29/11/2015, 00.00
VATICANO – CENTRAFRICA
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Papa a Bangui: “vengo come pellegrino di pace, e mi presento come apostolo di speranza”

Francesco è a Bangui dove, oggi pomeriggio, aprirà la Porta santa della cattedrale. “Unità, dignità, lavoro. Tre parole cariche di significato”. “Desidero in particolare richiamare l’attenzione di tutti, cittadini, responsabili del Paese, partner internazionali e società multinazionali, sulla loro grave responsabilità nello sfruttamento delle risorse ambientali”. In un Paese dilaniato dalla violenza, la prima visita dedicata a un campo profughi: “Noi dobbiamo lavorare e pregare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amore, amicizia, tolleranza e perdono non è possibile”.

Bangui (AsiaNews) – “Vengo come pellegrino di pace, e mi presento come apostolo di speranza” . Papa Francesco si è presentato così alla Repubblica centrafricana, in un discorso centrato sui valori “unità, dignità, lavoro. Tre parole cariche di significato, ognuna delle quali rappresenta tanto un cantiere quanto un programma mai terminato, un impegno da mettere costantemente all’opera”. Non a caso, la prima visita compiuta da Francesco, dopo quella protocollare al capo dello Stato, è dedicata al campo profughi del Saint Sauveur (nella foto).

Trent’anni dopo Giovanni Paolo II, Francesco è giunto in un Paese che da almeno un ventennio vive tra rivolte e colpi di Stato e che negli ultimi tre anni oggi vede una guerra civile con sanguinosi scontri – anche tra musulmani e cristiani che sono, rispettivamente, il 15 e quasi il 50% della popolazione – che hanno coinvolto anche la capitale Bangui. Ancora negli ultimi giorni, a Bangui, sono continuati disordini, roghi di negozi e violenze che da settembre hanno provocato più di settanta morti. Al punto che anche sulla visita del Papa  è stato lanciato un allarme attentati e si è messo in dubbio che potesse avvenire. Ancora ieri, alla domanda sul programma di domani, che prevede una visita alla moschea situata nel quartiere musulmano della capitale e la Messa al centro sportivo Barthelemy Boganda, padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, ha risposto che verrà rispettato, "se non ci saranno sorprese".

Dubbi sulla visita in Centrafrica che il Vaticano ha sempre respinto e lo stesso Francesco, durante il volo che il 25 novembre lo portava in Kenya, al comandante dell’aereo che gli esprimeva la speranza di andare anche a Bangui ha risposto: "Io voglio andare in Centrafrica, se non ci riuscite, datemi un paracadute!".

In aereo, oggi il Papa, partito dall’Uganda, è atterrato all’aeroporto internazionale M’poko di Bangui poco dopo le 10 (ora locale), accolto dal capo di Stato della transizione della Repubblica Centrafricana,  Catherine Samba-Panza, da autorità religiose e civili a da un gruppo di fedeli. Poi, al palazzo presidenziale, il Palais de la Renaissance, dove, dopo un colloquio privato con la signora Samba-Panza, nel cortile ha rivolto un discorso alle autorità lì raccolte. Oltre al corpo diplomatico, c’erano anche esponenti delle organizzazioni internazionali che operano nel Paese, anche con il difficile obiettivo di fermare la guerra, e il lavoro delle quali, ha detto, “richiama l’ideale di solidarietà e di cooperazione che richiede di essere coltivato tra i popoli e le nazioni”.

“Vengo – ha detto ancora - come pellegrino di pace, e mi presento come apostolo di speranza. Ecco perché sono contento di elogiare gli sforzi compiuti dalle varie autorità nazionali e internazionali, a partire dalla Signora Capo di Stato della Transizione, nel guidare il Paese in questa fase. Il mio fervido auspicio è che le diverse consultazioni nazionali che si terranno tra poche settimane possano consentire al paese di intraprendere serenamente una nuova fase della sua storia. Ad illuminarne l’orizzonte, è il motto della Repubblica Centrafricana, che riflette la speranza dei pionieri e il sogno dei padri fondatori: «Unità – Dignità – Lavoro». Oggi più di ieri, questa trilogia esprime le aspirazioni di ciascun centrafricano e, di conseguenza, costituisce una bussola sicura per le autorità, che hanno il compito di condurre i destini del Paese. Unità, dignità, lavoro! Tre parole cariche di significato, ognuna delle quali rappresenta tanto un cantiere quanto un programma mai terminato, un impegno da mettere costantemente all’opera”.

Evitare la paura dell'altro, di chi non appartiene al nostro gruppo

“In primo luogo, l’unità. Essa, come è noto, è un valore- cardine per l’armonia dei popoli. Si tratta di vivere e di costruire a partire dalla meravigliosa diversità del mondo circostante, evitando la tentazione della paura dell’altro, di ciò che non ci è familiare, di ciò che non appartiene al nostro gruppo etnico, alle nostre scelte politiche o alla nostra confessione religiosa. L'unità richiede, al contrario, di creare e promuovere una sintesi delle ricchezze di cui ognuno è portatore. L’unità nella diversità è una sfida costante, che richiede la creatività, la generosità, l’abnegazione e il rispetto per gli altri”.

