13/06/2026, 08.45
MONDO RUSSO
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L’intelligentsija nella Russia di oggi

di Stefano Caprio

Il mondo accademico russo è stato ridotto al silenzio. Una campagna senza precedenti montata intorno a un progetto di ricerca su Aristotele sta screditando persino l'Istituto di Filosofia dell'Accademia Russa delle Scienze. E se nel 2022 gli scienziati erano il gruppo professionale più attivo nella condanna dell'"operazione speciale" in Ucraina oggi la loro comunità è praticamene scomparsa dalla scena pubblica.

Il termine intelligentsija fu coniato in Russia nel XIX secolo, usando una parola latina russificata, in quanto il latino era allora la lingua accademica delle università russe, per indicare la classe degli intellettuali che cercavano di “guidare il popolo” e indicare la via anche agli zar, per creare un Paese moderno e rispettoso dei diritti umani, a cominciare dall’abolizione della servitù della gleba. Ora il termine è praticamente caduto in disuso, ed è difficile definire lo status degli intellettuali nella Russia putiniana.

Il progetto dell'Accademia polacca delle Scienze “Intelligentsija, Impero e Civiltà nel XIX e XX secolo” (2005-2007) aveva utilizzato il termine “intelligentsija silenziosa” in relazione al periodo sovietico, dove comunque esisteva ancora un’importante élite intellettuale. Il mondo accademico russo è invece oggi proprio immerso nel silenzio, e il fenomeno dell'intelligentsija è ormai un ricordo del passato, insieme alla generazione del periodo del disgelo khrusceviano dei primi anni Sessanta, coloro che hanno impedito alla Russia di ricadere nella barbarie: Sergej Averintsev, Mikhail Gasparov, Vjačeslav Ivanov, Georgij Knabe, Jurij Lotman, Georgij Ščedrovitskij, Merab Mamardašvili e tanti altri, ed è difficile immaginare chi potrà rappresentare l'élite intellettuale russa dopo il putinismo.

Nella Russia odierna, le idee sono equiparate alla dinamite: i valori della vita umana, della libertà, della dignità e della reputazione professionale sono visti dalla propaganda come imprese occidentali estranee ai russi, indesiderabili in tempo di guerra. A maggio di quest’anno è iniziata una campagna senza precedenti per screditare la principale istituzione accademica russa, con una storia centenaria: l'Istituto di Filosofia dell'Accademia Russa delle Scienze. Il pretesto sono state le azioni del Comitato Investigativo russo, che il 19 maggio ha effettuato perquisizioni e arrestato per interrogatorio il direttore dell'Istituto di filosofia e i ricercatori che dal 2018 al 2024 stavano lavorando al progetto “L'eredità di Aristotele: la preparazione delle opere complete di Aristotele”. La direttrice del progetto, Svetlana Mesyats, è stata posta agli arresti domiciliari, e gli altri studiosi sono stati trattenuti come testimoni. Una delle numerose verifiche contabili dell'istituto, in corso dal 2021, ha portato alla luce irregolarità nella spesa dei fondi stanziati per gli stipendi dei ricercatori incaricati dallo Stato. I "patrioti" radicali usano questa vicenda come pretesto per vendicarsi dell'istituto e intimidire il mondo accademico, e pretendono di chiudere l'Istituto di filosofia "su richiesta del popolo", dimostrando che “l'affare Aristotele” è, di fatto, politicamente motivato.

Gli attacchi all'Istituto di filosofia sono iniziati cinque anni fa: in previsione dell'annuncio della Svo, l’operazione speciale in Ucraina, il gruppo mediatico di Tsargrad e il club Zinov’ev tentarono di nominare un loro collaboratore, Anatolij Černjaev, al posto dell'accademico Dmitrij Smirnov, direttore dell'istituto eletto legalmente nel 2020. L'intero personale dell'istituto, sia scientifico che tecnico, si oppose alla sua nomina, ritenendolo inadatto a guidare un istituto accademico a causa della sua mancanza di autorevolezza scientifica e di qualità personali. I patrioti radicali non accettarono la sconfitta, e negli ultimi cinque anni i loro sostenitori hanno pubblicato chilometri di menzogne ​​sull'istituto e sui suoi scienziati, con il desiderio di prendere il controllo di un'istituzione accademica dalla reputazione impeccabile e di imporvi la propria agenda, per trasformarla in un centro di propaganda.

