26/11/2021, 10.37
INDIA
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Mumbai, un nuovo processo per stabilire l'innocenza di p. Swamy

di Nirmala Carvalho

Su richiesta dei gesuiti l'Alta Corte di Mumbai ha accettato di aprire un nuovo procedimento sulle accuse di terrorismo rivolte al religioso morto a 84 anni dopo una lunga carcerazione. "Alla memoria di p. Stan resta associato uno stigma che va cancellato”.

Mumbai (AsiaNews) - L’Alta Corte di Mumbai ha accolto la richiesta dei gesuiti di avviare un nuovo procedimento giudiziario per stabilire l’innocenza di p. Stan Swamy, il gesuita morto il 5 luglio scorso dopo una lunga detenzione con l’accusa di terrorismo. P. Swamy - noto per il suo impegno per i diritti dei tribali nello Stato indiano del Jharkhand - era stato arrestato l’8 ottobre 2020 in relazione ai disordini scoppiati il 1 gennaio 2018 in occasione del Bhima Koregaon, la commemorazione di una storica battaglia combattuta dai dalit. La National Investigation Agency (Nia) ha sostenuto che il gesuita, insieme ad altri 16 attivisti anche loro arrestati, facessero parte del partito maoista CPI e stessero cospirando per rovesciare il governo. Accuse che p. Swamy ha sempre rigettato.

Quando il gesuita morì era ancora in attesa di un pronunciamento dell’Alta Corte sulla sua istanza per il rilascio dietro cauzione, più volte negato. Per questo il 24 novembre i giudici hanno ascoltato in udienza p. Frazer Mascarenhas - direttore del St. Xaviers College di Mumbai - designato dalla provincia locale dei gesuiti come “parente prossimo” dell’imputato. P. Mascarenhas ha chiesto che il procedimento prosegua comunque, per stabilire l’innocenza di p. Swamy. L’avvocato Mihir Desai ha sostenuto: “L’articolo 21 della Costituzione indiana, che riconosce il diritto alla dignità della persona, si applica anche a chi è morto. Alla memoria di p. Stan resta associato uno stigma che va cancellato”. La Corte ha riconosciuto questo diritto, ma ha chiesto la presentazione di una nuova istanza: verrà dunque avviato un nuovo procedimento.

Il gesuita p. Arockiasamy Santhanam, portavoce del National Lawyers Forum of Religious and Priests, commenta ad AsiaNews: “La decisione della Corte è significativa. I defunti hanno diritto non solo alla sepoltura o alla cremazione, ma anche alla tutela della loro memoria. Abbiamo sempre detto che le accuse contro Stan Swamy erano prive di fondamento. Pur essendo conclusa la sua esistenza terrena, la sua vita continua nel cuore di molti. E lui aveva grande fiducia nella giustizia”.

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