Ondata di compagnie straniere, attratte dal boom del petrolio
Pechino (AsiaNews/Agenzie) Il boom del petrolio in Cina sta attirando una nuova ondata di compagnie straniere che vogliono aprire filiali nel Paese o aumentare il giro di affari da Singapore, per conquistarsi una fetta di mercato nel secondo più grande consumatore di petrolio del mondo.
La Cina assorbe quasi il 40% dell'aumentata richiesta globale di petrolio per alimentare la crescita a due cifre del consumo interno e sta iniziando ad aprire il multimiliardario mercato al dettaglio in gran parte gestito dallo Stato.
La compagnia brasiliana di petrolio e gas Petrobras, il trader europeo Trafigura e il trader di Singapore Hin Leong sono tra gli ultimi ad aver aperto uffici in Cina per immettere nel mercato locale prodotti petroliferi grezzi e commerciali.
Questa settimana, il primo ministro del Kuwait, che punta a vendere più petrolio greggio in Cina, è a Pechino. Funzionari della Kuwait Petroleum Corp hanno detto che presto la ditta gestita dallo Stato aprirà una filiale nella capitale.
"La Cina ha un pressante bisogno di petrolio e di gestione dei rischi per far fronte alla forte richiesta e alla fluttuazione dei prezzi", ha detto un trader occidentale con sede a Pechino. "Essere materialmente vicino a loro significa acquisire una migliore e più profonda conoscenza delle loro necessità".
Morgan Stanley e Goldman Sach's J.Aron, BNP Paribas e Societe Generale, e Deutsche Bank sono le compagnie più attive nella vendita alla Cina di competenze sulla gestione dei rischi.
La Cina dovrebbe aprire il settore del petrolio al dettaglio agli stranieri dalla fine dell'anno e due anni dopo quello del commercio all'ingrosso più competitivo, come impegno verso l'Organizzazione mondiale del commercio.
Le compagnie petrolifere di Stato Sinopec Corp e PetroChina controllano insieme quasi il 90% del mercato all'ingrosso e circa 60% di quello al dettaglio.
Ma la BP e la Dutch/Shell stanno costituendo squadre di marketing in Cina orientale e meridionale per aprire centinaia stazioni di benzina attraverso alleanze strategiche con i due giganti cinesi.
"È come attraversare il fiume sentendo i sassi sotto i piedi". "Si arriva qui per capire le regole", sostiene un trader asiatico di recente inviato in uno dei centri di importazione, citando una frase usata da Deng Xiaoping.
Le compagnie petrolifere stanno invadendo il litorale orientale per costruire o affittare depositi di petrolio, requisito essenziale per il commercio e la distribuzione. Entro la fine dell'anno, BP, insieme a una compagnia locale, dovrebbe avviare nel Guangdong un'area di stoccaggio di serbatoi di 360mila metri cubi, il suo primo investimento di questo tipo.
L'investimento di BP di 86milioni di dollari viene fatto dopo che ChevronTexaco, Shell e Glencore hanno affitto depositi nel Guangdong fin dal 2002.
La compagnia petrolifera indipendente Titan (Holdings), fondata da Tsoi Tin Chun, un ex distributore di benzina di una cittadina del Fujian, sta immettendo più di 60 milioni di dollari nei depositi petroliferi e petrolchimici di Shanghai, Guangzhou e Quanzhou.
Fonti dalle banche dicono che le compagnie di investimento stanno aspettando lo Shanghai Futures Exchange per stabilire un mercato di comparazione di olio combustibile prima di aprire filiali in Cina. "La quantità di petrolio che la Cina sta acquistando avrà un grande impatto sul mercato globale", ha detto un manager della gestione dei rischi che lavora in una banca europea. "Nessuno può permettersi di perdere quel mercato".
Quest'anno, le importazioni di greggio della Cina, che ammontano a 2,5 milioni di barili al giorno, stanno spingendo le industrie di raffinazione, i generatori di corrente e le compagnie di spedizione a proteggere gli acquisti dai mercati fluttuanti, che hanno visto il greggio degli Stati Uniti salire il mese scorso a più di 42 dollari al barile, il prezzo più alto negli ultimi 21 anni.