15/02/2026, 10.45
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Sarawak: una Bibbia audio nella lingua delle comunità locali

di Joseph Masilamany

Nell'arcidiocesi di Kuching, nel Borneo malese, diffusa ufficialmente la versione della Scrittura nell'idoma della comunità bidayuh. Uno strumento importante per gli anziani non raggiunti dall'alfabetizzazione, ma anche per i giovani immersi nella tecnologia digitale. L'arcivescovo Simon Poh: "Aiuterà a promuovere e preservare la lingua e, così facendo, la fede e le culture”

Kuching (AsiaNews) – La Chiesa cattolica nel Sarawak ha lanciato una versione audio della Bibbia nel dialetto bidayuh-biatah, segnando una tappa significativa per la comunità bidayuh e per l’intera Chiesa in questo Stato della Malesia. La sezione malese di Faith Comes From Hearing ha presentato la Bibbia audio in bidayuh-biatah il giorno dopo il lancio della versione audio in bidayuh-serian a Serian. L’iniziativa segue la precedente pubblicazione della Bibbia audio e stampata in bau-bidayuh nel 2020.

Per l’arcivescovo di Kuching mons. Simon Poh, questo sviluppo è più di un risultato tecnico. Parlando ad AsiaNews, lo ha descritto come un’affermazione pastorale e teologica. “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, ha detto, citando il prologo del Vangelo di Giovanni (Gv 1,14). “La Parola di Dio nella Bibbia deve essere nella ‘lingua del cuore’, la lingua madre del popolo, affinché possiamo incontrare il nostro Dio che parla al nostro cuore e alla nostra anima”.

Ha spiegato che il progetto riflette l’approccio pastorale di lunga data della Chiesa cattolica, che rispetta e serve le comunità nelle loro lingue e culture. “Con il lancio della Bibbia audio in bidayuh-serian e ora in bidayuh-biatah, insieme alla Bibbia audio e stampata in bau-bidayuh del 2020, la Parola di Dio è venuta ad abitare oggi nelle comunità bidayuh”, ha dichiarato.

Lingua, alfabetizzazione e accesso

Il dialetto biatah è una delle varianti linguistiche bidayuh parlate nel Sarawak, in particolare nelle aree attorno a Kuching e Serian. Tradizionalmente orale, è stata successivamente trascritta con l’alfabeto latino dai primi missionari cristiani, che tradussero libri di preghiera e letture domenicali per l’uso liturgico.

L’arcivescovo Poh ha osservato che questo uso liturgico ha contribuito a preservare la lingua per quasi un secolo. “La Chiesa è sempre stata custode delle lingue bidayuh - ha detto -. I libri di preghiera e le letture domenicali sono stati tradotti nelle lingue bidayuh e utilizzati domenica dopo domenica. Di fatto, la lingua è stata messa per iscritto e conservata”.

Tuttavia, l’alfabetizzazione rimane disomogenea tra le generazioni più anziane nelle aree rurali.

Marilyn Anak Madrod, cristiana biatah, ha dichiarato ad AsiaNews che la Bibbia audio sarà particolarmente significativa per gli anziani come sua madre di 84 anni. “Lei non sa leggere, ma comprende e parla fluentemente il bidayuh-biatah - ha detto -. Sarà molto felice di ascoltare la Parola di Dio nel suo dialetto. Per persone come lei, non è solo una comodità, è qualcosa di personale”.

Ha spiegato che ascoltare la Scrittura in biatah permette agli anziani dei villaggi di entrare in relazione con il Vangelo in un modo che il testo scritto non consente. “Quando lo ascolti nella tua lingua, tocca il cuore in modo diverso - ha detto -. Sembra che Dio ti stia parlando direttamente”. Le sue parole evidenziano un dato di fatto in molte comunità indigene: le traduzioni scritte da sole non garantiscono l’accesso. Nelle culture prevalentemente orali, la Scrittura in formato audio può essere più accessibile e più naturale.

Ritorno a una tradizione orale

Molte comunità indigene del Borneo hanno storicamente trasmesso conoscenze, valori e credenze attraverso il racconto orale piuttosto che tramite testi scritti. L’arcivescovo Poh sottolinea come il formato audio ricolleghi la Scrittura a questa eredità orale: “Il Vangelo racconta la storia di Gesù. Soprattutto per gli anziani nei villaggi, essi si riconosceranno nel racconto, che fa parte della tradizione orale con cui sono cresciuti”.

Ha aggiunto che anche le generazioni più giovani, spesso immerse nei media digitali, possono trarre beneficio dall’ascolto: “Per i ragazzi di oggi, così influenzati dai media - commenta - ascoltare una storia coinvolgente aiuta a staccarsi dai dispositivi digitali e a usare orecchie, mente e cuore per connettersi con Dio che parla al loro intimo nella loro lingua del cuore”.

Marilyn sottolinea anche l’importanza dell’aspetto comunitario: “Nel villaggio, la gente si riunisce ancora - racconta -. Le famiglie possono sedersi insieme e ascoltare. Nella longhouse, la casa della comunità, può essere riprodotta per tutti. Unisce le persone”.

Negli ultimi anni, le versioni della Scrittura in formato audio si sono diffuse a livello globale, in particolare nelle regioni dove i livelli di alfabetizzazione variano o dove la cultura orale resta forte. Nel Sarawak, dove le longhouse rimangono centrali nella vita comunitaria, l’ascolto collettivo può rafforzare sia la fede sia l’uso della lingua.

Preservare fede e cultura

Le lingue indigene del Sarawak affrontano crescenti pressioni dovute alla migrazione urbana, al predominio della lingua nazionale e all’influenza dei media globali. Le giovani generazioni spesso crescono parlando il Bahasa Malaysia e l’inglese con maggiore fluidità rispetto ai dialetti ancestrali. “La Bibbia audio aiuterà a promuovere e preservare la lingua e, così facendo, a preservare la fede e le culture”, osserva l’arcivescovo Poh.

Marilyn concorda, affermando che il progetto invia un messaggio importante ai giovani cristiani bidayuh-biatah: “Quando la nostra lingua porta il Vangelo, dimostra che la nostra cultura ha valore. Non è qualcosa di arretrato. È qualcosa di degno”.

Il lancio della Bibbia audio in biatah rappresenta più di una semplice traduzione. Segnala l’impegno a garantire che i cattolici indigeni e altri cristiani incontrino la Scrittura nella lingua della vita quotidiana - specialmente coloro che non sanno leggere, ma possono ascoltare. Per molti anziani dei villaggi, potrebbe essere la prima volta che ascoltano lunghi brani della Bibbia proclamati interamente nel ritmo e nel vocabolario della loro lingua ancestrale.

In una regione dove lingua, terra e fede restano profondamente intrecciate, come suggerito dall’arcivescovo Poh, l’obiettivo non è solo la comprensione, ma l’incontro — il momento in cui un ascoltatore può riconoscere la voce della Scrittura e dire, nel proprio dialetto, che Dio parla la sua lingua.

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