14/06/2022, 14.58
VATICANO
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Papa: l’insensatezza della guerra genera povertà

Il messaggio di Francesco per la VI Giornata mondiale dei poveri che verrà celebrata il 13 novembre 2022 sul tema “Gesù Cristo si è fatto povero per voi”: “Fratelli che ci tendono la mano per riscuoterci dal torpore in cui siamo caduti”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Di fronte alla guerra in Ucraina, “andata ad aggiungersi alle guerre regionali che in questi anni stanno mietendo morte e distruzione”, come dare una risposta adeguata ai milioni di donne, bambini e anziani “lasciati in balia dell’incertezza e della precarietà”? È la domanda drammatica che papa Francesco rilancia nel messaggio per la VI Giornata mondiale dei poveri diffuso oggi in Vaticano. “Gesù Cristo si è fatto povero per voi” è il versetto di san Paolo (2Cor 8,9) scelto per questo appuntamento che la Chiesa celebrerà in tutto il mondo domenica 13 novembre 2022. Ma se il cuore di questo evento resta la riscoperta del paradosso evangelico per cui c’è una povertà che arricchisce l’uomo, di fronte alle immagini drammatiche che continuano ad arrivare dall’Ucraina non si può non fare i conti anche con chi improvvisamente si trova ad aver perso tutto ciò che aveva di più caro.

Il quadro di questa guerra - scrive il papa "si presenta più complesso per il diretto intervento di una 'superpotenza', che intende imporre la sua volontà contro il principio dell’autodeterminazione dei popoli. Si ripetono scene di tragica memoria e ancora una volta i ricatti reciproci di alcuni potenti coprono la voce dell’umanità che invoca la pace".

“Quanti poveri genera l’insensatezza della guerra - continua Francesco -. Dovunque si volga lo sguardo, si constata come la violenza colpisca le persone indifese e più deboli. Deportazione di migliaia di persone, soprattutto bambini e bambine, per sradicarle e imporre loro un’altra identità. Ritornano attuali le parole del salmista di fronte alla distruzione di Gerusalemme e all’esilio dei giovani ebrei: ‘Lungo i fiumi di Babilonia là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre, perché là ci chiedevano parole di canto, coloro che ci avevano deportato, allegre canzoni i nostri oppressori. […] Come cantare i canti del Signore, in terra straniera?’ (Sal 137,1-4)”.

Il papa si compiace per la tanta solidarietà mostrata da popoli e famiglie che hanno aperto le porte “per accogliere milioni di profughi delle guerre in Medio Oriente, in Africa centrale e ora in Ucraina”. Ma osserva anche che “più si protrae un conflitto, più si aggravano le sue conseguenze. I popoli che accolgono fanno sempre più fatica a dare continuità al soccorso; le famiglie e le comunità iniziano a sentire il peso di una situazione che va oltre l’emergenza. È questo il momento di non cedere e di rinnovare la motivazione iniziale. Ciò che abbiamo iniziato ha bisogno di essere portato a compimento con la stessa responsabilità”.

“Come membri della società civile - ammonisce - manteniamo vivo il richiamo ai valori di libertà, responsabilità, fratellanza e solidarietà. E come cristiani, ritroviamo sempre nella carità, nella fede e nella speranza il fondamento del nostro essere e del nostro agire”.

A questo mira appunto la Giornata mondiale dei poveri, istituita da Francesco al termine del Giubileo della misericordia. “Davanti ai poveri – scrive il pontefice nel suo messaggio - non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno. A volte, invece, può subentrare una forma di rilassatezza, che porta ad assumere comportamenti non coerenti, quale è l’indifferenza nei confronti dei poveri”. 

Il pontefice ricorda che il problema non è il denaro in sé, ma trasformarlo nello scopo principale della propria vita. “Nulla di più nocivo potrebbe accadere a un cristiano e a una comunità dell’essere abbagliati dall’idolo della ricchezza, che finisce per incatenare a una visione della vita effimera e fallimentare”. "Quando l’unica legge diventa il calcolo del guadagno a fine giornata - aggiunge - allora non si hanno più freni ad adottare la logica dello sfruttamento delle persone: gli altri sono solo dei mezzi. Non esistono più giusto salario, giusto orario lavorativo, e si creano nuove forme di schiavitù, subite da persone che non hanno alternativa e devono accettare questa velenosa ingiustizia pur di racimolare il minimo per il sostentamento".

Quanto ai modi per vivere la solidarietà papa Francesco invita a guardarsi dall’assistenzialismo e dallo stesso attivismo, per coltivare invece una “attenzione sincera e generosa che permette di avvicinarsi a un povero come a un fratello che tende la mano perché io mi riscuota dal torpore in cui sono caduto”. Perché il vangelo di Gesù ci insegna il paradosso di una povertà che rende ricchi.

“Se Lui si è fatto povero per noi - commenta - allora la nostra stessa vita viene illuminata e trasformata, e acquista un valore che il mondo non conosce e non può dare”. E “se vogliamo che la vita vinca sulla morte e la dignità sia riscattata dall’ingiustizia, la strada è la sua: è seguire la povertà di Gesù Cristo, condividendo la vita per amore, spezzando il pane della propria esistenza con i fratelli e le sorelle, a partire dagli ultimi, da quanti mancano del necessario, perché sia fatta uguaglianza, i poveri siano liberati dalla miseria e i ricchi dalla vanità, entrambe senza speranza”.

Francesco conclude infine il suo messaggio citando alcune parole di Charles de Foucauld, il “fratello universale” che lasciò tutte le sue ricchezze per vivere tra i touareg del deserto del Sahara, proclamato da lui santo poche settimane fa. “Non disprezziamo i poveri, i piccoli, gli operai – scriveva de Foucauld - non solo essi sono i nostri fratelli in Dio, ma sono anche quelli che nel modo più perfetto imitano Gesù nella sua vita esteriore. Non cessiamo mai di essere in tutto poveri, fratelli dei poveri, compagni dei poveri, siamo i più poveri dei poveri come Gesù, e come lui amiamo i poveri e circondiamoci di loro”.

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