Papa ricorda p. Pierre: 'Suo sangue sia seme di pace per l’amato Libano'
All'udienza in piazza San Pietro con 15mila fedeli, Leone XIV ha ricordato il sacerdote maronita ucciso dagli attacchi israeliani: "È stato un vero pastore". L'invito a pregare per la pace in Iran e Medio Oriente, e per le vittime civili, soprattutto bambini. La catechesi sulla Lumen gentium: "La Chiesa è una ma include tutti".
Città del Vaticano (AsiaNews) - Papa Leone XIV, al termine dell’udienza generale di oggi in piazza San Pietro, ha ricordato p. Pierre el-Raï, sacerdote maronita ucciso dai bombardamenti israeliani sul villaggio di Qlayaa, sud del Libano, due giorni fa. “Si celebrano oggi i funerali”, ha ricordato. “Sono vicino a tutto il popolo libanese, in questo momento di grave prova”. Padre el-Raï si rifiutò di lasciare la zona - in preda al “dramma della guerra” - dopo l’ordine di evacuazione israeliano, insieme ad altri parroci.
“In arabo ‘El Raii’ significa ‘il pastore’”, ha aggiunto Prevost. “Padre Pierre è stato un vero pastore, che è rimasto sempre accanto al suo popolo, con l’amore e il sacrificio di Gesù Buon Pastore. Non appena ha sentito che alcuni parrocchiani erano rimasti feriti da un bombardamento, senza esitazione è corso ad aiutarli. Voglia il Signore che il suo sangue sparso sia seme di pace per l’amato Libano”, ha continuato il papa, che nel Paese dei Cedri si era recato nel suo primo viaggio apostolico, a dicembre 2025.
“Cari fratelli e sorelle, continuiamo a pregare per la pace in Iran e in tutto il Medio Oriente, in particolare per le numerose vittime civili, tra cui molti bambini innocenti. Possa la nostra preghiera essere conforto per chi soffre e seme di speranza per il futuro”, ha detto.
Al termine della catechesi - nel ciclo sui Documenti del Concilio Vaticano II - sulla costituzione Lumen gentium, letta in apertura, aveva affermato che in questi giorni “attraversati da tanti conflitti e guerre”, la Chiesa è “un grande seme di speranza”, perché in essa “convivono, in forza della fede, donne e uomini diversi per nazionalità, lingua o cultura”. La Chiesa “è un segno posto nel cuore stesso dell’umanità, richiamo e profezia di quell’unità e di quella pace a cui Dio Padre chiama tutti i suoi figli”, ha aggiunto.
Il titolo della catechesi odierna - letta dal papa di fronte a 15mila fedeli, in una piazza bagnata da una leggera pioggia - è appunto “La Chiesa popolo di Dio”. Leone XIV si è soffermato sul secondo capitolo. “Dio […] compie la sua opera di salvezza nella storia scegliendo un popolo concreto e abitando in esso. Per questo, Egli chiama Abramo e gli promette una discendenza numerosa come le stelle”, ha spiegato. Il popolo da Lui scelto “è chiamato a diventare luce per le altre nazioni, come un faro che attirerà a sé tutti i popoli, l’intera umanità”, ha aggiunto il papa.
E, come affermò il Concilio, ciò “avvenne in preparazione e in figura di quella nuova e perfetta alleanza” che doveva compiersi in Gesù Cristo. “È infatti Cristo che, nel dono del suo Corpo e del suo Sangue, raccoglie in sé stesso e in modo definitivo questo popolo”, ha aggiunto. La Chiesa è “il popolo di Dio che trae la propria esistenza dal corpo di Cristo e che è esso stesso corpo di Cristo; non un popolo come gli altri, ma il popolo di Dio, convocato da Lui e fatto di donne e uomini provenienti da tutti i popoli”, ha detto. Suo principio unificatore è “la fede in Cristo”.
“Siamo nella Chiesa per ricevere incessantemente la vita dal Padre e per vivere come suoi figli e fratelli tra di noi - ha proseguito Prevost -. Di conseguenza, la legge che anima le relazioni nella Chiesa è l’amore, così come lo riceviamo e lo sperimentiamo in Gesù; e sua meta è il Regno di Dio, verso il quale essa cammina insieme a tutta l’umanità”. E ancora: “Nella Chiesa c’è e deve esserci posto per tutti”. “La Chiesa è una ma include tutti”, ha detto.




