24/06/2022, 08.45
RUSSIA
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Si insedia il nuovo ‘ministro degli Esteri’ del patriarcato di Mosca

di Vladimir Rozanskij

Il metropolita Antonij sostituisce Ilarion, rimosso dal patriarca Kirill e inviato alla sede di Budapest. “Sfide geopolitiche e l’ordine dell’Ortodossia mondiale” sono le priorità del patriarcato. L’ombra della guerra in Ucraina. Lotta contro chi vuole imporre una “ecclesiologia estranea all’Ortodossia”.

Mosca (AsiaNews) – Il nuovo capo del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca (Ovcs), il metropolita di Volokolamsk Antonij (Sevrjuk), ha riunito per la prima volta la sessione plenaria dell’organo, presieduto fino alla sua recente rimozione dal metropolita Ilarion (Alfeev), inviato alla sede di Budapest.

Le priorità indicate dal nuovo assistente del patriarca per la “politica estera” della Chiesa ortodossa russa sono anzitutto le “sfide geopolitiche e l’ordine dell’Ortodossia mondiale”. Antonij ha ricordato quando ha iniziato giovanissimo a collaborare con l’Ovcs nel 2007, a soli 21 anni. Era stagista del servizio per le comunicazioni, diventando subito dopo il segretario personale dell’allora direttore Kirill (Gundjaev). Scelto come patriarca due anni dopo, Kirill lo ha portato con sé nella residenza patriarcale, “determinando tutto il corso” della sua vita. Antonij ha poi “fatto pratica” a Roma e a Parigi, rimanendo sempre in stretti rapporti con i membri dell’Ovcs, “come una famiglia”.

I ricordi personali si intrecciano con le direttive fondamentali delle “relazioni interortodosse e interconfessionali”, ma anche con le autorità e le organizzazioni politiche e sociali della Russia e degli altri Paesi, soprattutto “in aiuto ai nostri connazionali in tutto il mondo”, ricorda Antonij. Oggi queste relazioni sono sottoposte alle tensioni di “circostanze non semplici”, in seguito alle quali “l’unità universale della Chiesa si trova ad affrontare serie minacce, perché si cerca di imporci un nuovo ordine dell’esistenza stessa della Chiesa, distruggendo quello precedente in cui essa è vissuta per tanti secoli. Ci vogliono imporre una ecclesiologia estranea all’Ortodossia”.

Nonostante le difficoltà, il metropolita ha invitato tutti i collaboratori dell’Ovcs a guardare con ottimismo al futuro: “Noi sappiamo che il Signore ha fondato la Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno su di essa. La Chiesa nei millenni ha accumulato una colossale esperienza e ha sempre respinto le minacce, interne ed esterne”. Il Dipartimento si trova “in prima linea di questa lotta” per difendere gli interessi della Chiesa russa, la struttura e l’ordine canonico, grazie anche al sacrificio e alla “professionalità elevata” dei suoi collaboratori.

Lo stesso Antonij promette che per i primi tempi del suo mandato “assorbirà come una spugna” le grandi qualità dello staff che è chiamato a guidare: “Avrò bisogno dei vostri consigli” per cercare di adempiere ai grandi impegni “che il nostro primate ha voluto caricare sulle mie spalle”. Il vice presidente dell’Ovcs, il protoierej Nikolaj Balashov, ha espresso il sostegno di tutto il gruppo dei collaboratori, per “continuare ad accrescere la gloria e l’onore di questo che è il più antico degli organi sinodali, sempre guidato da personalità eccezionali, uomini brillanti e illustri, ognuno dei quali ha sempre lasciato una traccia importante nella storia della nostra Chiesa”.

L’incontro si è concluso elevando preghiere ai “santi difensori della fede ortodossa”, da Marco di Efeso (che ha rifiutato l’Unione di Firenze del 1439) al principe Daniil di Mosca, il figlio di Aleksandr Nevskij che ha dato origine alla storia della “Terza Roma” moscovita. Invocazione anche per  tutti i santi della Terra Russa che “ci sostengono con le loro preghiere e intercessioni per la difesa dei diritti e degli interessi della nostra Chiesa, della sua dignità e delle sue possibilità di svolgere un servizio incontrastato per la salvezza del genere umano, come ci è stato affidato da Nostro Signore Gesù Cristo”, ha concluso il metropolita Antonij.

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