30/08/2022, 08.54
RUSSIA
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Progetto di bonifica mette a rischio San Pietroburgo

di Vladimir Rozanskij

Le autorità vogliono nuovi spazi territoriali per quartieri residenziali e strutture urbane. La “capitale del nord” ha problemi simili a quelli di Venezia. Le proteste degli ambientalisti. Esperti: costruire nuovi quartieri e zone abitative modellandoli sulla realtà ambientale cittadina.

San Pietroburgo (AsiaNews) – Nel piano di sviluppo cittadino è compresa la “bonifica settentrionale” (severnyj namyv), un ampio processo meccanizzato di posa idraulica di terra a elevata densità. L’obiettivo è quello di ottenere nuovi spazi territoriali su cui costruire quartieri residenziali e strutture urbane, essendo la “capitale del nord”  molto limitata dalle acque che la circondano e la attraversano.

La decisione ha provocato forti reazioni da parte dei cittadini pietroburghesi, che hanno formato dei comitati di protesta per chiedere all’Assemblea legislativa comunale di annullare il piano di bonifica. Le autorità locali hanno aperto il tema alla discussione pubblica, che si è conclusa il 24 agosto, senza offrire i chiarimenti richiesti: gli attivisti temono che la compattazione del territorio possa condurre a forti inondazioni, che metterebbero in serio pericolo i quartieri storici del centro città.

Agli inizi del ‘700 Pietro il Grande aveva fatto costruire San Pietroburgo come “città sull’acqua” a prezzo di sforzi enormi e il sacrificio di molte vite.  Lo zar desiderava una “finestra sull’Europa” per contrastare le potenze baltiche e scandinave, e aveva impegnato tutte le risorse umane e materiali della popolazione per raggiungere il suo obiettivo.

La difficoltà maggiore sta nell’argine da opporre alla forza delle acque, che dall’estuario della Neva si gettano nel mar Baltico: ora il bacino degli argini rischia di invadere il Vasilevskij Ostrov, l’isola di punta della città sul golfo, dai ponti della quale si stende il centro con la piazza della Liberazione (e della rivoluzione del 1917) e il palazzo imperiale dell’Ermitage, oggi sede di uno dei più importanti musei d’arte al mondo.

La questione è diventata drammatica in questi tempi di cambiamenti climatici e minacce all’ecosistema, ma già da molto tempo si confrontano le possibilità di salvare le parti storiche della “città di San Pietro”, una “nuova Roma” russa dalle tante dimensioni simboliche. Alcuni progetti ricordano i problemi che ha Venezia, il modello di tutte le capitali acquatiche del nord Europa, con le annose polemiche sulle paratie del Mose. Nel 1975, in piena epoca brezneviana, le autorità avevano indetto un concorso per la bonifica dei quartieri delle isole Vasilevskij e Dekabristov, vinto dal mitico architetto Nikolaj Baranov, scomparso nel 1989.

Ora il piano di Baranov è tornato di attualità, in quanto prevede una sistemazione del territorio che celebra la vittoria della Grande Guerra patriottica (la Seconda guerra mondiale), e il sacrificio del lungo assedio di Leningrado, con l’apertura di un nuovo parco a tema e un grande memoriale in granito, da collegare al cimitero armeno della zona. Il progetto passa appunto da una bonifica che mira a creare un terreno compatto tra le isole, in cui aprire il parco della Vittoria.

Il grandioso piano di Baranov è stato realizzato solo in parte, bloccato dopo la fine dell’Urss, anche se ufficialmente non è mai stato cancellato. Oggi viene ripreso in maniera stravolta, assegnando alla bonifica una dimensione ritenuta da molti non sostenibile. L’accusa degli attivisti è che si cerca di usare anche la retorica bellica, così in voga, per ottenere prospettive di grande speculazione, con il rischio di andare incontro a una catastrofe ecologica.

Anche gli specialisti confermano i timori dei contestatori, come ad esempio Semen Gordyševskij, presidente del Comitato cittadino per la sicurezza ecologica, secondo cui “il danno sarebbe inevitabile, le nuove costruzioni modificherebbero i processi climatici di tutta la città, e scomparirebbero gli uccelli, i pesci, i microorganismi, la vegetazione… oggi non si possono fare piani urbani o architettonici senza tener conto delle conseguenze sull’ambiente”.

Secondo gli esperti, si possono costruire nuovi quartieri e zone abitative, ma bisogna saperle “modellare” sulla realtà ambientale circostante, e oggi questo modello non appare disponibile. Si tratta del futuro di una grande città, ma anche di quello dell’intero pianeta.

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