16/06/2022, 09.50
M. ORIENTE - ISLAM
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Riyadh cancella l’arcobaleno: ‘propaganda gay’, sequestrati giochi e vestiti

Fra gli oggetti al bando vi sono fiocchi, gonne, cappelli e astucci “multi-colore” realizzati per bambini e giovanissimi. Contraddicono la fede islamica e la morale pubblica. La bandiera arcobaleno “stendardo dell’omosessualità”. In 14 nazioni asiatiche a maggioranza musulmana bandito “Lightyear” della Pixar. La fatwa di al-Azhar contro il film d’animazione. 

Riyadh (AsiaNews) - Le riforme in campo sociale e nei diritti a Riyadh si fermano al verde, il colore dell’islam, mentre resta vietato l’arcobaleno con i suoi riferimenti - più o meno espliciti - al mondo omosessuale. In questi giorni, infatti, le autorità saudite hanno promosso sequestri su larga scala di giocattoli e capi di abbigliamento dei colori dell’arcobaleno dai negozi della capitale, in ottemperanza ad una politica repressiva imposta dalla leadership nei confronti dell’universo LGBTQIA. Secondo quanto riferisce l’emittente statale al-Ekhbariya, fra gli oggetti al bando vi sono fiocchi, gonne, cappelli e astucci “multi-colore”, la maggior parte dei quali realizzati per bambini e giovanissimi.

Dal ministero saudita del Commercio confermano il giro di vite, come sottolinea un funzionario parte della campagna repressiva: “Stiamo facendo - afferma - un tour per individuare gli oggetti che contraddicono la fede islamica e la morale pubblica, promuovendo colori omosessuali rivolti alle giovani generazioni”. In riferimento a una bandiera arcobaleno, definita “stendardo dell’omosessualità” ed esposta in uno dei mercati di Riyadh, si spiega che questi colori mandano un “messaggio avvelenato” e fuorviante verso i minori. 

A dispetto delle aperture sociali, spesso di facciata, e delle riforme in campo economico il tema dell’omosessualità - almeno in pubblico - resta tabù nel regno wahhabita e punibile con la pena capitale in base alla sharia, la legge islamica. In passato eventi, film e spettacoli sono stati cancellati per ottemperare ai dettami della morale musulmana e non “offendere” la sensibilità dei fedeli. 

La politica di repressione saudita non è un caso isolato nel mondo islamico: proprio in questi giorni è partita una durissima campagna contro l’ultima animazione della Pixar, “Lightyear”, che prevede un bacio fra personaggi dello stesso sesso. Contro lo Spin-off di “Toy Story”, grande successo del recente passato della casa di animazione della Disney, si è formato un vasto fronte fra le nazioni a maggioranza musulmana: dall’Arabia Saudita agli Emirati Arabi Uniti, dal Libano all’Egitto passando per Malaysia e Indonesia il film d’animazione non verrà proiettato nelle sale.

Al centro della controversia una ranger spaziale lesbica di nome Alisha, che bacia la compagna. In origine la casa madre, la Disney, aveva tagliato la scena per poi reinserirla in seguito alle proteste degli animatori della Pixar contenute in una lettera aperta. In dubbio la proiezione anche nelle sale cinematografiche della Cina, mentre fra le grandi istituzioni islamiche che intervengono nella controversia vi è anche l’università di al-Azhar al Cairo, uno dei massimi riferimenti al mondo dell’islam sunnita. Una presa di posizione frutto anche delle crescenti invocazioni al boicottaggio del film provenienti da una parte (crescente e consistente) del Paese. 

In una nota l’università islamica lancia un’anatema contro la promozione dell’omosessualità nell’industria dell’intrattenimento, soprattutto giovanile. La fatwa condanna le unioni fra persone dello stesso sesso come “oscene” e “reprensibili”, mentre è in atto un piano diabolico per normalizzare “crimini immorali”. “Vi sono tentativi - conclude il documento - di imporre una cultura dell’omosessualità nel mondo islamico col pretesto di accettare l’altro”. Fra le voci critiche vi sono anche attori egiziani, che attaccano la Disney per l’introduzione di personaggi gay. “Mi rifiuto di partecipare a qualsiasi produzione - ha dichiarato Sami Maghaouri, che ha interpretato Sullivan nella versione locale di “Monsters, Inc.” - che promuova queste pratiche”. 

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