31/10/2023, 08.00
ARMENIA - AZERBAIGIAN
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Nello stallo sui confini fra Erevan e Baku la miccia di un nuovo conflitto

di Vladimir Rozanskij

L’Armenia attende la sottoscrizione con l’Azerbaigian dell’accordo reciproco sull’integrità territoriale. Erevan teme che la controparte possa contendere altre porzioni di territorio dopo il Nagorno-Karabakh. La continua presenza di soldati azeri in area armena nelle fasce rimaste indefinite. Alle buone intenzioni (a parole) non si è mai giunti a una firma ufficiale. 

Mosca (AsiaNews) - Lo speaker dell’assemblea nazionale, il Parlamento di Erevan, Alen Simonyan, è intervenuto per affermare che l’Armenia attende ancora l’accordo dell’Azerbaigian sul riconoscimento reciproco dell’integrità territoriale. Un patto che non si è finora concretizzato per via del conflitto nel Nagorno Karabakh, ormai concluso con la definitiva appropriazione da parte di Baku. Secondo Simonyan “è ora di giungere a una pace stabile, tracciando una linea rossa, secondo quanto noi proponiamo da tempo: l’Armenia deve poter contare su 29mila e 800 chilometri quadrati di territorio, e questo significa che l’Azerbaigian ne ha 86mila e 600, non può essere altrimenti”.

Il governo armeno di Nikol Pašinyan aveva da tempo fissato questi termini, accettando la sovranità azera sul Karabakh, per cui si chiedeva uno statuto speciale di autonomia che Baku non aveva mai accettato. Ora si teme che l’Azerbaigian possa contendere all’Armenia altre fette di territorio, rimanendo aperta anche la modalità di integrazione del territorio dell’Artsakh riconquistato il mese scorso, col possibile ritorno a casa dei tanti profughi ancora privi di assistenza. Simonyan ricorda che le cifre territoriali erano state comunque messe sul tavolo in diverse trattative nei vari formati, da quello triangolare con Mosca agli incontri con i mediatori europei e statunitensi. Lo stesso presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha ricordato più volte le dimensioni territoriali, ma il presidente azero Ilham Aliev non ha mai voluto pronunciarsi ufficialmente in proposito.

“Quando parliamo di questi chilometri quadrati, non si tratta di cifre ipotetiche o di spazi appesi al cielo, ma di un concreto ambito territoriale, che riguarda due popoli e due nazioni reali”, insiste lo speaker dell’assemblea. Egli ricorda che “ci sono molti gesti specifici che possono rendere efficace questa dimensione, dalla restituzione dei prigionieri alla demarcazione delle frontiere, e stiamo aspettando che il presidente azero si decida”. Erevan insiste sul riconoscimento territoriale basato sulla carta dei tempi sovietici, in seguito alla quale i due Paesi avevano ottenuto l’indipendenza.

Simonyan osserva che secondo quelle definizioni “ci sono posti dove vivono armeni che devono lasciare il territorio, ma anche gli azeri se ne devono andare da altre parti”. Erevan è pronta a pagare il prezzo, come già visto rispetto alla lunghissima contesa del Nagorno Karabakh, anzi “noi abbiamo già pagato fin troppo”, sostiene l’alto esponente della maggioranza parlamentare del partito armeno dell’Accordo Civile. L’Azerbaigian deve sistemare le postazioni di frontiera sul suo territorio, e altrettanto deve fare l’Armenia, processo che richiede tempo e da iniziare quanto prima. Simonyan afferma che “non escludiamo di modificare perfino le frontiere con la Turchia, con cui le relazioni potrebbero migliorare sensibilmente nel futuro prossimo”. Gli armeni non credono che si possa veramente rendere stabile la pace nella regione, finché gli azeri manterranno soldati in territorio armeno nelle fasce rimaste indefinite.

Nelle considerazioni dello speaker del Parlamento risuonano anche delle note di ottimismo, visto che “il tema del corridoio di Lačin ormai non è più attuale, e non ci sono più vere obiezioni alla ripresa di autentiche trattative di pace da tutte e due le parti”. Ci si augura che si riaprano le vie di comunicazione e riprendano gli scambi commerciali in tutte le direzioni, per risollevare l’economia dell’Armenia sofferente per le vicende degli ultimi mesi. Formalmente, sia Erevan che Baku dichiarano di essere pronte a risolvere le questioni, ma si tratta di dichiarazioni ripetute più volte negli ultimi anni senza seguito. E di nuovo si parla della “fine di quest’anno” come data limite, ma gli esperti sono piuttosto scettici. L’Azerbaigian non vuole concedere all’Armenia una “vittoria diplomatica” dopo la sconfitta del Nagorno Karabakh, e le sue mire su varie località della zona, come la città di Sjunik che controlla il corridoio di Lačin/Zangezur, non si sono affatto spente.

Il rischio del riaccendersi del conflitto è tutt’altro che superato. 

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