30/10/2022, 13.06
VATICANO
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Papa Francesco prega per le vittime schiacciate dalla folla a Seoul

All'Angelus il pensiero ai giovani rimasti uccisi dalla calca questa notte nella capitale coreana, associati alle vittime della violenza terrorista a Mogadiscio. Tra i 153 morti finora accertati a Seoul anche cittadini di diversi altri Paesi tra cui Cina, Iran, Russia e Stati Uniti. Commentando prima della preghiera il brano dell'incontro tra Gesù e Zaccheo il pontefice ha detto: "È lecito guardare una persona dall’alto in basso soltanto per aiutarla a sollevarsi".   

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Preghiamo per quanti - soprattutto giovani - sono morti questa notte a Seoul, per le tragiche conseguenze di un’improvvisa calca della folla”. Con queste parole papa Francesco oggi all’Angelus ha voluto immediatamente esprimere la sua vicinanza alla Corea del Sud sotto shock per la tragedia di questa notte, quando nella calca dei festeggiamenti di Halloween nel quartiere di Itaweon, quello più frequentato dai giovani. Il pontefice ha voluto esprimere il suo cordoglio al termine della preghiera dell’Angelus, recitata come di consueto rivolgendosi ai fedeli presenti in piazza San Pietro. Francesco ha associato la preghiera per queste vite spezzate a quelle portate via dalla violenza terrorista a Mogadiscio, in un attentato che ha provocato più di cento vittime tra cui tanti bambini. “Dio converta i cuori dei violenti”, ha commentato.

A Seoul intanto il bilancio delle vittime è salito a 153 morti accertati, ma tra le decine di feriti ce ne sono 19 in gravi condizioni. Per la stragrande maggioranza si tratta di ragazze tra i 20 e i 30 anni che si erano concentrati nei locali di questa zona della capitale coreana. Tra le vittime vi sono anche cittadini stranieri: secondo quanto riferito dalla polizia coreana si tratta di cittadini di Cina, Iran, Russia, Stati Uniti, Francia, Australia, Vietnam, Uzbekistan, Norvegia, Kazakistan, Sri Lanka, Thailandia e Austria.

Prima della preghiera dell’Angelus papa Francesco aveva commentato il brano dell’incontro di Gesù con Zaccheo, proposto oggi dalla liturgia. “Lo sguardo di Dio - ha osservato papa Francesco riferendosi alla ‘bassezza anche interiore’ dell’esattore delle tasse per conto dei romani - non si ferma mai al nostro passato pieno di errori, ma guarda con infinita fiducia a ciò che possiamo diventare. E se a volte ci sentiamo persone di bassa statura, non all’altezza delle sfide della vita e tanto meno del Vangelo, impantanati nei problemi e nei peccati, Gesù ci guarda sempre con amore; come con Zaccheo ci viene incontro, ci chiama per nome e, se lo accogliamo, viene a casa nostra”.

Di qui l’invito a domandarsi: “Come guardiamo a noi stessi? Ci sentiamo inadeguati e ci rassegniamo, oppure proprio lì, quando ci sentiamo giù, cerchiamo l’incontro con Gesù? E poi: che sguardo abbiamo verso coloro che hanno sbagliato e faticano a rialzarsi dalla polvere dei loro errori? È uno sguardo dall’alto, che giudica, disprezza, che esclude?”.

“Ricordiamoci - ha concluso il papa - che è lecito guardare una persona dall’alto in basso soltanto per aiutarla a sollevarsi. Ma noi cristiani dobbiamo avere lo sguardo di Cristo, che abbraccia dal basso, che cerca chi è perduto, con compassione. Questo è, e dev’essere sempre, lo sguardo della Chiesa, lo sguardo di Cristo”.

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