26/01/2016, 12.46
INDIA
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Sacerdote indiano ordinato ad Abu Dhabi: Non ho potuto resistere alla chiamata del Signore

P. Darick Paul D’Souza è stato ordinato a inizio gennaio da mons. Hinder ad Abu Dhabi. Egli è figlio di genitori migranti. La chiamata vocazionale è avvenuta nel momento dell’ordinazione episcopale del vicario apostolico dell’Arabia meridionale. “Però non riuscivo a crederci. Avevo anche un buon lavoro. Ma ho capito che avevo bisogno di essere sacerdote”. Ora è in India: “Il mio posto è qui”.

Bangalore (AsiaNews) – Io davvero “non avrei mai immaginato che sarei diventato sacerdote. Ma quando mons. Paul Hinder è stato ordinato vescovo dell’Arabia, qualcosa mi ha colpito. Ho capito che c’era qualcosa di bellissimo nella vita consacrata, nel testimoniare il Vangelo. Quella cerimonia mi ha fatto capire che io dovevo essere al servizio di Dio, al servizio dell’umanità. La chiamata è diventata sempre più evidente”. A parlare è p. Darick Paul D’Souza, uno dei due sacerdoti indiani ordinati dal vicario apostolico dell’Arabia meridionale all’inizio dell’anno. Il sacerdote racconta ad AsiaNews come è nata la sua vocazione sacerdotale: “All’inizio non credevo che fosse quello il mio compito. Ma poi ho capito che era la chiamata di Dio”.

P. Darick Paul proviene da una famiglia cattolica indiana, trasferitasi a Dubai quando lui era molto piccolo. I genitori sono emigrati in cerca di lavoro, e negli Emirati hanno cresciuto i figli secondo gli insegnamenti della religione cristiana.

“Questo è stato possibile – spiega il sacerdote – perché nei sette Emirati viene garantita la libertà di religione. Gli Emirati sono una nazione ospitale e pacifica. Anche se il 90% della popolazione è di fede islamica, gli immigrati cattolici che vengono dall’estero possono professare in modo libero il loro credo, senza restrizioni. Anzi, qui la religione è rafforzata e mantenuta viva dalla comunità cristiana e dalla chiesa locale”.

Circa il l’80% della popolazione locale proviene da altri Paesi asiatici, come l’India, le Filippine o lo Sri Lanka. I lavoratori sono inseriti nella società e aiutano economicamente i familiari in patria. Anche p. Darick Paul aveva un lavoro appagante e ben retribuito: lavorava infatti nel settore informatico.

La sua è stata una vocazione adulta, consapevole delle implicazioni sulla vita futura. “Ho trascorso – dice – due anni a far maturare la mia vocazione, ma alla fine mi sono reso conto che era inevitabile e ho detto a mons. Hinder che avevo bisogno di diventare sacerdote. Quella era la mia scelta”. Per quanto riguarda la testimonianza del Vangelo in un Paese musulmano, dice: “La nostra missione in questa parte del mondo è una bella sfida: è testimoniare la nostra fede in modo rispettoso, senza provare a convincere nessuno, solo mostrano con i fatti la bellezza del Vangelo. Questo è anche il messaggio di papa Francesco”.

P. Darick riferisce poi che in seguito alla scelte vocazionale si sono manifestate altre sfide. “Sono andato dal mio datore di lavoro – continua – e gli ho detto che volevo lasciare l’impiego. A quel punto lui mi ha detto che l’azienda era disposta ad offrirmi una posizione migliore. Ero scioccato, non sapevo come gestire la situazione”.

Ma la “decisione era irreversibile”. Dopo altri sei mesi in azienda, necessari per porre fine alle sue responsabilità lavorative, p. Darick ha svolto un primo periodo di noviziato in Sri Lanka e poi ha concluso la formazione in India, nel Karnataka (lo Stato da cui provengono i genitori), presso l’Ordine dei Frati minori cappuccini.

Ad oggi, dopo l’ordinazione ad Abu Dhabi, egli è tornato nel Karnataka. Per ora si occuperà soprattutto di confessioni e sarà l’assistente della chiesa di St. Anthony di Bangalore, dove avrà il ruolo di tesoriere. Non “è detto però che in futuro non possa tornare negli Emirati. Lì è maturata la mia vocazione, ma per ora il mio posto è in India”.

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