30/03/2006, 00.00
NEPAL
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Nepal: candele accese per chiedere notizie dei familiari rapiti dalle autorità

di Prakash Dubey

Dozzine di persone hanno manifestato pacificamente. "Non chiediamo a questo governo di rilasciare i nostri cari - ha detto la madre di un ragazzo sequestrato – ma vogliamo solo sapere dove sono e se sono ancora vivi".

Kathmandu (AsiaNews) – Ieri dozzine di donne, anziani e bambini, tenendo in mano una candela accesa, hanno dato vita ad una manifestazione pacifica per chiedere al governo dove sono finiti i loro parenti sequestrati dalle forze pubbliche con retate nelle loro stesse case. I manifestanti avevano anche fotografie dei loro cari scomparsi.

"Questa pacifica manifestazione con le candele – ha dichiarato ad AsiaNews Ram Ekbal Choudhary, attivista per i diritti umani - non avrà nessun effetto sull'arroganza e la presunzione delle autorità, che si credono invincibili. È però un messaggio per il mondo occidentale, per dire che il governo dispotico del Nepal uccide le persone come le mosche".

"La manifestazione – continua – è pacifica. Le proteste violente non possono attirare le simpatie dell'opinione pubblica internazionale, perché la gente può pensare che sia opera della guerriglia maoista. Invece questa manifestazione pacifica con le candele dice al mondo che queste persone hanno bisogno di aiuto, e solo un intervento umanitario internazionale può spingere il governo a dire alle famiglie che fine hanno fatto le persone scomparse".

"Non cerchiamo persone scomparse in modo misterioso", ha dichiarato Krishna Rai, che ha coordinato la manifestazione. "Vogliamo solo sapere dove sono quelle persone sequestrate dalle forze di sicurezza davanti a testimoni. Nessuna autorità governativa ci vuol far sapere né dove sono stati portati, né sono ancora vivi".

"Non chiediamo a questo governo assetato di sangue di rilasciare i nostri cari", ha sottolineato Umadevi Acharya, una donna di 68 anni il cui figlio è stato preso due anni fa dai militari. "Chiediamo solo di poter sapere dove sono. Se sono stati uccisi ce lo dovrebbero dire, per permetterci almeno di poter compiere i riti funebri e rassegnarci che i nostri cari non sono più in questo mondo. Ma non ci dicono niente".

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