22/07/2011, 00.00
CINA
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Lo yuan al massimo storico sul dollaro

Il risultato favorito da una discesa del “biglietto verde”, ma è anche una scelta per frenare l’inflazione, spinta dai costi di materie prime e prodotti importati. Pechino non riesce a frenare l’aumento del costo della vita, ma intanto rallenta la crescita industriale.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Lo yuan cresce per il terzo giorno consecutivo e raggiunge oggi il suo massimo storico sul dollaro Usa. Si attende di vedere se Pechino proseguirà in questo apprezzamento, cosa che potrebbe significare un cambio della politica economica del Paese. Oggi infatti lo yuan è stato scambiato a 6,4458 contro il dollaro, con un apprezzamento del 5,9% dal giugno 2010 e del 2,23% dall’inizio del 2011. Da quando il 21 luglio 2005 lo yuan è stato reso flessibile, ha recuperato il 28% sul dollaro. La crescita dello yuan è stata anche favorita, comunque, dalla contemporanea caduta del dollaro sui mercati mondiali.

Ma l'apprezzamento dello yuan ha un significato politico, oltre che economico: la valuta cinese è controllata in modo rigido dalla centrale Banca di Cina e il suo apprezzamento indica una precisa scelta di Pechino. Tutti ritengono il renminbi molto sottostimato rispetto al dollaro (fonti Usa parlano del 20-30%) e i Paesi occidentali da anni chiedono un suo riallineamento al valore effettivo.

La Cina si è finora opposta, per favorire le esportazioni fondate sulla economicità dei suoi prodotti, anche grazie al basso cambio. Ma l’apprezzamento dello yuan può ora contribuire a frenare l’inflazione, spinta anche dagli elevati costi delle merci estere. Peraltro la Cina ha sempre operato sulla sua valuta con molta attenzione, con improvvisi “passi indietro”, anche per impedire speculazioni.

Pechino ha necessità di frenare la veloce inflazione e ridare energia alla sua industria. Esperti prevedono che a luglio l’industria manifatturiera cinese registrerà un rallentamento, per la prima volta nel 2011, conseguenza della diminuzione degli ordini di prodotti e l’aumento dei costi di produzione: materie prime, energia, ma anche il costo del lavoro con le famiglie che hanno sempre più difficoltà per i forti aumenti dei prezzi alimentari, molto superiori alla crescita dell’economia. Questo potrà contribuire a frenare l’inflazione, ma rischia di tradursi in una robusta perdita di posti di lavoro, in un Paese dove sono scarse le misure di assistenza sociale. Per questo esperti osservano che Pechino deve cambiare la politica economica, che non può più fondarsi sull’illusione di una crescita infinita.
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