Leone XIV, un'enciclica nata dall'ascolto: AI sia cantiere per 'nuovi orizzonti di comunione'
In Vaticano la presentazione di Magnifica Humanitas. L'intervento di Cristopher Olah, co-fondatore ateo di Anthropic: nel settore "pressioni" distolgono dal fare la "cosa giusta". Papa: disarmo da solo non sufficiente, serve "riparare legami, ripristinare la fiducia". Card. Czerny ricorda la "questione ecologica". Prof.ssa Lushombo: "Invito al Sud globale a non perdere il valore della relazione". Richiamati alcuni concetti delle culture dell’Asia che indicano “connessione collettiva” e “sostegno reciproco”.
Città del Vaticano (AsiaNews) - “I have listened”. “Ho ascoltato”. Magnifica Humanitas - prima lettera enciclica di Leone XIV diffusa oggi - è nata dall’ascolto. Prevost l’ha affermato nella conferenza stampa di presentazione, tenuta stamane nell’Aula del Sinodo, in Vaticano. Un ascolto che ha coinvolto il papa in prima persona, e dal quale è maturata la convinzione che l’AI “deve essere disarmata”. Un’espressione “forte”, ma “scelta deliberatamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze, sviluppare indicare sviluppi futuri per l’umanità”, ha detto.
È la prima volta che un papa è presente di persona alla presentazione di un documento pontificio così importante: un’enciclica sociale che, com’era già annunciato da tempo, si inserisce nel solco della Rerum novarum di Leone XIII, esattamente 135 anni dopo la pubblicazione del 1891, in quella che fu un’epoca di rapidi mutamenti industriali. L’umanità di oggi è di fronte a una trasformazione “di magnitudo simile”, che “minaccia la dignità umana”, ha affermato il papa. Leone XIV condivide la “responsabilità” che fu di Leone XIII, nell’osservare i nuovi cambiamenti con “occhi pieni di fede, lucidità data dalla ragione, apertura al mistero e ascoltando il grido dei poveri”.
Sulla cattedra dell’Aula vaticana il cui nome richiama il metodo dell’ascolto, Prevost è stato affiancato dai cardinali Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede che ha moderato l’evento, Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della fede, e Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Oltre ai porporati, sono intervenute anche Anna Rowlands, teologa e docente presso la Durham University nel Regno Unito, Leocadie Lushombo i.t., docente di teologia politica e pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology / Santa Clara University in California, e Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (Stati Uniti).
"Ho ascoltato"
Leone XIV, intervenuto per ultimo, ha ricordato di aver ascoltato scienziati, ingegneri, leader politici, genitori, insegnanti, raccogliendo il loro “entusiasmo”, ma anche la “preoccupazione”, che scaturiscono dal rapporto con le tecnologie. Esse sono in grado di “andare oltre la portata umana”, dando vita persino a “sistemi di armamento autonomi”. Così come di “bloccare” accessi a “sistemi sanitari” o “occupazione”, sulla base di “pregiudizi e ingiustizie” di cui sono intrisi gli algoritmi. Allora, un futuro non per “pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana” è possibile solo se costruito “insieme” - “coloro che creano questi sistemi e coloro che ne vengono influenzati, Paesi più ricchi e Paesi più poveri, istituzioni e singoli, centri di potere e periferie”, ha detto Leone XIV.
Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (Usa)
Da questo punto di vista è significativa la presenza tra i relatori della presentazione di oggi di Christopher Olah, 34 anni, canadese e ateo esperto di interpretabilità dell’intelligenza artificiale, e - dopo un’esperienza in OpenAI - co-fondatore nel 2021 di Anthropic, corporation statunitense con sede a San Francisco nota per lo sviluppo del chatbot rinominato Claude. Leone XIV l’ha ringraziato all’inizio del suo discorso: “Quale grande segno di speranza rappresenta il fatto che con tutte le nostre differenze siamo in grado di ascoltarci gli uni con gli altri. Questo scambio esprime chiaramente la gravità di questo momento”. A sua volta, Olah ha detto che oggi “è solo l’inizio” di un cammino condiviso, riconoscendo la capacità del papa di “prendere seriamente tutto questo”, così come di “osservare attentamente gli eventi nel loro sviluppo”.
Nel suo intervento, Christopher Olah ha parlato di “vincoli” e “pressioni” che colpiscono il settore dell’AI - derivanti da economia, ricerca, politica, ambizione e orgoglio - che distolgono dal “desiderio di fare la cosa giusta”. Perciò è importante che vi siano persone “disposte a offrire verità difficili”, non condizionate da tale incentivi. Perché le domande sollevate dall’intelligenza artificiale vanno oltre “gli informatici”. I modelli AI poggiano “su una struttura modellata sul cervello, alimentati da un’enorme eredità di pensiero e linguaggio umano”, ha detto. Non sono “freddi robot calcolatori”, ma “sono fatti di noi, delle nostre parole”. Essi contengono aspetti “misteriosi” anche per i loro stessi creatori. Quindi, è bene domandarsi: quale comportamente scegliamo per loro? Domande come questa appartengono alla “società nell’insieme”, ha affermato.
