16/08/2019, 12.49
HONG KONG - CINA
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Minacce di morte agli studenti di Hong Kong. La guerra di Pechino

di Paul Wang

Tre studenti universitari hanno denunciato le minacce durante una conferenza stampa. Oltre 500 camionette della polizia cinese radunate a Shenzhen. Campagna di disinformazione sui giornali cinesi.

Hong Kong (AsiaNews) - Tre studenti universitari, fra i leader del movimento anti-estradizione, hanno dichiarato oggi di aver ricevuto minacce di morte e altri messaggi violenti per loro e le loro famiglie se non smettono di creare “caos ad Hong Kong”.

Pang Ka-ho della Hong Kong University, Zoey Leung della Baptist University, Kex Leung della Education University (foto 1) hanno tenuto una conferenza stampa raccontando di messaggi sui social, telefonate anonime, visite a casa di sconosciuti, volantini con le loro foto e con minacce.

I giovani, che hanno denunciato questi fatti alla polizia, hanno espresso preoccupazione, ma hanno anche affermato che non possono “chinare la testa davanti al terrore e a queste minacce anonime” e che continuando il movimento, “succederà a sempre più persone e non solo a noi”.

Non pochi giovani vedono in questo episodio un altro dei tentativi di Pechino di bloccare il movimento anti-estradizione, che dalle oceaniche manifestazioni di giugno, è divenuto ormai anche un movimento che domanda la piena democrazia e il suffragio universale per la popolazione di Hong Kong.

All’inizio delle manifestazioni, la Cina è rimasta silenziosa. Quando le manifestazioni hanno cominciato a criticare la violenza della polizia e gli scontri con le forze dell’ordine sono divenuti più frequenti, Pechino ha innalzato le critiche contro i giovani. In due conferenze stampa dell’Ufficio di collegamento con Hong Kong e Macao, il 29 luglio e il 6 agosto, li ha accusati di “distruggere il principio ‘Un Paese, due sistemi’”, di far annegare Hong Kong “nel caos”, di essere al soldo di “mani nere (potenze straniere)”, di essere “terroristi”, fino a minacciare un intervento militare.

Quasi a conferma di questa possibilità, nei giorni scorsi sono stati diffusi foto e video di un ammasso di truppe della polizia cinese a Shenzhen (foto 2 e 3). Ufficialmente, le 500 e più camionette sono là per esercitazioni militari programmate da tempo, ma di fatto il raduno è cominciato proprio quando le autorità di Pechino hanno denunciato “segni di terrorismo” fra i manifestanti di Hong Kong.

Fra la popolazione della Cina popolare, pochi riescono a comprendere cosa vogliano i giovani di Hong Kong. Una campagna mediatica mostra gli studenti come dei teppisti, sprezzanti della madrepatria, offensivi della bandiera cinese, manipolati dagli Stati Uniti e da Taiwan.

Un esempio di disinformazione è avvenuto nei giorni scorsi: il ferimento della donna, che rischia la perdita di un occhio, è stato attribuito non alla polizia, ma ai manifestanti anti-estradizione.

Ancora: un giornalista del “Global Times” – vicino al “Quotidiano del popolo” – ha scatenato una rissa all’aeroporto di Hong Kong con alcuni dimostranti lo scorso 12 agosto. In Cina è considerato un “eroe” che difende il principio “Un Paese, due sistemi”, una vittima della “libertà di stampa”. L’uomo però, il cui nome sarebbe Fu Guohao, si era messo a discutere con i giovani e non aveva voluto presentare la sua tessera di giornalista, facendo sorgere il dubbio che egli fosse un provocatore e un poliziotto cinese infiltratosi fra i dimostranti. Diverse testimonianze provano infatti che fra i giovani vengono a trovarsi persone che parlano mandarino (il cinese del continente), che rifiutano di mostrare i loro documenti, sempre presenti negli scontri più violenti.

Intanto, gli organizzatori stanno preparando un raduno per questa sera e un altro a livello cittadino per il 18 agosto. La polizia non ha però ancora dato il permesso di compiere alcuna marcia.

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