Oggi assistiamo alla seconda fase di questa campagna. Incapaci di controllare gli scienziati, i patrioti stanno tentando di screditare l'Istituto e di distruggerne la buona reputazione, con accuse fittizie di furto, lavoro scadente, incompetenza, e come colpo di grazia, di avere un'agenda liberale, di collaborare con l'Occidente nemico e di nutrire sentimenti pacifisti. Svetlana Mesyats, ricercatrice di fama mondiale e allieva di Pjama Gajdenko, è accusata dalla propaganda di aver tenuto conferenze in Germania e Ucraina prima della guerra, di essere sempre stata a favore della pace e di essersi espressa contro la Svo nel 2022.

L'Accademia Russa delle Scienze, vertice della piramide accademica, che aveva ottenuto la libertà di espressione durante gli anni della perestrojka gorbacioviana, l'ha oggi completamente perduta. La prima fase della perdita di autonomia è stata legata all’annullamento dell'indipendenza finanziaria nel 2013, quando il Cremlino, utilizzando la "formula delle due chiavi", ha trasferito tutti gli istituti di ricerca dell'Accademia (circa 400) al ministero della Scienza e dell'istruzione superiore, lasciando all’Accademia la sola responsabilità delle attività specialistiche. La perdita definitiva di autonomia dell'Accademia si è verificata nell'anno del suo trecentesimo anniversario: nel 2024, il Presidium ha chiesto a Putin di presiedere il Consiglio di amministrazione, diventando il primo leader russo (escludendo Stalin, che fu eletto membro onorario dell'Accademia delle Scienze dell'URSS nel 1939) a ricoprire una carica all'interno dell'Accademia.

Nell'aprile del 2026, il presidente dell’Accademia Gennadij Krasnikov ha proposto l'apertura di “primi dipartimenti” presso gli istituti di ricerca, con personale composto da ufficiali dei servizi dell’Fsb, per “proteggere i risultati scientifici russi dallo spionaggio scientifico”. Durante il periodo sovietico, questi dipartimenti esercitavano un controllo ideologico e garantivano la segretezza. Questa mossa è stata presentata agli scienziati come un segno di preoccupazione per la loro sicurezza: ora la responsabilità di stabilire cosa si può e cosa non si può ricercare e pubblicare viene trasferita a “dipendenti competenti”.

È improbabile che i professori e i ricercatori universitari, che costituiscono in larga parte il “partito della pace” e che prima della guerra fungevano da dominatori dell'opinione pubblica e guide morali, riconquistino rapidamente la fiducia e il rispetto dei loro compatrioti. Nei primi due decenni del XXI secolo, il mondo accademico russo occupava le prime posizioni nelle classifiche della fiducia pubblica, fino alla “svolta conservatrice” del 2012-2014. Nel 2022, gli scienziati russi rappresentavano il gruppo professionale più numeroso a non sostenere un'azione militare. L'85% dei rappresentanti della comunità scientifica intervistati aveva votato contro, e molti membri dell'Accademia hanno firmato una lettera aperta di protesta contro l'avvio della Svo. Nel suo quinto anno, la comunità scientifica russa è praticamente scomparsa dalla scena pubblica, cadendo nel più totale silenzio.

Non si aspettano cambiamenti immediati nel prossimo futuro, prevedendo che la guerra calda si trasformerà in una guerra ideologica senza fine, e si riflette sulle prospettive di integrazione dei rappresentanti della “diaspora putiniana” dei russi in patria e all’estero, nella divisione globale del lavoro della nuova rivoluzione industriale-militare. Presentandosi come un “pensionato attivo”, il metodologo Petr Ščedrovitskij tiene conferenze pubbliche su “Lo stato del futuro” e il “Pensiero costruttivo”. Il suo principale interesse pratico è il progetto “Filosofia della Russia”, che ha avviato vent'anni fa, contemporaneamente al progetto “Mondo russo”: “come filosofo, vedo la chiave del successo nel riportare la Russia alla sua filosofia. La filosofia nazionale è il fondamento su cui si costruisce lo Stato, si stabiliscono i valori, si sviluppano le imprese e fiorisce l'innovazione”, ha affermato di recente. Aleksej Kozyrev, decano della facoltà di filosofia della principale università Mgu di Mosca, riprende questa ispirazione, secondo cui una vera riflessione filosofica è un attributo essenziale di una cultura competitiva: “è proprio una tradizione filosofica sviluppata che funge da fondamento intellettuale su cui si basano sia l'identità culturale, sia la sostenibilità economica di uno Stato nella competizione globale”.

La Russia è paralizzata dall'attesa di un periodo di disastri dopo le tante guerre, e nessuno sa esattamente cosa accadrà, quando o come. L'orizzonte di pianificazione è crollato, e l'espressione “vicolo cieco senza fine” ha assunto un significato letterale. Si spera nella rinascita dell’intelligentsija, che offra la possibilità di ricominciare a pensare con la propria testa.

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