21/09/2017, 08.35
COREA-USA
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Ministro nordcoreano: Trump è un ‘cane che abbaia’

Trump aveva definito Kim Jong-un “l’uomo-razzo” con una “missione suicida” e ha minacciato all’Onu al “distruzione totale” del Paese in caso di attacco. Seoul approva l’invio di aiuti alimentari al Nord per bambini e madri incinte e di vaccini e cure mediche per 8 milioni di dollari.

New York (AsiaNews/Agenzie) -  Il ministro degli esteri della Nordcorea ha blandito le minacce di Donald Trump di distruggere la sua nazione, paragonandolo a un “cane che abbaia” e ha fatto comprendere che Pyongyang continuerà il suo cammino sul programma nucleare.

Due giorni fa, nel suo primo discorso all’Assemblea generale dell’Onu, il presidente Usa aveva minacciato la “distruzione totale” della Corea del Nord se essa osa attaccare un alleato o gli stessi Stati Uniti. La guerra di parole è cresciuta in questi mesi insieme a una serie di esperimenti nucleari e missilistici del Nord che contravvengono alle indicazioni delle Nazioni Unite.

Arrivando a New York per partecipare all’assemblea generale, il ministro Ri Yong-ho, assediato dai giornalisti, ha commentato il discorso di Trump con un proverbio: “C’è un proverbio che dice che la marcia va avanti anche se il cane abbaia”. E ha aggiunto: “Stanno cercando di spaventarci con il clamore di un cane che abbaia: stanno avendo senz’altro un sogno da cani”.

Nei giorni scorsi Trump aveva definito il leader Kim Jong-un “l’uomo razzo” che si è buttato in una “missione sucida”.

La guerra di parole e le provocazioni reciproche accrescono la tensione nella penisola coreana. Molti osservatori, oltre a Cina, Russia e Corea del Sud, affermano che un’escalation militare e un conflitto armato sarebbe dannoso per tutti e propongono un ritorno al negoziato e ai dialoghi.

Oggi, come segno di buona volontà, il ministero dell’Unificazione del Sud ha approvato in via definitiva un piano di invio di aiuti umanitari al Nord per 8 milioni di dollari Usa.

Seoul progetta di inviare 4,5 milioni in prodotti nutrizionali per bambini e donne incinte attraverso il World Food Programme e 3,5 milioni in vaccini e trattamenti medici attraverso l’Unicef. Seolu aveva bloccato ogni aiuto umanitario dal gennaio dello scorso anno.

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