22/01/2023, 12.42
VATICANO
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Papa: ‘dolore’ per la distruzione della chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione in Myanmar

Nell’omelia della messa solenne per la Domenica della Parola di Dio Francesco bolla come una “maledizione” una Chiesa dal cuore “stretto”, Gesù “pellegrino” allarga i confini. Gli auguri per il Capodanno lunare e la “vicinanza spirituale” a quanti sono nella prova; la preghiera per l’Ucraina e il popolo che “soffre tanto”. All’Angelus definisce la “chiamata” come il momento “decisivo” per ogni cristiano; il “coraggio di lasciare” il quieto vivere per seguire e aprirsi “all’imprevedibile”. 

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Con dolore il mio pensiero va in particolare al Myanmar, dove è stata incendiata e distrutta la chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione nel villaggio di Chan Thar, uno dei luoghi di culto più antichi e importanti del Paese”. È quanto ha sottolineato papa Francesco oggi all’Angelus, attaccando le violenze della giunta militare [pur non citandola direttamente] contro “l’inerme popolazione civile” cui dice di essere “vicino” e che “in molte città è sottoposta a dura prova”. “Voglia Dio - prosegue nell’appello poi concluso con la recita dell’Ave Maria - che finisca presto questo conflitto e si apra un tempo nuovo di perdono, di amore, di pace”. A seguire il pontefice formula “voti di pace” a quanti in Estremo oriente e varie parti del mondo celebrano “il Capodanno lunare” e nella “gioiosa circostanza” esprime “vicinanza spirituale” a quanti “attraversano momenti di prova” causati dalla pandemia. Che la “gentilezza, sensibilità e armonia nelle famiglie” possa permeare “i nostri rapporti familiari e sociali”. A conclusione della preghiera mariana egli rivolge infine un pensiero al Camerun, al Perù e alla “martoriata Ucraina” e al suo popolo “che soffre tanto”, per i quale chiede di “invocare la pace”. 

Ma questa è anche, e soprattutto, la domenica della Parola di Dio, e il papa ne approfitta per lanciare un duro monito: “Non ci succeda - avverte - di professare un Dio dal cuore largo ed essere una Chiesa dal cuore stretto”, perché questa sarebbe una vera “maledizione”. “La salvezza è destinata a tutti”, anche ai più “lontani e perduti” ricorda il papa, e l’annuncio diventa “la principale urgenza” della comunità ecclesiale. “Impariamo da Gesù - prosegue - a mettere la Parola al centro, ad allargare i confini, ad aprirci alla gente, a generare esperienze di incontro con il Signore, sapendo che la Parola di Dio non è cristallizzata in formule astratte e statiche, ma conosce una storia dinamica fatta di persone e di eventi, di parole e di azioni, di sviluppi e tensioni”.

Con un richiamo a dinamismo, conversione e annuncio papa Francesco ha celebrato la messa della Domenica della Parola di Dio, istituita con il Motu proprio Aperuit Illis il 30 settembre 2019 nella terza domenica del Tempo ordinario e giunta ormai alla quarta edizione. Una giornata che, quest’anno, riprende un passo del Vangelo di Giovanni: “Vi annunciamo ciò che abbiamo veduto”. Durante la funzione ad un gruppo di donne e uomini laici è stato conferito il ministero del Lettorato e del Catechista. Fra questi vi sono fedeli proveniente di Filippine, Congo e Messico a simboleggiare la Chiesa universale. Il giorno scelto dal papa è la terza domenica del tempo ordinario, durante la Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani e in prossimità della Giornata del dialogo fra ebrei e cattolici.

Ricordando la decisione di Cristo di lasciare la vita tranquilla a Nazareth per essere “sempre in movimento”, Francesco invita a coglierne il “dinamismo” per testimoniare “a tutti” la parola di Dio. Gesù, avverte, non è un “dottore seduto in cattedra; al contrario, lo vediamo itinerante e pellegrino, a percorrere città e villaggi, a incontrare volti e storie” e in questo modo “allarga i confini” perché la Buona Novella “non è destinata soltanto ai giusti di Israele, ma a tutti”.

Nell’omelia il papa ha poi elencato il secondo aspetto: “la Parola di Dio, che è rivolta a tutti, chiama alla conversione”. Una parola che “scuote, ci scomoda, ci provoca al cambiamento, alla conversione”, che mette in crisi perché “viva”. “Come una spada la Parola penetra nella vita, facendoci discernere - avverte - sentimenti e pensieri del cuore, facendoci cioè vedere qual è la luce del bene a cui dare spazio e dove si addensano invece le tenebre dei vizi e dei peccati da combattere”. E questa, precisa, “è la strada che ci ha indicato il Concilio” rimanendo “uniti nell’unica Chiesa di Cristo”. 

Il terzo e ultimo passaggio richiama al compito dell’annuncio che non avviene per proselitismo, ma per attrazione. Dalle rive del lago di Galilea, quando chiama Simone e Andrea, Gesù si fa “pescatore di uomini” e “ci attira nella ‘rete’ dell’amore del Padre”, diventando apostoli che per primi “avvertono il desiderio irrefrenabile di far salire sulla barca del Regno quanti incontrano”. E ringraziando quanti si fanno portatori dell’annuncio, il papa ricorda “la nostra missione: diventare cercatori di chi è perduto, di chi è oppresso e sfiduciato, per portare loro non noi stessi, ma la consolazione della Parola, l’annuncio dirompente di Dio che trasforma la vita”.

Nell’introdurre la preghiera mariana, il pontefice ha infine approfondito il passo del Vangelo della chiamata dei primi discepoli, in cui rivolge loro un invito diretto: “Seguitemi!”. “Lasciare per seguire” è il metodo usato da Gesù, il quale pone di fronte a una scelta che rappresenta il “momento decisivo per ogni cristiano” perché “qui si gioca il senso di tutto: se non si trova il coraggio di mettersi in cammino, c’è il rischio - avverte il papa - di restare spettatori della propria esistenza e di vivere la fede a metà”. Ecco perché stare con Cristo richiede “il coraggio di lasciare” non solo vizi e peccati, ma anche “paure, calcoli egoistici, garanzie”. Fra gli esempi, il pontefice - che chiede ai fedeli di portare sempre nella propria borsa una copia, anche piccola, della Bibbia - cita la scelta di una giovane famiglia di “aprirsi all’imprevedibile e bellissima avventura della maternità e della paternità” o “un medico o un operatore sanitario” con i loro sacrifici e rinunce.

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