29/09/2020, 08.13
BIELORUSSIA-RUSSIA
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Minsk: il ‘digiuno’, la ricetta del metropolita Venjamin per la pace

di Vladimir Rozanskij

Il neo-nominato metropolita ortodosso, propone un digiuno di tre giorni, invocando la Madre di Dio e i martiri bielorussi come testimoni perché si “riporti l’ordine” nel Paese. L’inaugurazione “popolare” della Tikhanovskaja, con oltre 100mila manifestanti. Gli Omon, soldati in tenuta anti-sommossa, reprimono i dimostranti. I vigili urbani si rifiutano di partecipare alle repressioni.

Minsk (AsiaNews) - Venjamin (Tupelo), metropolita ortodosso di Minsk sa come riportare la pace sociale nel suo Paese: grazie agli esercizi dell’ascesi ortodossa. Il 23 settembre scorso egli ha lanciato un appello, riportato in questi giorni da tutti gli organi della stampa ufficiale. Rivolgendosi ai fedeli e a tutta la popolazione, egli ha detto: “Con pieno senso di responsabilità affermo, consapevole dell’importanza delle mie parole, che nessuno come Dio potrà aiutarci. Chiedo di essere testimoni delle mie parole alla stessa Madre di Dio, e a tutti i nostri santi bielorussi. Essi ci insegnano che il male può essere vinto dal bene, grazie alla supplica rivolta a Dio”.

Le solenni affermazioni di Venjamin (foto 2) hanno preparato tutti i bielorussi a effettuare un digiuno di tre giorni, dal 25 al 27 settembre, allo scopo di “riportare l’ordine” in Bielorussia. Dal contesto delle parole del metropolita si può desumere che come “ordine” egli intenda il rispetto delle norme della vita socio-politica del Paese, quelle fatte osservare per 26 anni dal presidente Aleksandr Lukashenko.

Esprimendo le sue più fervide speranze che le preghiere del popolo verranno ascoltate dall’Altissimo, Venjamin ha fatto sapere che “se le mie parole si rivelassero ingannevoli, che possa finire la mia stessa vita! Ma vi prego di ascoltare il mio appello”.

Mentre il metropolita invitava al digiuno, il 27 settembre a Minsk si è tenuta una grande manifestazione per celebrare la “inaugurazione popolare” di Svetlana Tikhanovskaja, leader dell’opposizione bielorussa in esilio in Lituania, in contrapposizione a quella “segreta” e furtiva di Lukashenko lo scorso 23 settembre. Si è trattato dell’ottava domenica consecutiva di proteste di massa, che continuano a radunare oltre 100mila persone.

Anche questa volta sono stati effettuati centinaia di arresti, dopo un blocco totale degli accessi a internet nella capitale bielorussa. In strada tirava un vento molto forte, sotto una pioggia insistente, eppure i cortei sono riusciti per vie traverse a raggiungere piazza Indipendenza e la prospettiva dei Vincitori, allontanandosi però dai blocchi di polizia e dirigendosi verso altri quartieri centrali. I manifestanti portavano maschere e cartelli con il volto di Svetlana Tikhanovskaja (foto 1), e a sostegno dei membri del Comitato di coordinamento dell’opposizione Maria Kolesnikova, Maksim Znak e gli altri, arrestati o deportati. Contro il presidente auto-inaugurato, sono stati scanditi vari slogan: “Lukashenko nell’avtozak!”, “Vattene, tu e il tuo Omon!”, “Questo è il nostro Paese!” e “Non guardare la TV, guarda fuori dalla finestra!”.

Le manifestazioni degli ultimi giorni sembrano un grande gioco da “guardie e ladri”: la polizia cerca di bloccare i cortei; questi si dividono, dando l’impressione di disperdersi, per poi ricongiungersi poco dopo in vie laterali, con perfetta sincronia nonostante il blocco delle connessioni internet. Gli Omon presidiano in tutti i modi il centro della città, col risultato di diffondere ancora di più le azioni di protesta. Nei quartieri più periferici dovrebbero esserci i blocchi dei vigili urbani. Molti di essi si rifiutano di partecipare alle repressioni. A regolare i flussi dei manifestanti sono le avanguardie dei giovani, che si spostano velocemente per indicare le direzioni ai gruppi più numerosi, in cui non mancano gli anziani. La più strenua oppositrice di Lukashenko, la settantatreenne Nina Baginskaja, ha dichiarato che continuerà a scendere in piazza “finché le gambe la reggeranno”.

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