“Poi, la dignità. È proprio questo valore morale, sinonimo di onestà, di lealtà, di grazia e di onore, che caratterizza gli uomini e le donne consapevoli dei loro diritti come dei loro doveri e che li porta al rispetto reciproco. Ogni persona ha una dignità. Ho appreso con piacere che la Repubblica Centrafricana è il paese di “Zo kwe zo”, il paese in cui ogni persona è una persona. Tutto allora dev’essere fatto per tutelare la condizione e la dignità della persona umana. (…) Pertanto, l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, la lotta contro la malnutrizione e la lotta per garantire a tutti un’abitazione decente dovrebbe essere al primo posto di uno sviluppo attento alla dignità umana. In ultima analisi, la dignità dell’essere umano è di impegnarsi per la dignità dei suoi simili”.

“Infine, il lavoro. È attraverso il lavoro che voi potete migliorare la vita delle vostre famiglie. San Paolo ha detto: «Non spetta ai figli mettere da parte per i genitori, ma ai genitori per i figli» (2 Cor 12,14). Lo sforzo dei genitori esprime il loro amore per i bambini. E anche voi, Centrafricani, potete migliorare questa splendida terra, sfruttando saggiamente le sue abbondanti risorse. Il vostro Paese si trova in una zona considerata uno dei due polmoni dell’umanità, a causa della sua eccezionale ricchezza di biodiversità. A questo proposito, riferendomi all’Enciclica Laudato si’, desidero in particolare richiamare l’attenzione di tutti, cittadini, responsabili del Paese, partner internazionali e società multinazionali, sulla loro grave responsabilità nello sfruttamento delle risorse ambientali, nelle scelte e nei progetti di sviluppo, che in un modo o nell’altro influenzano l’intero pianeta. Il lavoro di costruzione di una società prospera dev’essere un’opera solidale. La saggezza del vostro popolo ha capito questa verità da molto tempo e l’ha tramandata con questo proverbio: «Le formiche sono piccole, ma essendo numerose portano il loro raccolto nel loro nido»”.

Il Papa, ricordato l’impegno della Chiesa “a riguardo di quei valori di unità, dignità e lavoro” ha rinnovato “la disponibilità di questa Chiesa particolare nel contribuire sempre più alla promozione del bene comune, specialmente attraverso la ricerca della pace e della riconciliazione. Pertanto, non dubito che le Autorità centrafricane attuali e future si adopereranno costantemente per garantire alla Chiesa condizioni favorevoli al compimento della sua missione spirituale”.

 “Da parte mia, vorrei in questo momento elogiare gli sforzi compiuti dalla comunità internazionale, qui rappresentata dal Corpo Diplomatico e dai membri di varie Missioni delle Organizzazioni internazionali. Li incoraggio vivamente a proseguire sempre più sulla strada della solidarietà, auspicando che la loro opera, unita all’azione delle Autorità centrafricane, aiuti il Paese a progredire soprattutto nella riconciliazione, nel disarmo, nel consolidamento della pace, nell’assistenza sanitaria e nella cultura di una sana amministrazione a tutti i livelli”.

“Infine, vorrei ribadire la mia gioia di visitare questo bellissimo Paese, situato nel cuore dell’Africa, patria di un popolo profondamente religioso, con un ricco patrimonio naturale e culturale. Vedo in esso un Paese ricolmo dei benefici di Dio! Possa il popolo centrafricano, come anche i suoi dirigenti e tutti i suoi partner, apprezzare il vero valore di questi benefici, lavorando incessantemente per l’unità, la dignità umana e la pace fondata sulla giustizia! Dio vi benedica tutti!! ”.

Dedicata al campo profughi la prima visita di Francesco, arrivato in auto scoperta e salutato, al suo arrivo, da una rappresentante dell’associazione delle “Donne sfollate”. Accolto dai bambini del campo, in una festosa confusione, il Papa ha salutato dicendo: “ho letto quello che i bambini hanno scritto: ‘pace’, ‘dignità’, ‘amore’. Noi dobbiamo lavorare e pregare e fare di tutto per la pace, ma la pace senza amore, amicizia, tolleranza e perdono non è possibile. Ognuno di noi deve fare qualcosa. Io auguro al Centrafrica la pace, una grande pace tra voi. Che voi possiate vivere in pace qualsiasi sia la vostra etnia, la cultura, la religione, lo stato sociale. Ma tutti in pace, tutti, perché tutti siamo fratelli. Mi piacerebbe che tutti dicessimo insieme tutti siamo fratelli”. I presenti hanno ripetuto tre volte “tutti siamo fratelli”. “E per questo – a ripreso Francesco, prima di dare la benedizione - perché tutti siamo fratelli vogliamola la pace”.

Dal campo Saint Etienne il Papa è andato alla nunziature, dove pranzerà con i vescovi centrafricani.

 

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