19/02/2026, 14.21
VATICANO
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Papa andrà a Pompei (a un anno dall'elezione) e a Lampedusa come Francesco

Annunciate le prossime visite pastorali di Leone XIV in sei città italiane tra maggio e agosto 2026. Attesa per il viaggio in Algeria, terra di Agostino. Nell’omelia di inizio Quaresima evocate le ceneri del "diritto internazionale" e della "giustizia trai popoli". Stamane, al Clero della diocesi di Roma: "Sperimentare modalità nuove di trasmissione della fede per coinvolgere i ragazzi". 

Città del Vaticano (AsiaNews) - Il card. Robert Francis Prevost, salito come papa Leone XIV alla Loggia delle Benedizioni di San Pietro l’8 maggio 2025, ricordò nel suo primo celebre discorso la Supplica alla Madonna di Pompei, che quel giorno ricorreva. “Nostra Madre Maria vuole sempre camminare con noi”, disse. Un anno esatto dopo, l'8 maggio 2026, si recherà personalmente nel celebre santuario mariano della Campania per presiedere personalmente le celebrazioni e poi recarsi nel pomeriggio nella città di Napoli. A renderlo noto è stato oggi la prefettura della Casa Pontificia in un calendario che comprende sei diverse visite pastorali del pontefice in Italia da qui alla fine dell'estate 2026. 

Al primo appuntamento di Pompei e Napoli l'8 maggio, seguirà quella ad Acerra (Napoli) il 23 maggio, per incontrare i “fedeli delle Terre dei Fuochi”, cioè le aree tristemente note per le discariche abusive che hanno ferito gravemente l'ambiente e la salute della popolazione. Il 20 giugno Leone XIV andrà poi a Pavia, la città della Lombardia dove si venera la tomba di sant'Agostino, a cui si ispira la congregazione religiosa degli agostiniani da cui proviene. Il 4 luglio sarà la volta di Lampedusa, in Sicilia: sull’isola - luogo di frontiera, simbolo di accoglienza e “indifferenza” verso le persone migranti, che nel Mediterraneo continuano a morire - ripercorrerà le orme di papa Francesco che qui l’8 luglio 2013 compì il suo primo viaggio. In quell'occasione Bergoglio denunciò la “globalizzazione dell’indifferenza”, sottolineando la “necessità di un’opzione preferenziale per gli ultimi”, rivelata da Gesù ai propri discepoli. 

Sempre in Italia, seguiranno i viaggi ad Assisi, il 6 agosto, per incontrare i giovani riuniti nell'ottavo Centenario del Transito di San Francesco, e a Rimini, il 22 agosto, dove il papa parteciperà al 47esimo Meeting per l’amicizia fra i popoli. Alla kermesse promossa dal movimento cattolico di Comunione e Liberazione mancava un pontefice da 44 anni: l’unico precente di una visita risale a san Giovanni Paolo II nel 1982.

L'indicazione di queste sei tappe italiane giunge mentre si attende a giorni ormai l'ufficializzazione del viaggio apostolico internazionale che dopo Pasqua, probabilmente già nel mese di aprile, dovrebbe portare Prevost in Algeria - in quello che sarà la prima visita di un pontefice nella terra di Sant’Agostino - e proseguire poi nell'Africa subsahariana, tra Camerun, Guinea Equatoriale e Angola. Proprio in questi giorni la delegazione vaticana incaricata di preparare i viaggi papali sta ultimando i sopralluoghi in questi Paesi. 

Ieri, intanto, mercoledì delle Ceneri, il papa nell’omelia pronunciata nel pomeriggio, nella Basilica di Santa Sabina (Roma), ha condiviso una riflessione sui significati delle ceneri poste sul capo all’inizio della Quaresima. Oggi è possibile “sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra”, ha detto Prevost. “Le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura”, ha spiegato papa Leone XIV.

“Ce lo chiede la storia, e prima ancora la coscienza: chiamare per nome la morte, portarne su di noi i segni, ma testimoniare la risurrezione”, ha continuato. “Riconoscere i nostri peccati per convertirci è già presagio e testimonianza di risurrezione: significa infatti non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire”. Ciò che simboleggia il Triduo Pasquale e la sua “bellezza”, che si vivrà al termine della Quaresima, col “passaggio dalla morte alla vita, dall’impotenza alle possibilità di Dio”, ha aggiunto il papa. 

Oggi, invece, papa Leone XIV alle 10 ha incontrato in Aula Paolo VI il clero della diocesi di Roma. Nel suo lungo discorso Prevost ha parlato dell’importanza di “ravvivare la fiamma” del “dono” ricevuto; interpretandolo con “responsabilità creativa”, senza intenderlo solamente some immerso nel “fiume della tradizione”. La necessità di “ravvivare” il fuoco avviene in uno scenario di “cambiamenti culturali”, “stanchezza”, “peso della routine” e “crescente disaffezione nei confronti della fede e della pratica religiosa”. 

Tale necessità esiste in alcuni ambiti della vita pastorale. Leone XIV ha ricordato “la pastorale ordinaria delle parrocchie”. A tal proposito c’è bisogno di una “chiara inversione di marcia”, ha aggiunto. In un “modello classico” che si preoccupa di amministrare i Sacramenti, va ricordata anche la trasmissione della fede, che si dà così per scontata. A seguito di “cambiamenti culturali e antropologici che sono avvenuti negli ultimi decenni”, infatti, si assiste “a una crescente erosione della pratica religiosa”. 

La “priorità” indicata da Leone XIV è “ritornare ad annunciare il Vangelo”. La città di Roma è segnata da “permanente mobilità”, e “da tessuti relazionali e familiari sempre più plurali e talvolta sfilacciati”, ha spiegato. “Perciò, è necessario che la pastorale parrocchiale rimetta al centro l’annuncio, per cercare vie e modi che aiutino le persone a entrare nuovamente in contatto con la promessa di Gesù”, ha aggiunto. Così, l’iniziazione cristiana “modulata su ritmi scolastici” necessita “di essere rivista: occorre sperimentare altre modalità di trasmissione della fede anche al di fuori dei cammini classici, per cercare di coinvolgere in modo nuovo i ragazzi, i giovani e le famiglie”, ha affermato il pontefice.

Prevost ha esortato i presbiteri romani anche alla “comunione”. “Per dare il primato all’evangelizzazione in tutte le sue molteplici forme non possiamo pensare e agire in modo solitario”, ha affermato. La “sola parrocchia” non è più sufficiente per un’evangelizzazione che intercetti “chi non può vivere un’adeguata partecipazione”. “Occorre vincere la tentazione dell’autoreferenzialità, che genera sovraffaticamento e dispersione, per lavorare sempre più insieme, specialmente tra parrocchie limitrofe, mettendo in comune i carismi e le potenzialità, programmando insieme ed evitando di sovrapporre le iniziative”, ha detto oggi il Vescovo di Roma al clero della sua diocesi.

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