21/07/2022, 14.21
VATICANO
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Papa: i poveri le prime vittime del cambiamento climatico

Il messaggio di Francesco per la Giornata del creato che la Chiesa celebra il 1° settembre. Appello in vista della Cop27 che si terrà a Sharm el Sheikh nel novembre 2022: “I Paesi più ricchi compiano passi più ambiziosi e mantengano le promesse sugli impegni finanziari per l’aiuto a chi è più vulnerabile. I ritardi degli altri non giustifichino le proprie inazioni".

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Lo stato di degrado della nostra casa comune merita la stessa attenzione di altre sfide globali quali le gravi crisi sanitarie e i conflitti bellici”. Lo scrive papa Francesco nel messaggio per la Giornata di preghiera per la cura del creato, che per sua volontà la Chiesa celebra il 1° settembre. Il testo – intitolato “Ascolta la voce del creato” - è stato presentato oggi in Vaticano insieme al “tempo del creato”, un mese speciale di attenzione a questo tema che si protrarrà fino alla festa di san Francesco il 4 ottobre.

Nel messaggio papa Francesco invita ad ascoltare “un coro di grida amare” che si levano oggi sulla questione del creato. “Per prima - scrive - è la sorella madre terra che grida. In balia dei nostri eccessi consumistici, essa geme e ci implora di fermare i nostri abusi e la sua distruzione”. Ma a gridare sono anche le “innumerevoli specie che si stanno estinguendo” vittime di quello che il pontefice - riprendendo l’enciclica Laudato Sì - definisce un “antropocentrismo dispotico”. Gridano poi “i più poveri tra noi”, che “esposti alla crisi climatica, soffrono più fortemente l’impatto di siccità, inondazioni, uragani e ondate di caldo che continuano a diventare sempre più intensi e frequenti”. E poi i popoli nativi “invasi e devastati da ogni parte da interessi economici predatori” e gli adolescenti che “chiedono ansiosi a noi adulti di fare tutto il possibile per prevenire o almeno limitare il collasso degli ecosistemi del nostro pianeta”.

Di fronte a queste grida – scrive il papa – “dobbiamo pentirci e modificare gli stili di vita e i sistemi dannosi”. Perché l’appello evangelico alla conversione “implica anche un rapporto diverso con gli altri e con il creato”. Una conversione – specifica il pontefice – che non è solo personale ma anche comunitaria.

In questo senso papa Francesco invita a guardare ai prossimi incontri promossi dalle Nazioni Unite sulla questione ambientale, a partire dalla Cop27, la conferenza sul clima che si terrà a Sharm el Sheikh in Egitto nel novembre 2022. Ricordando la recente adesione formale del Vaticano all’Accordo di Parigi, il pontefice scrive che “raggiungere l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C è alquanto impegnativo e richiede la responsabile collaborazione tra tutte le nazioni a presentare piani climatici, o contributi determinati a livello nazionale, più ambiziosi, per ridurre a zero le emissioni nette di gas serra il più urgentemente possibile”. ”Alla base di tutto - continua - dev’esserci l’alleanza tra l’essere umano e l’ambiente che, per noi credenti, è specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino”.

Francesco cita anche il vertice Cop15 sulla biodiversità, che si terrà in Canada a dicembre: “Per fermare l’ulteriore collasso della ‘rete della vita’ – la biodiversità – che Dio ci ha donato, preghiamo e invitiamo le nazioni ad accordarsi su quattro principi chiave: costruire una chiara base etica per la trasformazione di cui abbiamo bisogno al fine di salvare la biodiversità; lottare contro la perdita di biodiversità; promuovere la solidarietà globale; mettere al centro le persone in situazioni di vulnerabilità”.

Infine, ricordando l’esistenza di un “debito ecologico delle nazioni economicamente più ricche, che hanno inquinato di più negli ultimi due secoli”, papa Francesco chiede a loro “passi più ambiziosi sia alla Cop27 che alla Cop15”: “un’azione determinata all’interno dei loro confini”, ma anche “mantenere le loro promesse di sostegno finanziario e tecnico per le nazioni economicamente più povere, che stanno già subendo il peso maggiore della crisi climatica”. Inoltre auspica “un ulteriore sostegno finanziario per la conservazione della biodiversità”. Precisando - però - che anche i Paesi economicamente meno ricchi hanno responsabilità significative: “i ritardi degli altri – conclude - non possono mai giustificare la propria inazione. È necessario agire, tutti, con decisione”.

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