17/11/2023, 10.46
INDIAN MANDALA
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Pellegrinaggi indù e difesa contro la Cina: nel tunnel crollato lo specchio dell'India di oggi

di Alessandra De Poli

Il crollo di un tratto di strada che attraversa l'Himalaya e che vede tuttora intrappolati 40 lavoratori racchiude molti volti dello sviluppo propugnato da Modi. La struttura fa parte di un'autostrada per sviluppare il turismo indù nella regione, ma può anche dispiegare velocemente le truppe dell'esercito in caso di scontro con Pechino. I problemi ambientali, però, spesso ignorati, rischiano di aggravarsi.

Milano (AsiaNews) - Il 27 dicembre 2016 il primo ministro indiano Narendra Modi pose a Dehradun la prima pietra di quello verrà chiamato progetto del Char Dham, il cui nome fa riferimento a una regione dello Stato settentrionale dell’Uttarakhand che - attraversata dalla catena montuosa dell’Himalaya - ospita un circuito di pellegrinaggio formato da quattro importanti templi indù.

È proprio lungo una delle arterie di questo progetto infrastrutturale che domenica scorsa 40 operai coinvolti nella costruzione di un tunnel sono rimasti intrappolati per una frana. Mentre si sta ancora valutando il modo migliore per liberare i lavoratori senza metterne a rischio la vita, le squadre di soccorso hanno portato acqua, cibo e ossigeno, ma la situazione per gli operai potrebbe diventare critica fra qualche giorno.

Al di là della mobilitazione per la sorte di questi lavoratori che resta incerta, vale la pena porsi la domanda: perché l'India sta costruendo un'infrastruttura in un luogo così delicato? Lo scopo dichiarato del progetto, che dovrebbe costare 120 miliardi di rupie (12,000 crore), è di ampliare le autostrade nazionali che conducono ai luoghi sacri di Gangotri, Yamunotri, Badrinath e Kedarnath. Durante l’inaugurazione il premier Modi, rivolto alla popolazione, aveva detto che durante i pellegrinaggi avrebbero ricordato “questo governo e Nitin ji come viene ricordato Shravan”, riferendosi a Nitin Gadkari, l’attuale ministro per i Trasporti stradali e le autostrade, e a Shravan, un personaggio del Ramayana noto per aver portato i suoi anziani genitori nei luoghi di pellegrinaggio nonostante i grandi ostacoli.

“Il circuito di Char Dham è uno dei luoghi di pellegrinaggio più significativi per gli indù e la costruzione della strada ha lo scopo di aumentare il turismo religioso verso i santuari”, ha detto Mallika Bhanot di Ganga Ahvaan, un'organizzazione ambientalista non governativa con sede nel distretto di Uttarkashi.

Ma alcuni tratti della strada avranno anche lo scopo di mobilitare più velocemente le truppe indiane verso il confine cinese. La frontiera che separa l’Uttarakhand (e l’Himachal Pradesh) con la Cina forma infatti il tratto centrale della “Line of Actual Control” (LAC), lungo cui Pechino ha costruito una serie di villaggi e postazioni militari che si ritiene possano minacciare la sicurezza indiana. Nel giugno 2020 gli eserciti dei due Paesi si erano scontrati direttamente nella valle di Galwan, provocando la morte di almeno 20 soldati indiani e quattro cinesi. Da quel momento la situazione ha continuato a essere tesa: in competizione per il controllo dei territori contesi, Delhi e Pechino negli ultimi tre anni hanno costruito sempre più infrastrutture a doppio uso, civile e (eventualmente) militare. 

Sul lato indiano, però, l’avanzamento del progetto del Char Dham ha anche provocato una serie di danni ambientali. Molti esperti ritengono infatti che l’aumento delle frane in Uttarakhand (e lo sprofondamento della città di Joshimath) sia proprio dovuto alla nuova autostrada che porta ai santuari indù. Secondo gli attivisti, il governo ha escogitato dei sistemi per fare in modo di evitare i controlli e le conseguenti sanzioni. Però a febbraio di quest’anno il ministero dell'Ambiente, delle foreste e dei cambiamenti climatici indiano ha emesso un memorandum d'ufficio secondo cui le autostrade che in precedenza erano state esentate dalle autorizzazioni ambientali per ragioni di sicurezza - perché costruite a 100 km o meno dalle frontiere - dovranno comunque seguire alcune misure di salvaguardia ambientale. Anche la Corte suprema era intervenuta dicendo che le carreggiate non potevano essere più larghe di 5,5 metri ma il governo di Delhi aveva ancora una volta invocato la “sicurezza nazionale” per non bloccare il progetto. Eppure è noto dai tempi degli inglesi che le montagne centrali della catena dell’Himalaya sono fragili e friabili. 

Non è ancora chiaro che cosa esattamente abbia provocato la frana nel tunnel in cui sono rimasti bloccati gli operai, che si trova sul tratto tra Silkyara e Dandalgaon nel distretto di Uttarkashi. Ma, secondo gli esperti, è certo che danni di questo tipo si verificheranno ancora se i problemi ambientali nella regione continueranno a essere ignorati. 

L’ambientalista Ravi Chopra l’anno scorso si era dimesso da capo di un comitato speciale che doveva valutare l’impatto ambientale del progetto autostradale dopo aver scoperto che l’opinione della commissione sarebbe valsa solo per alcuni tratti che avrebbero comunque subito controlli perché non facevano parte della sezione deputata alla difesa della frontiera con la Cina. “Queste strade per tutte le stagioni sono una tragedia per l'Uttarakhand, soprattutto a causa delle tecniche sbagliate utilizzate per il loro ampliamento”, ha commentato Chopra, aggiungendo che la conformazione della valle non può considerarsi sicura: “Se si disturbano i pendii, disastri come le frane sono inevitabili”.

 

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