04/01/2022, 12.55
VATICANO
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Papa: prendersi cura del malato con competenza e misericordia

“La misericordia di Dio ha in sé sia la dimensione della paternità sia quella della maternità”. “Cari operatori sanitari, siate consapevoli della grande dignità della vostra professione, come pure della responsabilità che essa comporta”. “Tanti missionari hanno accompagnato l’annuncio del Vangelo con la costruzione di ospedali, dispensari e luoghi di cura. Sono opere preziose mediante le quali la carità cristiana ha preso forma e l’amore di Cristo”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Prendersi cura del malato, “opera principale nella missione degli apostoli”, vede l’azione di tanti “testimoni di carità”, a partire dagli operatori sanitari e da quei cristiani che danno vita alle tante “locande del buon samaritano” che offrono cure e quella misericordia che “è per eccellenza il nome di Dio”. Ha il tema: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36). Porsi accanto a chi soffre in un cammino di carità, il messaggio di papa Francesco per la 30ma Giornata mondiale del malato, che ricorre l’11 febbraio, pubblicato oggi.

Il riferimento alla misericordia, scrive Francesco, “ci fa anzitutto volgere lo sguardo a Dio ‘ricco di misericordia’ (Ef 2,4)”. In Dio, la misericordia è “forza presente in tutto ciò che Egli opera. È forza e tenerezza insieme. Per questo possiamo dire, con stupore e riconoscenza, che la misericordia di Dio ha in sé sia la dimensione della paternità sia quella della maternità (cfr Is 49,15), perché Egli si prende cura di noi con la forza di un padre e con la tenerezza di una madre, sempre desideroso di donarci nuova vita nello Spirito Santo”.

Ricordando che Gesù guarì tanti malati, Francesco sottolinea l’isolamento che una persona vive quando “sperimenta nella propria carne fragilità e sofferenza a causa della malattia”, vivendo con un cuore appesantito dall’angoscia e dalla paura. Così è stato per i tanti che in tempo di pandemia “hanno vissuto nella solitudine di un reparto di terapia intensiva l’ultimo tratto della loro esistenza, certamente curati da generosi operatori sanitari, ma lontani dagli affetti più cari e dalle persone più importanti della loro vita terrena”.

Francesco ricorda poi che la Giornata, istituita da Giovanni Paolo II, a causa della pandemia sarà celebrata nella basilica vaticana e non ad Arequipa in Perù e che essa resta anche occasione per fare il punto sui passi avanti compiuti dalla scienza e anche su quelli da fare anche nella pastorale dei malati. La malattia chiama in causa in primo luogo gli operatori sanitari. A tutti loro Francesco si rivolge dicendo: “Cari operatori sanitari, il vostro servizio accanto ai malati, svolto con amore e competenza, trascende i limiti della professione per diventare una missione” e “siate consapevoli della grande dignità della vostra professione, come pure della responsabilità che essa comporta”. “Il malato – afferma poi - è sempre più importante della sua malattia, e per questo ogni approccio terapeutico non può prescindere dall’ascolto del paziente, della sua storia, delle sue ansie, delle sue paure. Anche quando non è possibile guarire, sempre è possibile curare, sempre è possibile consolare, sempre è possibile far sentire una vicinanza che mostra interesse alla persona prima che alla sua patologia. Per questo auspico che i percorsi formativi degli operatori della salute siano capaci di abilitare all’ascolto e alla dimensione relazionale”.

In tale ottica, si pone la cura pastorale dei malati. “Non possiamo tralasciare – si legge nel documento - di offrire loro la vicinanza di Dio, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede”. Tutti siamo chiamati alla vicinanza, “quanti malati e quante persone anziane vivono a casa e aspettano una visita!”.

E’ l’approccio proprio delle istituzioni sanitarie cattoliche. “Tanti missionari hanno accompagnato l’annuncio del Vangelo con la costruzione di ospedali, dispensari e luoghi di cura. Sono opere preziose mediante le quali la carità cristiana ha preso forma e l’amore di Cristo, testimoniato dai suoi discepoli, è diventato più credibile. Penso soprattutto alle popolazioni delle zone più povere del pianeta, dove a volte occorre percorrere lunghe distanze per trovare centri di cura che, seppur con risorse limitate, offrono quanto è disponibile. La strada è ancora lunga e in alcuni Paesi ricevere cure adeguate rimane un lusso. Lo attesta ad esempio la scarsa disponibilità, nei Paesi più poveri, di vaccini contro il Covid-19; ma ancor di più la mancanza di cure per patologie che necessitano di medicinali ben più semplici”.

“Quanti fondatori di famiglie religiose – aggiunge - hanno saputo ascoltare il grido di fratelli e sorelle privi di accesso alle cure o curati malamente e si sono prodigati al loro servizio! Ancora oggi, anche nei Paesi più sviluppati, la loro presenza è una benedizione, perché sempre possono offrire, oltre alla cura del corpo con tutta la competenza necessaria, anche quella carità per la quale il malato e i suoi familiari sono al centro dell’attenzione. In un tempo nel quale è diffusa la cultura dello scarto e la vita non è sempre riconosciuta degna di essere accolta e vissuta, queste strutture, come case della misericordia, possono essere esemplari nel custodire e curare ogni esistenza, anche la più fragile, dal suo inizio fino al suo termine naturale”.

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