13/08/2022, 10.00
MYANMAR
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Magway: Covid, golpe e clima minacciano il cuore agricolo del Myanmar

La “ciotola di riso” del Myanmar è in grave crisi, la produzione a rischio. Ogni giorno almeno un centinaio di persone si accalca all’ufficio passaporti con la speranza di emigrare, per studio o lavoro. Dal 2020 si registrano temperature record, con un picco di 47,5 gradi a Chauck. Le violenze dell’esercito sui civili. 

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Il golpe militare del febbraio 2021, con gli arresti dei rappresentanti del governo democratico guidato da Aung San Suu Kyi; la pandemia di Covid-19 divampata un anno prima e tuttora emergenza globale dopo 30 mesi; i cambiamenti climatici. Una tripla minaccia che ha spinto un gran numero di cittadini birmani a fuggire dalla regione di Magway, nel centro del Myanmar, la più grande fra le divisioni della ex Birmania e considerata la “ciotola di riso” del Paese perché qui si concentra, o si concentrava, la gran parte della produzione. 

Un tempo nemmeno troppo lontano, auto e furgoni erano carichi di fagioli, sesamo e arachidi da trasportare verso il capoluogo, Magwe, e nel resto della nazione. E oltre. Oggi, invece, i mezzi di trasporto sono affollati di persone che stringono fra le mani carta e scartoffie, in fuga da quella che un tempo era la capitale agricola, ora affossata da una crisi alimentare, occupazionale e dalla persistente mancanza di sicurezza.

Nay Moe Swe Kyaw gestisce un progetto finalizzato alla distribuzione di pasti gratuiti ai più bisognosi. Dall’arrivo della variante Omicron, circa sei mesi fa, afferma che almeno un centinaio di persone ogni giorno si rivolgono all’ufficio passaporti della città con la speranza di partire. Alcuni verso il Giappone o Singapore per concludere gli studi, altri meno fortunati in Cina e Thailandia alla ricerca di un lavoro. 

Il cambiamento climatico non è un’emergenza recente nell’area, perché già 10 anni fa il 72% dei migranti diceva di partire per problemai legate all’ambiente. Nel tempo le temperature sono aumentate e i terreni più asciutti, rendendo assai difficoltose le coltivazioni in molte zone fra le quali Magway, Mandalay e Sagaing. Dal 2020 si registrano temperature record con il picco raggiunto a Chauck (nel centro di Magwe) con 47,5 C.

Zar Chi Lwin, del villaggio di Thit Gyi (Magway) conferma: “I nostri terreni agricoli, che in precedenza erano  al 100% produttivi, hanno visto i livelli scendere tra il 60 e il 40% per acro”. Incapace di sostenere i costi e ripianare di debiti, la famiglia ha dovuto fra le lacrime vendere i terreni alla metà del loro valore iniziale ed emigrare a Yangon. Una scelta comune con molti altri, prosegue la donna, perché quasi il 70” degli abitanti del suo villaggio di origine si sono trasferiti in Thailandia dal momento della sua partenza nel 2010. E quanti sono partiti avevano fra i 20 e i 35 anni ed erano spinti dal desiderio di trovare condizioni migliori. “Restano - afferma - solo gli anziani, nessuno in età produttiva”.

Alla crisi climatica e alla pandemia si unisce il golpe militare, che ha assestato il colpo di grazia e una realtà già critica. Gli abitanti di Magway, che confine con lo Stato Rakhine e l’area di Mandalay, sono stati fra i primi a ribellarsi al golpe militare e per questo hanno subito una durissima offensiva dell’esercito, con interi villaggi bruciati, stupri, omicidi e arresti arbitrari di migliaia di persone. Una situazione critica che ha già determinato una impennata nei prezzi delle colture e svuotato interi villaggi. “Con l’aumento dei prezzi di materie prime e carburante - conclude Nay Moe Swe Kyaw - persone e piccole imprese stanno affrontando molte difficoltà. Più a lungo dura il colpo di Stato, più grave sarà la situazione per tutti noi, questo è sicuro”. 

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