31/05/2022, 12.05
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Minaccia attacco cinese a Taipei indebolisce il pacifismo nipponico

Più del 90% dei giapponesi pensa che il governo debba prepararsi per una crisi armata lungo lo Stretto di Taiwan. Il 41% vuole modifiche alla Costituzione “pacifista” del proprio Paese; il 61% favorevole a rafforzare la deterrenza militare contro la Cina. Continuano i sorvoli militari cinesi vicino a Taiwan: oggi identificati 30 velivoli.

Tokyo (AsiaNews) – Più del 90% dei giapponesi pensa che il proprio governo debba prepararsi per un’invasione cinese di Taiwan: il 41% appoggia modifiche alla Costituzione “pacifista” del Paese per permettere alle Forze armate nazionali di intervenire in caso di conflitto tra cinesi e taiwanesi, il 50% crede che le autorità debbano rispondere a un’eventuale crisi regionale entro l’attuale cornice costituzionale.

Lo rivela un sondaggio condotto nel weekend da Nikkei Asia, secondo cui solo il 4% degli intervistati è convinto che il Giappone non abbia bisogno di prendere misure rispetto a una possibile aggressione di Pechino contro Taipei. Il 60% dei cittadini contattati sostiene anche che il proprio Paese debba avere la capacità di contrattaccare durante un confronto armato.

Il 61% è a favore poi del rafforzamento delle capacità militari di deterrenza contro la Cina. Il premier nipponico Fumio Kishida e il presidente Usa Joe Biden hanno sottolineato questa necessità nel loro recente incontro.

Eredità della sconfitta subita nella Seconda guerra mondiale, la Costituzione giapponese impone forti restrizioni all’impiego delle “Forze di autodifesa” nazionali. Una crisi bellica lungo lo Stretto di Taiwan potrebbe però rientrare nelle “limitate circostanze” che consentono un intervento armato delle truppe nipponiche. Questo accadrebbe soprattutto se gli Usa si impegnassero a soccorrere Taipei, facendo scattare la clausola di sicurezza collettiva prevista dal trattato difensivo tra Tokyo e Washington.

La Cina considera Taiwan una provincia “ribelle” e non esclude di riconquistarla con la forza, una mossa che secondo gli Usa i cinesi potrebbero compiere entro il 2027. Oggi Taipei ha identificato 30 velivoli militari cinesi in volo nella sezione sudoccidentale della propria zona d’identificazione di difesa aerea (da non confondere con lo spazio aereo nazionale).

Per numero di aerei, si tratta della seconda più grande sortita cinese quest’anno: il 23 gennaio ben 39 apparecchi da guerra di Pechino avevano volato nei pressi dell’isola. Insieme a quelle navali, la Cina ha intensificato queste operazioni aeree da fine 2020: un modo per mettere sotto continua pressione le difese taiwanesi e confondere autorità e popolazione locali sulle reali intenzioni della leadership cinese.

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