23/12/2021, 08.54
RUSSIA-TAGIKISTAN
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Ragazza tagika fugge dal matrimonio combinato

di Vladimir Rozanskij

Maniža vive ora in una casa-rifugio di San Pietroburgo. Una volta arrivata in Russia, il padre le ha impedito di studiare. Vittima di arcaiche tradizioni familiari e culturali della sua gente. Scappata grazie all’aiuto di amici e a una raccolta fondi sul web.

Mosca (AsiaNews) – In una casa-rifugio di San Pietroburgo vive la 18enne Maniža, una ragazza originaria del Tagikistan, ma di cittadinanza russa. Una giornalista di Sever.Realii, Tatiana Volskaja, è riuscita a intervistarla per far conoscere la sua storia di ribellione alle tradizioni familiari e culturali della sua gente.

Maniža è arrivata in Russia 11 anni fa con la famiglia, dopo aver fatto la prima elementare a Dušanbe, capitale del Tagikistan. Nella sua nuova patria non ha potuto frequentare alcuna scuola e ha vissuto nella regione di Pskov sottomessa ai genitori; i suoi quattro fratelli maggiori (due maschi e due femmine) hanno subito la stessa sorte. Ella racconta che la sua famiglia, pur avendo ormai stabilito la residenza in Russia, non si è mai adattata alla cultura locale, e la scuola per i figli non è stata considerata necessaria.

La famiglia è stata mantenuta dal lavoro della madre in un negozio di scarpe, mentre il padre ha lavorato saltuariamente, pur riservandosi di amministrare i beni di tutti. Poi tutti i figli con la madre si sono occupati del grande orto che sono riusciti a far crescere, portando frutta e verdura nei mercati. Il padre li attendeva sul divano di casa, pronto a rimproverare tutti, anche usando violenza con fruste e bastoni.

Avvicinandosi alla maggiore età, Maniža è stata promessa a un tagiko di 21 anni che lei aveva visto solo un paio di volte. La ragazza ha espresso il suo disappunto, ma la sorella maggiore ha spiegato che sono possibili solo due risposte: “Se rifiuti devi dire ‘mi uccido se mi fate sposare con quell’uomo’. Se invece dici ‘padre, tutto è nelle tue mani, fai come ritieni meglio’, allora dai il tuo consenso”. Siccome Maniža è una ragazza solare, sempre sorridente e disponibile agli impegni di famiglia, si riteneva il consenso come automatico.

I tentativi di discutere con il padre non hanno portato a nulla, nonostante l’appoggio della madre e del più giovane dei fratelli; il matrimonio era già fissato per lo scorso autunno, altrimenti “la famiglia sarà coperta di vergogna”. Allora Maniža ha capito che l’unica via d’uscita era la fuga: “Io amo i bambini, ma non ho intenzione di cominciare a partorirli a 18 anni, uno dietro l’altro, mi sembra una cosa selvaggia. Tanto più che se la moglie non fa un bambino entro i primi due anni, possono gettarla via divorziando e prendendone un’altra, e tu diventi uno scarto per la tua gente”.

Maniža ha capito che voleva una vita sua, lavorare e mantenersi da sola, diventare protagonista sui social, anche senza istruzione, disegnare e fare video, dedicarsi al trucco e alla cura della persona. “Non volevo infilarmi in un hijab, non mi interessa questo modo di vivere la religione, e non mi interessa neppure sposarmi”. Allora ha aperto un account su TikTok, raccontando il suo problema, e gli amici l’hanno aiutata ad avere una carta di credito con cui aprire una raccolta di fondi sul social network e su Instagram, da cui ha ottenuto molti aiuti.

Per dimostrare che stava dicendo la verità, la ragazza ha postato il video di una discussione in famiglia. Il fratello maggiore ha preteso che le si togliesse il telefono, ma la madre ha detto “lasciamo che decida il suo ormai prossimo marito”. Man mano che si avvicinava il diciottesimo compleanno, i familiari tenevano Maniža sotto controllo sempre più stretto, senza la possibilità di uscire di casa da sola. Lei nascondeva i soldi ottenuti cucendoli dentro gli stivali, tenendo un comportamento estremamente tranquillo, senza più discutere.

Nel giorno stabilito Maniža è uscita per pagare dei conti in posta, senza prendere nulla con sé, e gli amici che la aspettavano hanno telefonato alla polizia di non cercarla, se qualcuno avesse denunciato la sua scomparsa. Alla sera tardi è arrivata a San Pietroburgo, andando subito alla polizia per confermare di stare bene, facendosi aiutare dal poliziotto nel redigere il verbale, essendo essa analfabeta. Così è iniziata una nuova vita, e ora Maniža può finalmente studiare.

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