28/01/2020, 11.47
VATICANO
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Papa: essere cristiani è una gioia e la Chiesa andrà avanti con evangelizzatori gioiosi

Anche a noi succede di sentire la gioia “quando siamo con il Signore” e, magari in parrocchia o nei paesi, la gente fa festa. . “La Parola di Dio non si vergogna della festa”. “E’ vero a volte il pericolo della gioia è andare oltre e credere che questo sia tutto. No: questa è l’aria di festa”

La gioia nel ricevere la Parola di Dio è stata al centro dell’omelia della messa celebrata stamattina da papa Francesco a Casa Santa Marta, prendendo spunto dalla prima Lettura di oggi, tratta dal secondo libro di Samuele (2Sam 6,12b-15.17-19)  dove si racconta di Davide e di tutto il popolo d’Israele in festa per il ritorno dell’Arca dell’Alleanza a Gerusalemme.

L’Arca era stata rapita, ha ricordato il Papa, e il suo ritorno “è una gioia grande per il popolo”. Il popolo sente che Dio gli è vicino e fa festa. E il re Davide è con lui, si mette alla testa della processione, fa un sacrificio immolando un giovenco e un ariete grasso. Con il popolo poi grida, canta e balla “con tutte le forze”. “Era una festa: la gioia del popolo di Dio perché Dio era con loro. E Davide? Balla. Balla davanti al popolo, esprime la sua gioia senza vergogna; è la gioia spirituale dell’incontro con il Signore: Dio è tornato da noi, e questo ci dà tanta gioia. Davide non pensa che è il re e che il re deve essere distaccato dalla gente, la ‘sua maestà’, con la distanza … Davide ama il Signore, è felice per questo evento di portare l’arca del Signore. Esprime questa felicità, questa gioia, ballando e anche cantava sicuramente come tutto il popolo”.

Anche a noi, ha rilevato Francesco, succede di sentire la gioia “quando siamo con il Signore” e, magari in parrocchia o nei paesi, la gente fa festa. Come quando venne ritrovato il libro della legge al tempo di Neemia e  anche allora “il popolo piangeva di gioia”, continuando anche a casa a festeggiare.  

Il testo del profeta Samuele continua descrivendo il rientro di Davide nella sua casa dove trova una delle mogli, Mical, la figlia di Saul. Lei lo accoglie con disprezzo. Vedendo il re ballare si era vergognata di lui e lo rimprovera dicendogli : “Ma ti sei vergognato ballando come un volgare, come uno del popolo?”. “È il disprezzo della religiosità genuina, della spontaneità della gioia con il Signore. E Davide le spiega: ‘Ma guarda, era motivo di gioia questo. La gioia nel Signore, perché abbiamo portato l’Arca a casa!’. Ma lei lo disprezza. E dice la Bibbia che questa signora – si chiamava Mical – non ha avuto figli per questo. Il Signore l’ha punita. Quando manca la gioia in un cristiano, quel cristiano non è fecondo; quando manca la gioia nel nostro cuore, non c’è fecondità”.

Francesco ha poi fatto notare che la festa non si esprime solo spiritualmente, ma diventa condivisione. Davide, quel giorno, dopo la benedizione, aveva distribuito “una focaccia di pane per ognuno, una porzione di carne arrostita e una schiacciata di uva passa”, perché ognuno festeggiasse nella propria casa. “La Parola di Dio non si vergogna della festa”, ha sottolineato il Papa. “E’ vero – ha detto ancora - a volte il pericolo della gioia è andare oltre e credere che questo sia tutto. No: questa è l’aria di festa”. E San Paolo VI nella Esortazione apostolica “Evangelii Nuntiandi”, parla di questo aspetto e esorta alla gioia. “La Chiesa – ha concluso Francesco - non andrà avanti, il Vangelo non andrà avanti con evangelizzatori noiosi, amareggiati. No. Soltanto andrà avanti con evangelizzatori gioiosi, pieni di vita. La gioia nel ricevere la Parola di Dio, la gioia di essere cristiani, la gioia di andare avanti, la capacità di fare festa senza vergognarsi e non essere come questa signora, Mical, cristiani formali, cristiani prigionieri delle formalità”. 

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