Olah ha quindi riconosciuto tre contributi che la Chiesa può offrire. Anzitutto, il sostegno verso le persone lavoratrici sostituite dall’AI: aiutarle “sarà un imperativo morale di proporzioni storiche”, ha detto. Poi, la salvaguardia del “bisogno di immaginazione e ambizione morale” dell’umanità, intaccata da un utilizzo dell’AI lesivo della dignità umana. Infine, Olah ha invitato a un “discernimento” sulla struttura dei modelli AI: “Continuiamo a trovare cose misteriose, inquietanti: individuiamo strutture che rispecchiano i risultati delle neuroscienze umane, troviamo prove di introspezione, troviamo stati interni che dal punto di vista funzionale rispecchiano gioia, soddisfazione, paura”. Magnifica humanitas aiuta a vedere tutto ciò a chi è “all’interno”, spesso cieco.
Disarmare e costruire
“Lintelligenza artificiale ora richiede di essere disarmata, liberata cioè dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominio, di esclusione e di morte", ha detto Leone XIV. Evidenziando l’importanza di “costruire”, in quanto il “disarmo” da solo non è sufficiente. Prevost ha ricordato le alluvioni in Perù del 2017, quando era missionario. “Ho imparato che la ricostruzione non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto, ma significa riparare legami, ripristinare la fiducia e risvegliare la speranza nel futuro”. “L’intelligenza artificiale può essere un cantiere di Storia dal quale trarre nuovi orizzonti di comunione nel quale il progresso tecnologico impara a essere al servizio della vita umana”, ha affermato. “[Come Chiesa] non possediamo risposte tecniche, né desideriamo prendere il posto degli esperti, ma possiamo portare a questo tavolo una saggezza che riguarda l’umano e l’epoca attuale”.
Transizione digitale, ecologia e salvaguardia delle relazioni
Durante la presentazione il card. Víctor Manuel Fernández è intervenuto sul valore “teologale” del documento. Ha ricordato che sono dal 118 al 130 i paragrafi contenenti pronunciamenti di carattere teologico. Guardando al titolo, ha affermato che “malgrado tutto [...] il Santo Padre non si vergogna di chiamarla ‘magnifica’”, riferendosi a una umanità che ha in sé “una terribile capacità di male”, con “guerre”, e azioni “contrarie al diritto internazionale”. Fernández ha ricordato anche l’esistenza di enti e persone riportati in Magnifica Humanitas, il cui esempio rende “orgogliosi” di essere umani, tra cui Croce Rossa, Onu, Martin Luther King, Nelson Mandela e Santa Teresa di Calcutta.
Il card. Michael Czerny ha invece articolato il suo discorso intorno a tre parole: ingegno, coscienza e cura. Ricordando che la tecnologia può trasformarsi in “dominio sull’umanità e sul Creato”, come affermava papa Francesco. Infatti, la nuova enciclica si pone in continuità coi documenti Laudato si’ e Laudate Deum sulla cura del Creato. “Cantiere digitale” e “cantiere della nostra casa comune” s’incontrano “sullo stesso interrogativo: che tipo di mondo stiamo costruendo, e quale posto occupa la persona umana?”, ha detto Czerny. Ricordando il “livello materiale” dell’AI, le cui infrastrutture sono enormi. “La transizione digitale è anche una questione ecologica”. Aggiungendo che l’“evoluzione delle tecnologie non segue un percorso inevitabile, ma può essere orientata dalla responsabilità personale collettiva”.
La professoressa Anna Rowlands ha osservato che Magnifica Humanitas di papa Leone XIV mostra quanto “è necessario salvaguardare l’essere umano” nella sua libertà e dignità. Sottolineando che la Chiesa si esprime sul tempo segnato dell’intelligenza artificiale perché “la sua missione è rivelare il volto di Dio alla Storia”. Rowlands ha ricordato anche la storia “positiva” delle tecnologie, capaci di “ampliare la libertà che Dio ci dona nella Genesi”. Appartengono “ai termini dell’alleanza” tra Dio e l’umanità. Nella consapevolezza che non sono “meri strumenti”, ma “incorporano architetture morali” nelle mani di “pochi e ricchi privati”, che interrogano su come resistere alle “distorsioni di potere”.
La professoressa Leocadie Lushombo ha condiviso con i presenti - tra cui giornalisti, religiosi e cardinali - quattro preoccupazioni collegate all’AI. La prima riguarda la “salvaguardia di capacità della mente di raggiungere la verità”. “Le macchine non devono sostituire la nostra responsabilità”, ha detto. La seconda è sulla “salvaguardia della libertà interiore”. Bisogna “essere consapevoli delle piattaforme digitali”, adottando un “atteggiamento sano”, che comprenda “silenzio” e “studio”. La terza è la consapevolezza che la “verità è profondamente relazionale”. La conoscenza è “relazionale”, ha spiegato. Essa si costruisce attraverso “legami di fiducia”.
Su questo ha ricordato alcuni concetti delle culture dell’Asia che richiamano “connessione collettiva” e “sostegno reciproco”: jeong per la popolazione coreana, bayanihan per le Filippine e gotong royong per Indonesia e Malaysia. Così, Magnifica humanitas “invita il sud globale a non perdere questi valori”. In quanto esiste il “pericolo” dell’erosione della relazione. Di cui è anche responsabile un nuovo “colonialismo” che trasforma le vite in “dati”, ha aggiunto citando Leone XIV.
26/03/2026 14:28





