17/05/2024, 12.19
OCEANIA
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Nuova Caledonia, i vescovi con il popolo Kanak: 'La Francia lavori per l'indipendenza'

Si contano tre morti e centinaia di feriti dopo gli scontri degli ultimi giorni tra le forze di polizia e coloro che chiedono l'autonomia per il territorio d'oltremare. “Non si può ignorare che l'esplosione di violenza è la manifestazione della frustrazione di una comunità che ha visto costantemente minati i propri diritti indigeni e politici”, sostiene la Conferenza episcopale del Pacifico.

Noumea (AsiaNews) - “La Conferenza delle Chiese del Pacifico è profondamente solidale con le nostre sorelle e i nostri fratelli di Kanak in questo momento di crisi politica che ha portato all'esplosione della violenza negli ultimi giorni”. Inizia così la comunicazione diffusa dal segretario generale, il reverendo James Shri Bhagwan, in seguito agli scontri che si sono verificati in Nuova Caledonia e in particolare nella capitale Noumea, che solo sei mesi fa ha ospitato la 12ma Assemblea generale dell’organizzazione, ha sottolineato il reverendo. 

Le proteste sono scoppiate dopo l’approvazione a Parigi di un disegno di legge che concede la possibilità di votare alle elezioni provinciali (previste per il 2025) ai francesi residenti nell’arcipelago da 10 anni, diluendo così il peso politico delle popolazioni indigene locali, già fortemente marginalizzate a livello sociale ed economico.

“Le violenze che il Paese sta vivendo stanno mettendo ancora una volta in pericolo la dignità della vita di ogni essere umano sul territorio”, continua il comunicato, evidenziando che la situazione esplosa negli ultimi giorni è conseguenza diretta delle azioni del governo francese, che da mesi “ha iniziato a stringere più forte sulla gola del popolo Kanak, il quale continua a gridare dal profondo del cuore per ottenere la propria storia di libertà, equità e fraternità”. Il reverendo Bhagwan ha aggiunto che i colleghi sul campo sostengono che ci si stia “dirigendo verso la guerra civile se la pace non viene ripristinata rapidamente”.

Finora sono già morte tre persone e si contano centinaia di feriti, mentre Parigi ha annunciato l’invio di rinforzi alla gendarmeria. A differenza del passato, gli scontri si stanno verificando soprattutto nelle aree urbane e nelle province meridionali, dominate da politici anti-indipendentisti. “Non si può ignorare che l'esplosione di violenza è la manifestazione del dolore, del trauma e della frustrazione di una comunità che ha visto costantemente minati i propri diritti indigeni e politici”, si legge ancora nella dichiarazione della Conferenza. Il governo francese è ritenuto incapace “di assumersi la responsabilità dell'emancipazione del popolo Kanak” e “la neutralità rispetto al processo di decolonizzazione intrapreso con il Paese non è più onorata”. 

La Nuova Caledonia fa parte dei territori d’oltremare: pur restando sotto la sovranità francese, dispone di un governo semi-autonomo, ma le fazioni indipendentiste, guidate dal Fronte di liberazionenazionale kanak e socialista, da anni si battono per la piena autonomia da Parigi. Il 2 aprile il Senato francese ha votato per scongelare le liste elettorale bloccati dagli Accordi di Noumea del 1998 “fingendo di ignorare una delle armi di coloro che vogliono uccidere l'Accordo di Noumea e seppellire definitivamente la questione della piena sovranità”, hanno commentato i prelati.

Finora si sono tenuti tre referendum per l’indipendenza - nel 2018, nel 2020 e nel 2022 - tutti vinti dal “no”, ma, come ricorda la Conferenza delle Chiese, gli attivisti pro-indipendenza nel 2022 avevano chiesto che la votazione venisse posticipata “per consentire alle famiglie Kanak e caledoniane colpite dal covid-19 di elaborare il lutto. Lo Stato coloniale francese decise di mantenere la terza consultazione referendaria, che portò al boicottaggio di coloro a favore dell'indipendenza per non prendere parte al complotto ordito dal colonialismo francese”, si sottolinea ancora. In base all’intesa tra Parigi e l’ex colonia, tre referendum con la vittoria del “no” avrebbero decretato la rinuncia all’indipendenza mentre sarebbe bastato un solo referendum vinto con il “sì” per la creazione di uno Stato autonomo.

“Dopo 20 anni di gestione consensuale, la rottura del dialogo tra il governo francese e gli indipendentisti e il popolo Kanak è ormai una realtà. E la stretta collaborazione tra il governo francese e la destra locale (filo-francese) è sotto gli occhi di tutti”, continua la dichiarazione.

Durante la 12ma Assemblea generale che si era tenuta a novembre nella capitale, la Chiesa protestante aveva proposto come tema regionale quello del DoKamo: come spiegano gli stessi prelati, “il concetto ci invita a un processo di umanizzazione e trasformazione. Introducendo l'idea di un'umanità in evoluzione permanente, il concetto di DoKamo sottolinea la profonda connessione multidimensionale degli esseri umani con la loro terra e la natura che la costituisce e li definisce, con i loro antenati e il loro patrimonio intangibile, con i membri della loro comunità e con gli altri. Questa interconnessione straordinariamente ricca dovrebbe condurci verso un'esistenza più consapevole e più elevata. Mentre la concezione dell'essere umano come opera permanente in divenire implica una ricerca perpetua dell'essere e del divenire, dell'esistenza in rapporto armonico con le sue diverse forme di relazione, una direzione è chiaramente definita, quella della dignità della vita”.

Si tratta di un processo che si presenta come “una sfida per il popolo Kanak della Nuova Caledonia” per cui è necessario “impegnarsi ancora una volta in un grande dialogo”. 

La Conferenza delle Chiese del Pacifico chiede quindi alle chiese locali di fare appello alla preghiera e di presentare una dichiarazione pastorale di solidarietà al Comitato speciale per la decolonizzazione presso le Nazioni Unite. Ed esorta la Francia a “onorare il ruolo imparziale nel processo di decolonizzazione ritirando immediatamente il progetto di legge costituzionale per scongelare l'elettorato e avviare immediatamente un processo di dialogo equo, facilitato da una terza parte neutrale”.

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