18/10/2021, 11.55
LIBANO
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Patriarca maronita: liberare la magistratura dalle ‘ingerenze’ della politica

di Fady Noun

Nell’omelia di ieri il card. Beshara Raï esprime una “ferma condanna” delle violenze del 14 ottobre. Cristiani e musulmani devono conoscere “l’essenza e i valori” della fede altrui, per preservare il vivere in comune. La condanna di quanti prendono in ostaggio la nazione (leggi Hezbollah) per i propri interessi. Il metropolita Audi chiede di “ripristinare” l’autorità dello Stato. 

Beirut (AsiaNews) - In risposta ai gravissimi scontri che si sono registrati a piazza Tayyouné, a Beirut, e che hanno provocato sette morti e 32 feriti, il patriarca maronita card. Beshara Raï ha espresso una “ferma condanna” nell’omelia della messa celebrata ieri e offerto le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime. Sensibile alla loro dimensione confessionale, il capo della Chiesa ha affermato: “La gioventù libanese non è fatta per la guerra, ma per la fraternità […]. I giovani cristiani sono invitati a conoscere la verità dell’islam, la sua fede e i suoi valori, e i giovani musulmani sono invitati a conoscere la vera essenza del cristianesimo, la fede e i valori. È l’essenza del vivere insieme che è l’anima del Libano, la sua caratteristica peculiare e la sua missione, l’essenza della diversità culturale e religiosa nell’unità”, ha proseguito il leader maronita. 

Ricordando la rivolta pacifica del 17 ottobre 2019, caratterizzata da una aspirazione volta a superare le peculiarità confessionali e comunitarie, il patriarca - che a suo tempo l’aveva sostenuta - ha poi aggiunto: “Rendiamo più facile per i giovani cristiani e musulmani in Libano sperimentare la gioia di vivere e realizzare i loro sogni […] secondo uno spirito di cittadinanza”. Egli intende quindi invitare i libanesi, e soprattutto le giovani generazioni a rimanere fedeli a una rivolta pacifica delle coscienze che, nei suoi primi giorni, sembrava essere “trasparente, pacifica, civilizzata e unita”. E di mostrare il loro desiderio di cambiamento alle urne, alle prossime elezioni politiche in programma a maggio 2022. 

In risposta agli incidenti di Tayyouné, il patriarca ha elogiato il regime democratico del Libano, sottolineando che è con i “mezzi pacifici” offerti dalla democrazia che i libanesi devono esprimere le loro opinioni. “Nessun partito può ricorrere a minacce e violenze ed erigere barriere partigiane o di appartenenza a un clan sulle strade pubbliche, con l’obiettivo di raggiungere i propri scopi attraverso la forza” ha poi aggiunto, con un chiaro riferimento alla manifestazione di massa organizzata il 14 ottobre scorso da Hezbollah per ottenere l’esclusione del giudice Tarek Bitar. Il magistrato è il responsabile dell’inchiesta chiamata a far luce sullo spinoso dossier relativo alla doppia esplosione al porto di Beirut del 4 agosto 2020, che ha causato 220 morti, oltre 3mila feriti e stravolto interi quartieri della capitale.

“Liberiamo la magistratura da qualsiasi interferenza politica, settaria e partigiana, rispettiamo la sua indipendenza in conformità al principio di separazione dei poteri e correggiamo ciò che dovrebbe essere corretto con mezzi giudiziari” ha detto il patriarca. Il porporato ha poi aggiunto che “la fiducia riposta nel sistema giudiziario funge da punto di riferimento per la fiducia che il mondo - Paesi donatori, Fmi o Banca mondiale - ripone nello Stato libanese”.

Il card. Raï ha invitato il governo a incontrarsi “per ribadire l’autorità dello Stato”, sottolineando anche il ruolo primario dell’esercito libanese nel preservare la sicurezza. Egli ha poi denunciato “l’intervento di qualsiasi altra forza che violi la pace civile nel Paese”, in una critica nemmeno troppo velata all’arsenale nelle mani di Hezbollah.

Affermando di condividere il punto di vista del capo dello Stato Michel Aoun, che in un discorso pronunciato il 14 ottobre scorso dopo le violenze ha respinto qualsiasi tentativo di “prendere il Paese in ostaggio per i propri interessi o conti”, il patriarca maronita ha infine sostenuto che “il governo deve riunirsi per affermare l’autorità dello Stato e prendere tutte le decisioni necessarie per la nazione”. A suo avviso “ogni ministro dovrebbe rispettare l’autorità dello Stato e assumersi le sue responsabilità a nome del popolo libanese e non a nome di terzi potenti”, con una critica evidente ai ministri sciiti che sembrano determinati a boicottare le riunioni dell’esecutivo fino a quando non avrà preso una posizione chiara contro il giudice Tarek Bitar.

Da parte sua il metropolita di Beirut, il vescovo Elias Audi, la cui parola è autorevole nei circoli greco-ortodossi, ha invitato i leader a “ripristinare e imporre l’autorità dello Stato” in modo che il Paese acquisisca “una vera indipendenza”. Il prelato ha denunciato i combattimenti mortali di giovedì che hanno ricordato ai libanesi l’inizio della guerra civile, sottolineando che ”non sono pronti a riviverla”. “Non vi è vita o futuro per una nazione senza giustizia e applicazione della legge” ha concluso, avvertendo che “la vera giustizia consiste nell’ applicare la legge davanti a tutti, senza discriminazioni”.

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