14/07/2005, 00.00
MYANMAR
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Myanmar, il premier critica le pressioni di chi non lo vuole al vertice dell'Asean

Stati Uniti ed Unione Europea boicotteranno i summit dell'Asean se Yangoon ne diventa presidente. Gli altri Stati asiatici premono perché la giunta militare prenda iniziative concrete di cambiamento.

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Soe Win, primo ministro del Myanmar, critica le nazioni straniere e le persone che, "con il pretesto dei diritti umani e della democrazia",  interferiscono negli affari interni del Paese. "Queste cospirazioni – ha dichiarato Soe ieri 13 luglio - sono contrarie alle regole e alle prassi internazionali". Prosegue, ha concluso, la realizzazione delle riforme annunciate nel piano in 7 punti dell'agosto 2003, che prevede l'approvazione della nuova costituzione, la sua sottoposizione a un referendum popolare e nuove elezioni legislative.

Lunedì 11 luglio Condoleeza Rice, Segretario di Stato americano, aveva chiesto a Thaksin Shinawatra, premier thailandese presso cui era in visita, di compiere pressioni sul regime di Yangon per la liberazione del premio nobel Aung San Suu Kyi e di altri dissidenti politici da anni nelle carceri di Burma.

"Ogni volta sentiamo dire che ci sono progressi – ha detto la Rice parlando del programma di riforma annunciato dal Myanmar – ma non sembrano esserci stati". La Rice ha anche spiegato che "è molto spiacente" ma non sarà presente al summit dell'Asean (Associazione dei Paesi del Sud Est Asiatico) - che inizia a fine mese a Vientiane nel Laos – perché impegnata in un "viaggio essenziale". Alcuni analisti osservano che l'assenza del Segretario di Stato Usa – per la prima volta dal 1982 – è grave per l'Asean, che conta sul sostegno americano per bilanciare la crescente influenza della Cina nella regione, e ritengono che l'assenza dipenda proprio dalla presenza del Myanmar.

Gli Stati della regione hanno problemi nei rapporti con la giunta militare del Myanmar, che è al potere dal golpe del 1990, dopo le elezioni vinte dalla Lega nazionale per la democrazia (Nld) di Suu Kyi considerate dai militari "nulle" per presunti brogli elettorali. La comunità internazionale non vuole lavorare insieme a un regime illegittimo che continua a reprimere ogni dissenso (Suu Kyi  è stata detenuta per la maggior parte di questi 15 anni, con ogni tipo di accusa) e che opprime la popolazione in generale e in specie le minoranze. Inoltre il regime non appare tutelare gli interessi della popolazione o voler collaborare con gli altri Stati: la Thailandia intende eliminare la produzione e il commercio di droga, ma il confinante Myanmar ne resta uno dei principali produttori.

L'Asean ha sempre praticato una politica di "non intervento" negli affari interni dei membri, ma crescono le richieste per un cambiamento a Yangon. Malaysia, Indonesia, Vietnam e Singapore da tempo invitano il Myanmar a un cambiamento politico. Singapore e la Malaysia hanno stretti rapporti economici con il Myanmar e sono preoccupati per il suo crescente isolamento. Anche le Filippine hanno svolto importanti pressioni sul Myanmar, ma sono ora ostacolate dalla tensione politica che agita in questi giorni Manila.

Il Myanmar, secondo un meccanismo di rotazione sempre rispettato, assumerà la presidenza dell'Asean nel 2006 ma Stati Uniti e Unione Europea hanno dichiarato che boicotterebbero gli incontri. Alcuni altri Stati dell'Asean fanno pressioni affinché Yangon compia credibili passi in esecuzione del dichiarato programma di cambiamento politico. Concordano che ciò implichi la liberazione di Suu Kyi e la partecipazione del Nld all'attività politica di riforma. (PB)

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