27/05/2022, 11.56
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Partizione dell'India, un dramma che da 75 anni divide le famiglie

di Alessandra De Poli

Nel 2012 sembrava che Delhi e Islamabad avessero trovato un accordo per permettere agli anziani di ricongiungersi con i familiari lasciati al di là del confine durante le violenze del 1947. In realtà il trattato non è mai stato attuato e ancora oggi ottenere un visto per ritrovare i propri cari richiede mesi. Un canale YouTube e un passaggio aperto per i pellegrinaggi religiosi nell'ultimo anno hanno ridato però un po' di speranza alla popolazione punjabi.

Milano (AsiaNews) - Questa mattina l’International Booker Prize è stato per la prima volta assegnato a una scrittrice indiana, Geetanjali Shree, e alla sua traduttrice inglese Daisy Rockwell, per il libro “Tomb of Sand” (titolo originale in hindi: “Ret Samadhi”), una saga familiare che segue le vicende di Ma, una vedova indiana 80enne che dopo la morte del marito decide di recarsi in Pakistan per affrontare il trauma della partizione vissuto da adolescente. “Il romanzo è un racconto incredibilmente potente su storie che non finiscono mai”, ha scritto il quotidiano The Hindu in una recensione.

Il dramma delle famiglie separate dalla divisione del Pakistan dall'India è una realtà ancora attuale ma che risale agli eventi di 75 anni fa: nel 1947, con la fine dell’impero coloniale britannico, e la nascita della Federazione indiana, Islamabad ha dichiarato la propria indipendenza e dato vita a uno Stato che doveva ospitare tutti i musulmani del subcontinente indiano. La partizione è stata dolorosa: subito sono iniziate violenze settarie e un esodo di massa in cui si stima è morto almeno mezzo milione di persone. Le controversie territoriali ancora in corso tra i due Paesi, in particolare quella che riguarda la regione del Kashmir, risalgono allo stesso periodo.

A gennaio di quest’anno il commovente video di due fratelli ottuagenari riunitisi dopo decenni di separazione grazie all’apertura del corridoio Kartarpur tra i due Punjab - quello occidentale del Pakistan e quello orientale dell’India - ha fatto il giro del mondo. 

Saddiq Khan non aveva ancora compiuto 10 anni al tempo della partizione, mentre il fratello Sikka era poco più di un lattante: nella confusione seguita alle rivolte scoppiate il 15 agosto 1947 avevano perso l’uno le tracce dell’altro, ignorando di avere ancora un fratello che vivesse a un centinaio di chilometri di distanza.

Saddiq è cresciuto in un villaggio vicino a Faisalabad, dopo essere scappato con il padre, morto poco dopo, mentre Sikka, il cui nome di battesimo è in realtà Habib, era rimasto in India con la madre. Quando si sono riabbracciati non hanno avuto problemi a intendersi, parlando entrambi lo stesso dialetto, il punjabi. Dopo essere rimasti insieme per circa un’ora hanno nuovamente varcato la frontiera, ma grazie alla condivisione della storia sui social media, Sikka ha ottenuto un visto per andare a visitare il fratello in Pakistan un paio di mesi dopo.

Il loro ricongiungimento è stato reso possibile grazie al canale YouTube Punjabi Lehar, che conta più di 530mila iscritti ed è gestito da due pakistani, Nasir Dhillon e Lovely Singh. Con l’aiuto dei residenti da entrambe le parti del confine, la coppia di attivisti è finora riuscita a riunire più di 200 familiari e conoscenti: “Le persone da entrambi i lati della frontiera condividono le loro storie riguardo le sanguinose rivolte della partizione e attraverso questi video si cerca una connessione che possa aiutare a ritrovare i propri cari", ha detto Dhillon, un ex ufficiale di polizia di 37 anni. 

L’incontro di Saddiq e Sikka è avvenuto attraverso il corridoio Kartarpur, un passaggio di quasi 5 chilometri che collega Gurdwara Darbar Sahib, l’ultima dimora del fondatore del sikhismo Guru Nanak Dev in Pakistan, al tempio di Dera Baba Nanak nel distretto di Gurdaspur, nello Stato indiano del Punjab. Il corridoio è stato inaugurato nel 2019 dall’ex primo ministro Imran Khan per permettere in via del tutto eccezionale ai fedeli sikh indiani di recarsi in Pakistan senza visto. Chiuso poco dopo a causa della pandemia da Covid-19 ha riaperto di nuovo nel novembre 2021. 

Di recente una donna di 75 anni nata in una famiglia sikh, ma adottata da una coppia musulmana stabilitasi in Pakistan, ha scoperto di avere dei fratelli biologici in India. Mumtaz Bibi giaceva sul corpo morto della madre, uccisa durante le rivolte del 1947, quando è stata trovata da Muhammad Iqbal e Allah Rakhi. Quando due anni fa la salute del padre adottivo ha cominciato a deteriorarsi, Muhammad ha svelato a Mumtaz di non essere il suo vero padre. La donna ha cominciato le ricerche. per poi incontrare i suoi tre fratelli indiani a Gurdwara Darbar Sahib.

L’elenco di storie toccanti potrebbe continuare ancora; la burocrazia dei permessi tra i due Paesi impedisce però che le famiglie divise dal confine tracciato dopo il ritiro degli inglesi dalla "Perla dell'Impero" si riuniscano in maniera facile e definitiva. 

Nel 2012 Islamabad e Delhi avevano firmato un accordo in base al quale gli over 65 con legami familiari in entrambe le nazioni avrebbero potuto ottenere un visto all’arrivo. Ma a causa delle continue reciproche tensioni il trattato non è mai stato attuato e presto potrebbe diventare un problema: chi conserva i dolorosi ricordi della partizione e delle rivolte violente che ne sono seguite ha più di 80 anni, mentre chi al tempo dell’indipendenza era bambino, come Saddiq, Sikka e Mumtaz Bibi, spesso non ha idea di quale sia la storia della propria famiglia. 

Lungo il confine ci sono altri punti di passaggio, attraversabili dopo l’ottenimento di visti temporanei per pellegrinaggi religiosi, spesso di una decina di giorni, ma in generale ai cittadini indiani non è permesso ottenere un visto turistico per recarsi in Pakistan: al momento vengono concessi permessi per affari di sei mesi, ottenibili presentando una lettera del datore di lavoro, oppure visti di transito.

 

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