08/03/2022, 10.26
COREA DEL SUD
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Seoul al voto, l'eredità della presidenza Moon

di Guido Alberto Casanova

Alle urne il 9 marzo per eleggere il successore. Il presidente uscente - non ricandidabile - aveva promesso un Paese più equo e con meno potere ai grandi gruppi industriali, ma il suo disegno è rimasto incompiuto. Il candidato democratico Lee Jae-myung mira a proseguire su questa strada puntando su reddito minimo e transizione ecologica, ma non è detto che la Corea del Sud scelga la continuità.

Seoul (AsiaNews) – Con le elezioni presidenziali del 9 marzo in Corea del Sud, il governo di Moon Jae-in sta per chiudere il proprio mandato dopo 5 anni di governo estremamente complessi. L’amministrazione democratica si era insediata nel 2017 dopo aver vinto di ampio margine le prime elezioni dell’era post-Park Geun-hye. Le aspettative erano decisamente molto alte per Moon, che si trovava a guidare un paese scosso dallo scandalo di corruzione che aveva coinvolto l’ex presidente Park e che ne aveva anche determinato la successiva deposizione. Tra le promesse di Moon la più importante era quella di rendere la Corea del Sud più equa e più giusta, e di combattere gli abusi di potere.

Cinque anni dopo, nonostante i grandi sforzi, molte di quelle promesse sono rimaste incompiute. Va riconosciuto che l’amministrazione democratica ha provato a compiere passi importanti sulla strada della cosiddetta “democratizzazione economica” in Corea del Sud. In primis, il governo ha abbassato il limite massimo delle ore lavorative ogni settimana da 68 a 52, ha alzato le tasse sui redditi più alti e sulle imprese con oltre 250 milioni di dollari di profitti, e tra il 2018 e il 2019 ha rialzato il salario minimo rispettivamente del 16,9% e del 10,9%. Anche la riforma delle chaebol, i grandi conglomerati industriali (come Samsung e Hyundai) che dominano l’economia sudcoreana, è stata messa sul piatto e nel 2020 sono state approvate tre proposte di legge collettivamente conosciute come fair economy bill.

Queste misure però sono state oggetto di pesanti critiche. Da un lato, le misure sulla settimana lavorativa e sul salario minimo hanno di fatto bloccato le assunzioni da parte delle piccole e medie imprese, che rappresentano la maggioranza degli impiegati nel settore privato e che soffrono di livelli di produttività stazionariamente bassi. A partire dal 2020, infatti, gli aumenti del salario minimo sono crollati.  Dall’altro, la riforma delle chaebol è stata molto contenuta e per certi versi accantonata. Il fair economy bill ha introdotto nuovi regolamenti sul funzionamento interno dei conglomerati e ha imposto loro di avere almeno un revisore dei conti esterno, senza però abolire la norma che prevede che sia solo la Fair Trade Commission a poter aprire una indagine su presunte violazioni delle leggi sulla concorrenza di mercato. Inoltre la contrazione economica dovuta alla pandemia ha reso il peso economico delle chaebol ancora più rilevante politicamente, a tal punto che Moon ha richiesto loro un aiuto per contenere la disoccupazione giovanile. Per qualcuno questo rappresenta un dietrofront rispetto agli intenti iniziali.

Moon ha dovuto scavalcare notevoli resistenze interne per proseguire con la sua proposta di riforma della magistratura. La creazione di un organismo speciale per l’indagine dei massimi funzionari statali, incluso il presidente, è stata ferocemente discussa per anni ed è tra i motivi che hanno indotto l’ex procuratore generale Yoon Seok-youl a scendere in campo per fermare ciò che lui ha indicato come un vulnus allo stato di diritto. Altre resistenze invece hanno avuto la meglio: la legge contro le fake news si è arenata in parlamento tra le accuse di bavaglio ai media, mentre la proposta di una legge contro le discriminazioni non è mai stata nemmeno messa sul tavolo fino a poche settimane fa.

La crisi del settore immobiliare è uno dei temi che più ha marcato gli ultimi anni della presidenza Moon e che peserà di più sul voto di domani. Il governo democratico infatti, nonostante le limitazioni adottate, non è riuscito a frenare la continua crescita dei prezzi per l’acquisto di una casa, che ormai sono diventati proibitivi per moltissimi sudcoreani. Il candidato democratico Lee Jae-myung propone di dar maggior vigore ai regolamenti che dovrebbero impedire la speculazione immobiliare e, allo stesso tempo, di aumentare l’offerta di case di 2,5 milioni di unità.

Lee, nonostante la sua posizione da outsider, sarebbe il candidato che per alcuni versi dovrebbe riprendere e completare la visione politica di Moon. Come candidato della continuità nel perseguimento della giustizia sociale, Lee ha associato il proprio nome all’introduzione del reddito minimo. Dal punto di vista dello sviluppo economico invece, il candidato democratico intende cavalcare lo slancio dirigista del governo democratico (che nel 2020 lanciò il Korean New Deal) per sostenere le industrie della transizione ecologica e di quella digitale. La domanda che però assilla il campo democratico in queste ore è: quanta voglia di continuità possono aver gli elettori?

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