Mindoro: l’esercito bombarda la guerriglia comunista e uccide anche 3 bambini
Il raid sarebbe una risposta agli scontri dei giorni precedenti fra Forze armate (Afp) e New People’s Army (Npa). Ma i miliziani avevano annunciato un cessate il fuoco a partire dal 25 dicembre. Nell’attacco, durato diverse ore, sarebbe rimasta coinvolta anche una giovane attivista della comunità filippina negli Stati Uniti.
Manila (AsiaNews) - Nelle Filippine è polemica su un raid delle Forze armate (Afp), che con il pretesto di attaccare miliziani del New People’s Army (Npa, che hanno peraltro dichiarato un cessate il fuoco temporaneo il 25 dicembre scorso) ha colpito contadini e indigeni Mangyan. La zona teatro dell’assalto del primo gennaio è Abra de Ilog, Occidental Mindoro, regione di Mimaropa - a ovest dell’arcipelago - e ha provocato “il massacro” di tre bambini e due giovani, come denunciano gli attivisti di International Coalition for Human Rights in the Philippines (Ichrp).
Secondo quanto riferisce in una nota il movimento pro-diritti, la morte di queste cinque persone “si va ad aggiungere alla lunga lista di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani dell’Afp contro il popolo di Mindoro”. “Intorno alle 6 del mattino del Primo gennaio, le forze combinate del 76° battaglione di fanteria dell’esercito filippino (Ibpa), del 68° Ibpa e del 5° battaglione Scout Ranger hanno condotto ‘operazioni d’attacco’ contro i membri del Npa” spiega Ichrp. L’operazione militare, inoltre, “avrebbe portato a tre incontri” fra governativi e ribelli comunisti.
In seguito, testimoni locali riferiscono di quattro elicotteri d’attacco delle Forze armate che hanno sganciato “un totale di 12 bombe”, in seguito alle quali sono stati uccisi tre bambini di Mangyan-Iraya e ferita la loro madre. Le esplosioni hanno anche causato la morte di Jerlyn Rose Doydora, un ricercatore di un’università di Manila, e di un altro studioso di giovane età che è deceduto per le ferite causate dagli ordigni.
Inoltre, la popolazione civile e gli indigeni di Mangyan-Iraya avrebbero riportato anche gravi traumi e angoscia a causa degli incessanti bombardamenti durati oltre tre ore. I missili hanno distrutto i raccolti, i terreni agricoli e, secondo quanto riferito, hanno ucciso due mucche e tre carabaos, influenzando gravemente il loro sostentamento. Secondo i dati del governo locale, 769 persone sono state sfollate o evacuate con la forza in una scuola superiore della zona.
Alle vittime si aggiunge la preoccupazione per la sorte di Chantal Anicoche, una esponente della comunità filippina negli Stati Uniti che risulta scomparsa in seguito ai raid aerei, almeno quattro in totale e che hanno registrato il lancio di 12 missili seguiti da ulteriori bombardamenti. I militari affermano che il raid è una risposta agli “scontri” dei giorni precedenti con la fazione paramilitare del Partito comunista filippino, a lungo protagonista di un conflitto con Manila. Va peraltro ricordato che il New People’s Army aveva dichiarato un cessate il fuoco in vigore dal 25 dicembre 2025 al 1 gennaio 2026.
Anicoche è una filippina di 25 anni specializzatasi di recente in psicologia presso l’Università del Maryland, Contea di Baltimora (Umbc), parte del club studentesco Philippine American Student Association (Fasa). Negli anni la giovane studiosa ha approfondito i molti problemi della comunità migrante filippina, senza trascurare alcune fra le molte questioni irrisolte nel Paese di origine: su tutti i problemi ambientali, degli agricoltori e delle popolazioni indigene. Conoscere le loro esperienze ha aiutato Anicoche a capire le difficoltà economiche che hanno rappresentato uno dei motivi che hanno spinto i suoi genitori a migrare negli Stati Uniti.
Nella loro denuncia, gli attivisti di Ichrp definiscono l’azione dei militari di Manila “barbara ed eccessiva” per colpire una “piccola unità” della guerriglia comunista. Un segnale, avvertono della “disperazione” del loro comandante [il presidente Ferdinand Marcos Jr.] nel suo vano tentativo di “porre fine alla ribellione comunista nell’isola per accelerare l’ingresso di enormi società minerarie e progetti di energia rinnovabile. Questo è il motivo reale - accusa il gruppo - per il quale la militarizzazione diffusa persiste a Mindoro”. La nota di conclude con la richiesta di giustizia di International Coalition for Human Rights in the Philippines “per tutte le vittime degli attentati perpetrati dall’Afp a Mindoro” e “la fine della militarizzazione nell’isola di Mindoro”.




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