29/04/2026, 12.55
VATICANO
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Papa all'udienza: viaggio in Africa 'ricchezza inestimabile per il mio ministero'

Leone XIV ha ripercorso la visita apostolica: "Messaggio di pace" tra "guerre" e "violazioni del diritto internazionale". Occasione per "far sentire" la voce delle popolazioni africane. In Algeria per "consolidare ponti"; sul Camerun: opporre cooperazione a "neo-colonialsimo". In Angola la speranza che resiste a "vane promesse dei potenti". Il ricordo del canto di lode a Dio dei detenuti a Bata. 

Città del Vaticano (AsiaNews) - È un bilancio del viaggio apostolico in Africa dal 13 al 23 aprile 2026 - tra Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale - quello condiviso  stamane da papa Leone XIV all’udienza generale, dal sagrato di San Pietro. Un viaggio sognato “fin dall’inizio del pontificato”, che è stato “messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre e da gravi e frequenti violazioni del diritto internazionale”. Vissuto in un clima di festa, con un’accoglienza calorosa. “Ho sperimentato anch’io, come i miei Predecessori, un po’ di quello che accadeva a Gesù con le folle della Galilea”, ha detto Prevost.

Davanti a 25mila fedeli in piazza San Pietro, Leone XIV ha ringraziato vescovi, autorità e chiunque ha contribuito all’organizzazione. Ricordando che la visita del papa “è, per le popolazioni africane, occasione di far sentire la loro voce, di esprimere la gioia di essere popolo di Dio e la speranza in un futuro migliore, di dignità per ciascuno e per tutti”. Il papa si è detto “contento” di aver dato la possibilità di diffondere una voce ai margini, nelle politiche, nelle narrative dei media d’Occidente. “Ringrazio il Signore per ciò che loro hanno donato a me, una ricchezza inestimabile per il mio cuore e il mio ministero”, ha detto.

Così, ha ripercorso alcune delle tappe più significative del viaggio concluso la scorsa settimana. A partire dall’Algeria, Paese a maggioranza musulmana, dove si trovano i luoghi di Sant’Agostino, con la sua “testimonianza oggi quanto mai importante per i cristiani e per ogni persona”, ha detto il pontefice nel suo discorso. Leone XIV - primo papa agostiniano - ha raccontato che si è ritrovato a “ripartire dalle radici” della sua “identità spirituale”. Così come a “consolidare ponti molto importanti per il mondo e la Chiesa di oggi”: con l’epoca “fecondissima” dei Padri della Chiesa, il mondo islamico e l’Africa.

Dopo l’Algeria, lo hanno accolto tre Paesi a maggioranza cristiana. “Mi sono immerso in un clima di festa della fede, di accoglienza calorosa, favorito anche dai tipici tratti della gente africana”, ha ricordato. Il Camerun è stato un luogo in cui “rafforzare l’appello a impegnarci insieme per la riconciliazione e la pace”, in quanto vi sono tensioni e violenze, soprattutto nella zona anglofona: il papa da Bamenda incoraggiò a lavorare per la pace.

Ma il Camerun è anche “Africa in miniatura”, secondo un detto che fa riferimento alla varietà e alla ricchezza delle sue risorse. Il papa ha detto che si può intendere anche “nel senso che i grandi bisogni dell’intero continente li ritroviamo in Camerun: quello di un’equa distribuzione delle ricchezze; quello di dare spazio ai giovani, superando la corruzione endemica; quello di promuovere lo sviluppo integrale e sostenibile, opponendo alle varie forme di neo-colonialismo una lungimirante cooperazione internazionale”.

In Angola Leone XIV ha toccato un Paese “di plurisecolare tradizione cristiana, legata alla colonizzazione portoghese”, anch’esso prostrato da una lunga guerra interna, ha ricordato oggi.“Ho sentito pulsare il cuore del popolo angolano. E nei diversi incontri ho visto con gioia tante religiose e tanti religiosi di ogni età, profezia del Regno dei cieli in mezzo alla loro gente”, ha aggiunto. 

Nelle persone che danzavano “al ritmo di canti di lode al Signore risorto”, c’è “il fondamento di una speranza che resiste alle delusioni causate dalle ideologie e dalle vane promesse dei potenti”, ha detto. “Speranza [che] esige un impegno concreto, e la Chiesa ha la responsabilità […] di riconoscere i diritti di tutti e di promuovere il loro effettivo rispetto”. 

Infine, in Guinea Equatoriale - la visita ha celebrato i 170 anni dalla prima evangelizzazione - il ricordo che il papa non può “dimenticare” è di quando, nella prigione di Bata, “i detenuti hanno cantato a gola spiegata un canto di ringraziamento a Dio e al Papa, chiedendo di pregare ‘per i loro peccati e la loro libertà’”. “Non avevo mai visto nulla di simile. E poi hanno pregato con me il ‘Padre nostro’ sotto una pioggia battente”, ha affermato oggi. Un incontro che è “segno genuino del regno di Dio”. 

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