15/03/2026, 12.47
VATICANO
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Papa su Medio Oriente: 'Attacchi hanno colpito scuole e ospedali. Si aprano percorsi di dialogo'

Leone XIV all'Angelus ha invocato "soluzioni durature alla grave crisi" in Libano. La vicinanza ai cari di "migliaia di persone innocenti" uccise: "Popoli attendono la pace". Nel commento al Vangelo: "Fede chiede di aprire gli occhi sulle ferite del mondo". Ieri il pontefice ha preso possesso dell'appartamento nel Palazzo Apostolico, inutilizzato da Bergoglio.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Stamattina, un cielo coperto ha accolto migliaia di fedeli in piazza San Pietro per assistere alla recita dell’Angelus di papa Leone XIV. Il pontefice si è affacciato alle 12, come di consueto, dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano, dove ieri pomeriggio ha preso possesso dell’appartamento papale ristrutturato, non occupato durante il pontificato di papa Francesco, che scelse di abitare a Casa Santa Marta. Il papa si è quindi trasferito dal palazzo del Sant’Uffizio. 

Immancabilmente, Prevost, dopo la preghiera mariana, ha ricordato che “da due settimane i popoli del Medio Oriente soffrono l’atroce violenza della guerra”. Scatenata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele sull’Iran. “Migliaia di persone innocenti sono state uccise e moltissime altre costrette ad abbandonare le proprie case”, ha ricordato. “Rinnovo la mia vicinanza orante a tutti coloro che hanno perso i propri cari negli attacchi che hanno colpito scuole, ospedali e centri abitati”. Solo nella scuola Shajareh Tayyebeh di Minab, sud dell’Iran, sono almeno 150 le bambine ammazzate, colpite dai raid durante il primo giorno dell’offensiva.

Il papa ha condiviso “grande preoccupazione” anche per la situazione in Libano: “Auspico cammini di dialogo che possano sostenere le autorità del Paese nell’implementare soluzioni durature alla grave crisi in corso per il bene comune di tutti i libanesi”. Rivolgendo un appello ai responsabili del conflitto, “a nome dei cristiani del Medio Oriente e di tutte le donne e gli uomini di buona volontà”. “Cessate il fuoco! Si riaprano percorsi di dialogo!”, ha esclamato. “La violenza non potrà mai portarti alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono”.

Prima dell’Angelus, Leone XIV ha commentato il Vangelo del giorno (Gv 9, 1-41). In questo tempo provato dalla disperazione umana “c’è bisogno di una fede sveglia, attenta e profetica, che apra gli occhi sulle oscurità del mondo e vi porti la luce del Vangelo attraverso un impegno di pace, di giustizia e di solidarietà”, ha detto. “Oggi, in particolare, a fronte delle tante domande del cuore umano e delle drammatiche situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza che segnano il nostro tempo”. 

Rivolgendosi ai presenti, ha affermato: “Anche noi, guariti dall’amore di Cristo [come il cieco guarito da Gesù], siamo chiamati a vivere un cristianesimo ‘dagli occhi aperti’. La fede non è un atto cieco, un abdicare alla ragione, una sistemazione in qualche certezza religiosa che ci fa distogliere lo sguardo dal mondo”. Al contrario, la fede “ci chiede di ‘aprire gli occhi’, come faceva Lui, soprattutto sulle sofferenze degli altri e sulle ferite del mondo”. 

La guarigione dell’uomo cieco dalla nascita nel brano viene colta dall’evangelista Giovanni per parlare del “mistero della salvezza”. Ha spiegato il papa: “Mentre eravamo nell’oscurità, mentre l’umanità camminava nelle tenebre, Dio ha inviato suo Figlio come luce del mondo, per aprire gli occhi dei ciechi e illuminare la nostra vita”. Infatti, tutte le persone sono cieche “dalla nascita”.

“Dio si è fatto carne in Gesù, perché il fango della nostra umanità, impastato con il respiro della sua grazia, potesse ricevere una nuova luce, capace di farci vedere finalmente noi stessi, gli altri e Dio nella verità”, ha aggiunto. Cosicché la fede non è un “salto nel buio” - come sottolinea un’opinione diffusa “lungo i secoli”. “Il Vangelo ci dice invece che a contatto con Cristo gli occhi si aprono”. 

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