17/11/2021, 10.46
VATICANO
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Papa: parrocchie, scuole e ambienti sportivi hanno il dovere di proteggere i ragazzi

“Le periferie sono predilette da Gesù”, che “continua a manifestarsi nelle periferie geografiche ed esistenziali” e che anche oggi la Chiesa “sa che è chiamata ad annunciare la buona novella a partire dalle periferie”. Nuovo ciclo di catechesi dedicato a san Giuseppe, che “ricorda alla Chiesa di fissare lo sguardo su ciò che il mondo ignora volutamente”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “È dovere imprescindibile di quanti hanno responsabilità educative in famiglia, in parrocchia, nella scuola e negli ambienti sportivi proteggere e rispettare gli adolescenti e i ragazzi loro affidati, perché proprio in quei posti la maggioranza di queste situazioni succede”. Con queste parole, papa Francesco ha commentato oggi l’iniziativa della Conferenza episcopale italiana che domani celebra la prima Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. Nel parlarne al termine dell’udienza generale, Francesco ha definito la Giornata “un’occasione di riflessione, di sensibilizzazione e di preghiera per sostenere cammini di recupero umano e spirituale delle vittime”.

In precedenza, nel discorso per l’udienza generale, Francesco ha affermato che “le periferie sono predilette da Gesù”, che “continua a manifestarsi nelle periferie geografiche ed esistenziali” e che anche oggi la Chiesa “sa che è chiamata ad annunciare la buona novella a partire dalle periferie”, come erano Betlemme e Nazaret, dove Gesù scelse di nascere e dove visse Giuseppe. A lui, “falegname di Nazaret che si fida del progetto di Dio sulla sua giovane promessa sposa e su di lui” e che “ricorda alla Chiesa di fissare lo sguardo su ciò che il mondo ignora volutamente” papa Francesco dedica, da oggi, una serie di catechesi per l’udienza generale.

Alle ottomila persone presenti nell’aula Paolo VI, Francesco ha innanzi tutto ricordato che siamo in un anno dedicato a san Giuseppe, a 150 anni da quando, l’8 dicembre 1870 il beato Pio IX proclamò San Giuseppe patrono della Chiesa universale. “Egli ricorda a ciascuno di noi di dare importanza a ciò che gli altri scartano. In questo senso è davvero un maestro dell’essenziale: ci ricorda che ciò che davvero vale non attira la nostra attenzione, ma esige un paziente discernimento per essere scoperto e valorizzato”. “Mai come oggi, in questo tempo segnato da una crisi globale con diverse componenti, egli può esserci di sostegno, di conforto e di guida. Per questo ho deciso di dedicargli un ciclo di catechesi, che spero possano aiutarci ulteriormente a lasciarci illuminare dal suo esempio e dalla sua testimonianza”.

Francesco ha spiegato che il nome Giuseppe in ebraico significa “Dio accresca, Dio faccia crescere”. “È un augurio, una benedizione fondata sulla fiducia nella provvidenza di Dio e riferita specialmente alla fecondità e alla crescita dei figli. In effetti, proprio questo nome ci rivela un aspetto essenziale della personalità di Giuseppe di Nazaret. Egli è un uomo pieno di fede in Dio, nella sua provvidenza. Ogni sua azione narrata dal Vangelo è dettata dalla certezza che Dio ‘fa crescere’, ‘aumenta’, ‘aggiunge’, cioè che Dio provvede a mandare avanti il suo disegno di salvezza”.

E dal fatto che “il Figlio di Dio non sceglie Gerusalemme come luogo della sua incarnazione, ma Betlemme e Nazaret, due villaggi periferici, lontani dai clamori della cronaca e del potere del tempo”, ci dice che “la periferia e la marginalità sono predilette da Dio”. “Non prendere sul serio questa realtà equivale a non prendere sul serio il Vangelo e l’opera di Dio, che continua a manifestarsi nelle periferie geografiche ed esistenziali. In particolare, Gesù va a cercare i peccatori, entra nelle loro case, parla con loro, li chiama a conversione. Ma va a cercare anche quelli che il male non lo hanno fatto ma lo hanno subito: i malati, gli affamati, i poveri, gli ultimi”.

Quanto a Giuseppe, “egli ricorda a ciascuno di noi di dare importanza a ciò che gli altri scartano. In questo senso è davvero un maestro dell’essenziale: ci ricorda che ciò che davvero vale non attira la nostra attenzione, ma esige un paziente discernimento per essere scoperto e valorizzato. Chiediamo a lui di intercedere affinché tutta la Chiesa recuperi questo sguardo, questa capacità di discernere e valutare l’essenziale. Ripartiamo da Betlemme, ripartiamo da Nazaret. Vorrei oggi mandare un messaggio a tutti gli uomini e le donne che vivono le periferie geografiche più dimenticate del mondo o che vivono situazioni di marginalità esistenziale. Possiate trovare in San Giuseppe il testimone e il protettore a cui guardare. A lui possiamo rivolgerci con questa preghiera, preghiera fatta in casa, preghiera del cuore: San Giuseppe, tu che sempre ti sei fidato di Dio, e hai fatto le tue scelte guidato dalla sua provvidenza, insegnaci a non contare tanto sui nostri progetti, ma sul suo disegno d’amore. Tu che vieni dalle periferie, aiutaci a convertire il nostro sguardo e a preferire ciò che il mondo scarta e mette ai margini. Conforta chi si sente solo e sostieni chi si impegna in silenzio per difendere la vita e la dignità umana”.

“Chiediamo a San Giuseppe, che viene dalle periferie – ha aggiunto nel saluto ai fedeli arabi - di aiutarci a convertire il nostro sguardo e a preferire ciò che il mondo scarta e mette ai margini. E voi che vivete le periferie geografiche più dimenticate del mondo o che vivete situazioni di marginalità esistenziale, possiate trovare in San Giuseppe il testimone e il protettore a cui guardare”.

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