26/02/2019, 12.41
VATICANO
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Quaresima, la conversione fa bene anche all’ecologia

di Bernardo Cervellera

Nel Messaggio per la Quaresima 2019, papa Francesco ribadisce l’urgenza di una “ecologia umana” che ritorni al rapporto con Dio, eliminando “comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento”. La “Laudato si’” e il (dimenticato) “antropocentrismo deviato”. Preghiera, digiuno, elemosina sono segni di una rivoluzione che “include anche la storia e tutto il creato”.

Roma (AsiaNews) – La Quaresima, il periodo che per i cristiani prepara alla Pasqua, spingendo alla conversione, “fa del bene anche al creato”. È un’affermazione paradossale che si trova nel Messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2019, diffuso oggi. Il paradosso sta nel fatto che spesso la “conversione”, a cui tradizionalmente sono invitati i fedeli, appare una cosa molto intima e magari inefficace, immaginata di solito come una serie di pii desideri e di sforzi di buona volontà.

Il Messaggio invece sottolinea di continuo che “camminare” verso la Pasqua, “è un processo dinamico che include anche la storia e tutto il creato”. E ribadisce: “Quando la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi – spirito, anima e corpo –, questi danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature”.

Questo mettere in collegamento l’interno con l’esterno, l’intenzione con l’azione è già un grande contributo per il nostro vivere contemporaneo ridotto spesso a una schizofrenia dalle molte facce, con le azioni ridotte a meccanismi da robot (pensiamo al lavoro) e fughe verso un paradiso virtuale senza alcun legame con la realtà.

Ma ciò che è ancora più importante è che il papa suggerisce che per riportare l’equilibrio positivo nella persona e nel suo rapporto con la realtà, c’è bisogno di superare l’empietà. Gli “empi” – dice Francesco – sono “coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro”. Ed è questa mancanza del punto fermo di Dio a produrre disordine e violenza: “Quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento… Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi”.

La distruzione dell’ambiente, i problemi dell’ecologia, sono legati a questo squilibrio: “Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri”.

Il peccato non è solo il tradimento di un precetto astratto, ma “avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – [che] porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato”.

Ritorna qui, in modo ancora più preciso, quanto il pontefice ha scritto nella sua enciclica “Laudato si’”. Molti, anche fra i cattolici hanno ridotto questo testo a un manualetto di ecologia, di attenzione alle foreste, ai ghiacciai, all’inquinamento. In realtà – soprattutto nel cap. 3, troppo spesso dimenticato – Francesco ha sottolineato che “l’antropocentrismo deviato” che causa i disastri ecologici deve essere corretto con quella “ecologia umana”, che implica il rapporto con tutta la realtà e con Dio. Proprio per questo la conversione produce buoni effetti sulla storia e sul creato.

In tal modo, i gesti tradizionali della Quaresima, la preghiera, il digiuno, l’elemosina, diventano dei segni di una rivoluzione antropologica in atto: “Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità”.

Da qui l’augurio e l’invito del papa: “la ‘quaresima’ del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc 1,12-13; Is 51,3). La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione”.

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