10/07/2011, 00.00
VATICANO
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Papa: Gesù, vera “parabola” di Dio, non ci costringe a credere, ma ci attira a Sé

Cristo “rispetta la nostra libertà”. Primo Angelus da Castel Gandolfo, dove il pontefice passerà il suo periodo di riposo estivo. Un ricordo ai marinai rapiti dai pirati, nella “Domenica del Mare”. Imparare da san Benedetto, patrono d’Europa, per “dare a Dio il posto che Gli spetta, il primo posto, offrendo a Lui, con la preghiera del mattino e della sera, le attività quotidiane”.
Castel Gandolfo (AsiaNews) – “La vera ‘Parabola’ di Dio è Gesù stesso, la sua Persona che, nel segno dell’umanità, nasconde e al tempo stesso rivela la divinità. In questo modo Dio non ci costringe a credere in Lui, ma ci attira a Sé con la verità e la bontà del suo Figlio incarnato: l’amore, infatti, rispetta sempre la libertà”. È quanto Benedetto XVI ha sottolineato oggi prima della preghiera dell’Angelus nel cortile del palazzo apostolico di Castel Gandolfo, dove si trova dal 7 luglio per il periodo di riposto estivo.

Riferendosi al vangelo della domenica (XV durante l’anno, A), che riporta la parabola del seminatore (Matteo13,1-23), il papa si è soffermato sul “metodo” della parabola nella predicazione di Gesù: “ ‘Perché a loro parli con parabole?’ – domandano i discepoli (Mt 13,10). E Gesù risponde ponendo una distinzione tra loro e la folla: ai discepoli, cioè a coloro che si sono già decisi per Lui, Egli può parlare del Regno di Dio apertamente, invece agli altri deve annunciarlo in parabole, per stimolare appunto la decisione, la conversione del cuore; le parabole, infatti, per loro natura richiedono uno sforzo di interpretazione, interpellano l’intelligenza ma anche la libertà. Spiega San Giovanni Crisostomo: ‘Gesù ha pronunciato queste parole con l’intento di attirare a sé i suoi ascoltatori e di sollecitarli assicurando che, se si rivolgeranno a Lui, Egli li guarirà’ (Comm. al Vang. di Matt., 45,1-2). In fondo, la vera ‘Parabola’ di Dio è Gesù stesso, la sua Persona che, nel segno dell’umanità, nasconde e al tempo stesso rivela la divinità. In questo modo Dio non ci costringe a credere in Lui, ma ci attira a Sé con la verità e la bontà del suo Figlio incarnato: l’amore, infatti, rispetta sempre la libertà”.

Per il pontefice, la parabola del seminatore è “autobiografica”, perché “riflette l’esperienza stessa di Gesù, della sua predicazione: Egli si identifica con il seminatore, che sparge il buon seme della Parola di Dio, e si accorge dei diversi effetti che ottiene, a seconda del tipo di accoglienza riservata all’annuncio. C’è chi ascolta superficialmente la Parola ma non l’accoglie; c’è chi l’accoglie sul momento ma non ha costanza e perde tutto; c’è chi viene sopraffatto dalle preoccupazioni e seduzioni del mondo; e c’è chi ascolta in modo recettivo come il terreno buono: qui la Parola porta frutto in abbondanza”.

A conclusione della sua riflessione, il papa ha ricordato che domani è la festa di san Benedetto, patrono d’Europa. “Guardiamo a lui – ha spiegato - come maestro dell’ascolto della Parola di Dio, un ascolto profondo e perseverante. Dobbiamo sempre imparare dal grande Patriarca del monachesimo occidentale a dare a Dio il posto che Gli spetta, il primo posto, offrendo a Lui, con la preghiera del mattino e della sera, le attività quotidiane. La Vergine Maria ci aiuti ad essere, sul suo modello, ‘terra buona’ dove il seme della Parola possa portare molto frutto”.

Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha rivolto un pensiero ai cappellani e ai volontari impegnati nella cura pastorale dei marittimi, dei pescatori e delle loro famiglie, proprio nel giorno in cui si celebra la “Domenica del Mare”, cioè la Giornata per l’apostolato nell’ambiente marittimo.
Il papa – che ha incontrato diversi familiari di marinai rapiti dai pirati, ha aggiunto: “Assicuro la mia preghiera anche per i marittimi che purtroppo si trovano sequestrati per atti di pirateria. Auspico che vengano trattati con rispetto e umanità, e prego per i loro familiari, affinché siano forti nella fede e non perdano la speranza di riunirsi presto ai loro cari.”.
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