12/12/2017, 19.10
VATICANO
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Papa: l’America latina difenda la varietà delle sue popolazioni

Nella messa per la festa liturgica della Beata Vergine Maria di Guadalupe, Francesco esorta a resistere alla “omogeneizzazione  che finiscono per imporre - sotto slogan attraenti - un modo unico di pensare, di essere, di sentire, di vivere”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – L’America latina è chiamata “non solo a crescere, ma soprattutto nel nostro tempo, a difendere coraggiosamente” la ricca varietà dei suoi popoli, da tutti i tentativi di “omogeneizzazione  che finiscono per imporre - sotto slogan attraenti - un modo unico di pensare, di essere, di sentire, di vivere”. E’ la celebrazione per l’America latina che papa Francesco ha celebrato nella basilica di san Pietro nella festa liturgica della Beata Vergine Maria di Guadalupe.

Francesco prende spunto dal canto di Maria, il "Magnificat", e il "Benedictus" di Zaccaria “Vorrei sottolineare questi due aspetti. Elisabetta, la donna sotto il segno della sterilità e sotto il segno della fertilità”. “Elisabetta, la donna sterile, con tutto ciò che questo implicava per la mentalità religiosa del suo tempo, che considerava la sterilità come una punizione divina dovuta al suo stesso peccato o a quello di suo marito. Un segno di vergogna nella sua stessa carne o perché si considera colpevole di un peccato che non ha commesso o perché si sentiva molto poco perché non era all'altezza di ciò che si aspettava da lei”. Una sterilità “che diventa profonda e finisce per paralizzarti per tutta la vita” e che la persona può sentire per la vergogna di sentirsi piccola.

Una sensazione che i vescovi latinoamericani vedono “nelle nostre comunità indigene e afro-americani, che spesso non sono trattate con dignità e parità di condizioni; o in molte donne che sono escluse a causa del sesso, della razza o dello stato socioeconomico; dei giovani, che ricevono un'istruzione di bassa qualità e non hanno l'opportunità di progredire nei loro studi o di entrare nel mercato del lavoro per sviluppare e costruire una famiglia; in molti poveri, disoccupati, migranti, sfollati, contadini senza terra, che cercano di sopravvivere nell'economia informale; nei bambini vittime della prostituzione infantile”.

Ma accanto alla Elisabetta sterile, “contempliamo Elisabetta, la donna stupita e fecondata”, “la prima a riconoscere e benedire Maria”, colei che “nella sua vecchiaia ha vissuto il compimento della promessa fatta da Dio. Colei che non poteva avere figli portava nel suo grembo il precursore della salvezza. In esso, si capisce che il sogno di Dio non è né sterile né stigmatizzare o riempito di vergogna i loro figli, ma far emergere in loro e da loro un canto di benedizione”.

“In mezzo a questa dialettica sguardo fertilità sterilità alla ricchezza e la diversità culturale dei nostri popoli dell'America Latina e dei Caraibi, è un segno di grande ricchezza che siamo invitati non solo a crescere, ma soprattutto nel nostro tempo, difendere coraggiosamente tutti i tentativi omogeneizzanti”. “In breve, la nostra fertilità ci impone di difendere i nostri popoli da una colonizzazione ideologica che annulli i più ricchi di loro, siano essi indigeni, afroamericani, meticci, contadini o suburbani”.

 

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