21/02/2022, 08.54
BIELORUSSIA-RUSSIA
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Mosca lascia Minsk sull’orlo della bancarotta

di Vladimir Rozanskij

Fondo controllato dal Cremlino rifiuta prestito al regime di Lukašenko. La Bielorussia ha debiti in scadenza pari a 3,3 miliardi di dollari. Il dittatore bielorusso soffia sulle tensioni russo-ucraine per assicurarsi la protezione di Putin.

Mosca (AsiaNews) – La richiesta del regime di Aleksandr Lukašenko al Fondo eurasiatico di stabilità e sviluppo, che aspirava a un prestito di 3,5 miliardi di dollari, è stata rifiutata perché “il Fondo non ha la disponibilità di una tale somma”. Quest’anno la Bielorussia dovrà pagare 3,3 miliardi di dollari per i suoi debiti esteri, e rischia seriamente il default.

Secondo l’economista bielorusso Lev Margolin, intervenuto su udf.by, il problema non è tanto che la Russia, principale gestore del Fondo, non abbia fondi di riserva, ma che “tutti i soldi che si investono in Bielorussia vengono gettati al vento con l’attuale politica di Lukašenko”. Mosca ha bisogno di argomenti politici più convincenti, che giustifichino gli sforzi economici.

Putin ha convocato per l’ennesima volta Lukašenko a Mosca “sul tappeto”, secondo l’espressione russa, per imporgli di mantenere fede alle promesse fatte a settembre 2020 di sottoporre a referendum la nuova Costituzione e quindi organizzare le nuove elezioni presidenziali, in cui egli si dovrebbe fare da parte. Il “batka”(padrino) bielorusso, come suo solito, gioca con le circostanze, e la presenza delle truppe russe in Bielorussia per il conflitto con l’Ucraina diventa per lui una nuova “assicurazione sulla vita”: finché c’è la guerra, non è il caso di suscitare nuove emozioni a livello nazionale.

I russi però non si accontenteranno dei soliti “salamelecchi del vassallo”, secondo l’espressione di Margolin, e pretendono che la Bielorussia inizi a risolvere da sola i propri problemi. I debiti attuali potranno essere coperti dalle riserve aurifere e dalle esportazioni, prima che vengano bloccate del tutto dalle sanzioni occidentali. Dopo aver raschiato il fondo del barile, però, rimane solo il baratro del fallimento, e allora il Cremlino dovrà prendere decisioni definitive.

Anche per questo Lukašenko cerca di ispirare ancora di più l’offensiva russa anti-ucraina, che di per sé non conviene direttamente alla Bielorussia. A Mosca egli ha rilanciato sul tema delle “esercitazioni comuni”, affermando che la Russia debba disporre sul territorio bielorusso anche le armi atomiche e “superatomiche”. I russi faticano a contenere e a smentire le dichiarazioni dell’ingombrante alleato, che si erge a capitano del comune esercito affermando che “come decideremo, così si farà”.

L’esercito russo diventa nelle parole di Lukašenko “le nostre Forze armate, che stanno sulla nostra terra, dove noi lavoriamo, studiamo e continueremo a darci da fare… se i nostri avversari faranno delle stupidaggini, gli buttiamo addosso le armi atomiche”. E da qui la conseguenza politica, per cui “se l’Occidente collettivo, anzitutto gli Usa, continua a mettere la Bielorussia nel mirino e suscitare disordini come nel 2020, allora mi toccherà rimanere al mio posto”, senza alcun termine di scadenza.

Per il presidente bielorusso, la guerra ucraina è soltanto un episodio della campagna occidentale contro le istituzioni e le tradizioni russe, e contro il suo stesso regime. Nella sua ottica le proteste popolari contro la sua rielezione facevano parte di un unico complotto. Putin ha messo Lukašenko ad assistere alle esercitazioni con le armi nucleari, a condizione che la smetta con le dichiarazioni a vanvera, finalizzate solo ai propri vantaggi interni.

Il presidente francese Macron, nel famoso incontro del tavolo di sei metri, aveva fatto presente a Putin la preoccupazione per le minacce di Lukašenko sulle armi nucleari, e a suo dire “Putin mi ha detto di stare tranquillo su questo”. Dal vecchio autocrate bielorusso, peraltro, ci si può aspettare di tutto, soprattutto quando da Mosca cercano di farlo stare calmo e di risolvere le questioni bielorusse al posto suo: il batka potrebbe diventare il tanto temuto “incidente” che fa scoppiare il conflitto, da una parte e dall’altra. Così non dovrebbe più preoccuparsi di pagare i debiti.

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