16/04/2024, 08.29
RUSSIA-KAZAKISTAN
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Le inondazioni tra Russia e Kazakistan

di Vladimir Rozanskij

In molte regioni dei due Paesi da inizio aprile si susseguono le esondazioni dei fiumi. Tra le aree più colpite la regione kazaka di Atyrau e la città russa di Orsk. Astana rigetta le critiche secondo cui non avrebbe gestito correttamente lo scarico degli accumuli di neve. Polemiche sulla protezione civile russa che non avrebbe adottato misure per mitigare l'impatto delle acque.

Mosca (AsiaNews) - Il ministero per le risorse idriche del Kazakistan ha risposto alle accuse provenienti dalla Russia, affermando che i kazachi non possono in nessun modo influire sulle inondazioni che stanno allagando le città nella zona meridionale degli Urali, in quanto l’acqua del fiume Tobol che si riversa sul loro territorio proviene dalla Russia, e le decisioni sul deflusso di queste acque devono essere prese a partire da queste fonti di scorrimento.

Nella dichiarazione del ministero si legge che “fin dal 2 aprile la parte kazaca informa regolarmente i russi sulle decisioni riguardo a questa parte del fiume, e non è corretto attribuire al Kazakistan delle responsabilità che non corrispondono alla realtà”. I due Paesi si scambiano informazioni a questo riguardo 24 ore su 24, e “non si può parlare di iniziative non concordate”. Era stato il rappresentante della Russia nel distretto federale degli Urali, Vladimir Jakušev, a puntare il dito contro il Kazakistan, affermando che lo scarico degli accumuli di neve, molto abbondanti durante l’inverno, andavano concordati in maniera più accurata.

In molte regioni del Kazakistan, come in Russia, dall’inizio di aprile aumentano tutti i livelli dei fiumi, da cui le continue esondazioni. Lo stato di emergenza è stato dichiarato in dieci regioni; in quella di Atyrau, la più colpita dalle alluvioni, sono state evacuate decine di migliaia di persone. Il presidente Kasym-Žomart Tokaev ha definito le massicce inondazioni come delle vere “catastrofi naturali” che non hanno eguali a confronto di eventi simili da molti anni nel Paese. In Russia le alluvioni sono state registrate in 39 regioni, sui territori dei distretti della Siberia, dell’Oltrevolga e della Russia centrale, con zone in emergenza e appelli delle amministrazioni locali per evacuare le abitazioni.

La città più colpita in Russia è stata quella di Orsk sul corso del fiume Ural, con oltre 10mila case finite completamente sotto l’esondazione dell’affluente Elšanka, ed è stato allagato anche l’ospedale locale. Nella regione di Orenburg si è rotta una diga, investendo oltre 4 mila case, con alcune vittime, e si teme che il fenomeno possa ulteriormente aggravarsi nei prossimi giorni. Gli abitanti della zona hanno rivolto critiche molto accese al ministro della protezione civile, che avrebbe organizzato squadre di salvataggio soltanto “dimostrative” sotto la direzione del commissario nominato per l’emergenza, l’ex-capo della sicurezza di Vladimir Putin, Aleksandr Kurenkov.

Secondo le dichiarazioni degli abitanti di città e villaggi della regione di Orenburg, i soccorritori si limitano a scattare foto e girare video per “servizi a effetto” da mostrare in televisione. Uno di essi ha raccontato che “non dormo da 7 giorni, e loro non fanno niente, se ne stanno seduti nelle loro postazioni a mangiare frittelle, datevi una mossa!”. Secondo diversi media, la protezione civile disponeva già da oltre un mese delle informazioni sulle esondazioni che sarebbero avvenute, ma non sono state prese misure per ridurre le possibili conseguenze negative. A Orsk uno dei punti di soccorso più efficaci si è rivelata la comunità locale degli Avventisti del settimo giorno, in grado di distribuire acqua, cibo e vestiti a tutti gli abitanti, considerate le migliaia di case sommerse e gli oltre 2 mila evacuati, tra cui quasi 700 bambini.

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