27/08/2021, 08.58
CINA-RUSSIA-AFGHANISTAN
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Pechino cerca l'asse con Mosca contro il terrorismo in Asia Centrale

di Vladimir Rozanskij

L'appoggio ai talebani è condizionato al contenimento degli uiguri e delle altre forze jihadiste. In un colloquio con il ministro degli Esteri del Pakistan, Wang Yi ha ricordato anche gli attacchi ai tecnici che lavorano sulla Belt& Road Initiative. L'ipotesi di una zona cuscinetto alla frontiera tra il Tagikistan e l'Afghanistan sorvegliata insieme.

Mosca (AsiaNews) - Gli attentati di ieri intorno all'aeroporto di Kabul pongono con ancora più forza per Cina e Russia la questione dei rapporti tra i talebani e la galassia jihadista in Asia centrale. L’appoggio dei cinesi al nuovo regime afghano è condizionato principalmente dalla volontà di eliminare i separatisti uiguri coinvolti nel conflitto centrasiatico, come sottolineava la Nezavisimaja Gazeta in un articolo del 23 agosto a firma di Vladimir Skosyrev. La Cina pretende anche che la Russia si impegni a garantire la stabilità di tutta l’area ex-sovietica, grazie ai legami ancora molto stretti con questi Paesi. I cinesi non intendono impegnarsi in azioni militari nei confronti degli afghani, anche se non escludono di sostenere il Tagikistan nel controllo di alcuni tratti di frontiera.

Queste linee di politica estera sono state confermate l'altro giorno in un colloquio telefonico tra il ministro degli esteri cinese Wang Yi e i colleghi di Turchia e Pakistan, Mevlüt Çavuşoğlu e Shah Mahmood Qureshi. È stata positivamente apprezzata la volontà dei talebani di esprimere un governo tollerante, e di porre fine al contrabbando di droga, ma soprattutto si chiede di interrompere ogni rapporto con tutti i gruppi terroristi. In particolare, quello che preoccupa Pechino è il “Movimento islamico del Turkestan orientale”, che intende fare dello Xinjiang uno Stato indipendente.

Wang ha ricordato a Qureshi anche l’atto terroristico compiuto nel nord del Pakistan a ottobre del 2020, in seguito al quale sono morti dieci specialisti cinesi che lavoravano ai progetti della Belt& Road Initiative previsti sul territorio pakistano. Per evitare il ripetersi di incidenti del genere, è necessario impiantare meccanismi più perfezionati di garanzia della sicurezza, tenendo conto anche della stretta alleanza militare già esistente tra Pechino e Islamabad.

La cooperazione russo-cinese appare decisamente più complicata, nel tentativo di bloccare la diffusione dei terroristi nei Paesi ex-sovietici dell’Asia centrale, definiti da molti commentatori “il cortile posteriore della Russia”. Pechino non riconosce i diritti di colonizzazione dei russi, ma ritiene comunque che Mosca abbia delle responsabilità su questi Paesi che ha occupato per tanti anni. Su questo tema delicato a parlare sono esperti come Pan Guang, direttore delle ricerche dell’Organizzazione per la cooperazione di Shangai presso l’Accademia di scienze sociali della stessa Shangai, secondo il quale “è necessario realizzare nei Paesi dell’Asia centrale una zona neutra tra le frontiere del Tagikistan e dell’Afghanistan. A sorvegliarla dovrebbero essere i membri dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva presieduto da Mosca”.

Un esperto russo, il collaboratore della Scuola Superiore di economia Vasilij Kašin, osserva a sua volta che “la Russia ha sempre sostenuto di giocare un ruolo di primo piano nella sicurezza di quella regione, e fornisce sostegno militare ai Paesi centrasiatici in misura assai maggiore della Cina”. Ribaltando le priorità, Kašin afferma che la Russia sarà disposta a impegnarsi direttamente in azioni militari “solo insieme all’Organizzazione di Shangai e sotto la sua direzione. Del resto la Cina non entrerà mai in guerra da sola, ma solo all’interno di una coalizione internazionale, e dopo aver usato tutti i mezzi e i soldi della diplomazia”. I cinesi sono piuttosto interessati all’intervento economico in questi Paesi, per affermare la propria egemonia.

Russia e Cina, da superpotenze asiatiche, sono comunque interessate a riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti, a cui tutti i media dei due Paesi continuano a rimproverare gli errori che hanno portato alla crisi attuale. La Cina in particolare sembra preoccupata dalle risorse che gli americani potrebbero utilizzare nel contrastare l’influsso economico e politico cinese a livello generale, una volta liberatisi del fardello afghano. Il professor John Delury, del College Yonsei a Seul, ha affermato che “a Pechino regna il nervosismo, più che la soddisfazione; gli Usa alla fin fine si sono tirati fuori da una guerra impopolare, e possono ora concentrarsi sulla concorrenza con la Cina”.

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