Interno, Alexander Dobrindt, è “una base affidabile per espulsioni dirette e definitive verso l’Afghanistan”. La questione è controversa perché ufficialmente il governo tedesco non intrattiene relazioni diplomatiche con i talebani a causa del mancato rispetto dei diritti umani, in particolare quelli delle donne. Non è chiaro, però, perché quelli degli uomini, seppur abbiano commesso reati, possano essere violati. Se una donna afgana commettesse un reato in Germania, verrebbe espulsa verso l’Afghanistan?

Per evitare l’inghippo diplomatico, l’Austria ha adottato un metodo diverso, annunciando di aver siglato un accordo con l’Uzbekistan per agevolare il rimpatrio dei rifugiati afgani e “snellire le procedure di espulsione”, a detta del ministro dell’Interno austriaco. Secondo The European Conservative, i ministri degli Interni e degli Esteri del Paese si recheranno a Tashkent il 7 maggio per finalizzare l’intesa, che con ogni probabilità viola il principio di non respingimento della Convenzione di Ginevra sui rifugiati.

La situazione umanitaria continua a essere drammatica in Afghanistan: nei giorni scorsi l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha dichiarato che circa 57mila persone hanno bisogno di assistenza immediata a causa delle recenti alluvioni, che hanno distrutto oltre 7mila case e diverse infrastrutture di trasporto, interrompendo l’erogazione dei servizi di base in diversi distretti. A causa delle lunghe guerre che si sono succedute nel Paese, almeno 2,7 milioni di persone rischiano il contatto con ordigni esplosivi, che con le alluvioni si disperdono ancora più nel terreno, mettendo in pericolo soprattutto la vita dei più piccoli, ha aggiunto l’agenzia. Secondo altri dati delle Nazioni unite, il 90% della popolazione in Afghanistan vive al di sotto della soglia di povertà, mentre oltre 17 milioni di persone (su una popolazione di oltre 45 milioni di abitanti) soffrono di insicurezza alimentare acuta.

A fine febbraio, inoltre, il Pakistan ha bombardato il Paese perché accusa i talebani di offrire rifugio e sostegno alla formazione pakistana del gruppo, i Tehrik-i-Taliban Pakistan, o TTP. Gli scontri sono ripresi nei giorni scorsi. In risposta, al-Qaeda, da tempo presente in Afghansitan, come hanno confermato negli ultimi anni diversi rapporti delle Nazioni unite, ieri ha rilasciato un comunicato con il quale annuncia il proprio sostegno i talebani contro il governo pakistano “con tutte le sue capacità ed energie” e invita la popolazione del Pakistan a unirsi alla lotta contro la leadership del loro Paese, che secondo il gruppo terroristico sarebbe subordinata agli Stati Uniti e a Israele. È la prima volta dal ritorno al potere dei talebani nel 2021 che al-Qaeda invoca esplicitamente il “jihad” in loro sostegno. I talebani non hanno rilasciato commenti riguardo questa dichiarazione ed è improbabile che lo faranno, perché dal 2021 negano la presenza di al-Qaeda sul loro territorio. Ma soprattutto hanno bisogno di continuare a dare l’impressione di essere un Paese sicuro agli occhi delle cancellerie europee, che così possono continuare a espellere i rifugiati. 

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