21/06/2021, 08.51
YEMEN
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Marib, violenti scontri fra governativi e Houthi: almeno 47 morti, numerosi feriti

Fra le vittime anche 16 membri delle forze governative, tra cui sei ufficiali. Da mesi gli Houthi cercano di strappare l’ultima roccaforte nel nord. Fonti locali riferiscono di violenti attacchi, con l’uso di missili e di droni. Stallo nel tentativo di tregua mediato dall’Oman. Inviato Onu: “Le parti non hanno appianato le loro divergenze”. 

Sana’a (AsiaNews/Agenzie) - Una nuova, violenta ondata di combattimenti fra esercito governativo e ribelli Houthi ha interessato nel fine settimana la città di Marib, nel nord dello Yemen, causando almeno 47 vittime e numerosi feriti. Secondo quanto riferiscono fonti militari, fra i morti si contano anche 16 membri delle forze fedeli al governo riconosciuto dalla comunità internazionale, sei di questi erano ufficiali. In questi anni nella battaglia per il controllo del territorio sono decedute migliaia di persone, civili e combattenti.

Da mesi gli Houthi stanno cercando di strappare l’ultima roccaforte governativa nel nord del Paese; la zona riveste una importanza strategica per i numerosi pozzi di petrolio che circondano la città. 

Fonti vicine ai governativi affermano che gli Houthi “hanno lanciato attacchi su vari fronti, nel tentativo di avanzare, ma sono stati in larga maggioranza respinti”. Nell’operazione sono intervenuti anche dei caccia sauditi che hanno colpito “postazioni nemiche”. Attraverso il loro canale televisivo al-Masirah i ribelli filo-iraniani hanno accusato l’aviazione del regno wahhabita di aver sferrato altri 17 attacchi in diverse zone della provincia di Marib dove prosegue l’offensiva Houthi. Alla campagna militare nell’area le milizie ribelli hanno risposto con lanci di missili e l’invio di droni contro obiettivi in territorio saudita, fra i quali vi sono anche pozzi petroliferi. Il sistema di difesa aereo saudita avrebbe intercettato e abbattuto almeno 11 droni provenienti dal territorio yemenita.

A inizio mese i funzionari dell’Oman, che da tempo mediano nei conflitti regionali, in particolare fra Riyadh e Teheran, hanno visitato Sana’a per cercare di convincere i ribelli ad accettare un cessate il fuoco. Gli sforzi diplomatici sembrano però sempre più vani di fronte a una recrudescenza del conflitto armato, mentre la prospettiva di un accordo è sempre più remota. La conferma arriva dall’attuale inviato speciale Onu per lo Yemen Martin Griffiths, il quale ha comunicato al Consiglio di sicurezza che “le parti non hanno appianato le loro divergenze”.

La guerra in Yemen è divampata nel 2014 come scontro interno fra governativi filo-sauditi e ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran. Degenerata nel marzo 2015 con l’intervento diretto di Riyadh, ha fatto registrare oltre 10mila morti e 55mila feriti. Organismi indipendenti fissano il bilancio (fra gennaio 2016 e fine luglio 2018) a circa 57mila decessi. Per le Nazioni Unite il conflitto ha provocato la “peggiore crisi umanitaria al mondo”, sulla quale il Covid avrebbe effetti “devastanti”. Milioni di persone sono sull’orlo della fame e i bambini subiranno le conseguenze per i prossimi 20 anni.

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